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L’indipendentista catalano Puigdemont potrà tornare in Spagna dopo 9 anni: la Corte suprema ha revocato l’ordine di arresto

Il giudice Pablo Llarena ha revocato il mandato contro l'ex presidente catalano e gli ex ministri Toni Comín e Lluís Puig, che fuggirono in Belgio dopo aver organizzato il referendum per l'indipendenza della Catalogna
L’indipendentista catalano Puigdemont potrà tornare in Spagna dopo 9 anni: la Corte suprema ha revocato l’ordine di arresto
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Carles Puigdemont, il leader indipendentista catalano, potrà tornare in Spagna dopo 9 anni trascorsi all’estero in “esilio”. Il giudice del Tribunale supremo, Pablo Llarena, ha revocato oggi il mandato d’arresto che aveva costretto il presidente del partito Junts per Catalunya a nascondersi a Waterloo, in Belgio. Puigdemont, da presidente della Catalogna, organizzò il contestato e illegale referendum d’indipendenza dell’ottobre 2017 e, per non essere arrestato della Guardia Civil, si diede alla fuga. Oggi, con sette voti contro cinque, il Tribunale costituzionale ha stabilito che l’amnistia, decisa dal governo Sánchez, copre anche la malversazione di fondi pubblici, l’ultimo reato che teneva i leader indipendentisti catalani lontani dal Paese. Il mandato è caduto anche per gli ex consiglieri Toni Comín e Lluís Puig, anche se non c’è ancora una data per il rientro.

Il referendum fu condotto senza l’autorizzazione del governo spagnolo, che l’ha sempre considerato un attacco alla Costituzione. L’amnistia era stata decisa nel 2023 dal governo di Pedro Sánchez come parte del patto con cui il primo ministro si era assicurato il sostegno del partito di Puigdemont, Junts per Catalunya. Nel 2024 però la Corte Suprema spagnola aveva negato la sua applicazione ai casi di malversazione, quindi su Puigdemont continuava a pendere il mandato di cattura. Da oggi, invece, l’ex presidente del partito nazionalista catalano di centrodestra – i Junts che hanno votato contro i due decreti per la crisi abitativa determinando la caduta del governo di Pedro Sanchez – è libero di tornare in Spagna senza correre il rischio di essere arrestato.

La decisione della Corte Costituzionale spagnola di ordinare alla Corte Suprema di concedere l’amnistia ai leader del movimento indipendentista fa scattare un “fattore Puigdemont” e in generale un fattore Catalogna per le elezioni del 29 novembre. Mancano ancora dei passaggi per applicare completamente l’amnistia che annullerà l’interdizione ai pubblici uffici e consentirà ai leader del movimento indipendentista condannati di ricandidarsi o di ricoprire cariche pubbliche. Le pene detentive, a cui erano stati condannati nella “causa del proces”, andavano dai 9 ai 13 anni e prevedevano chiaramente l’interdizione alle cariche pubbliche per sedizione e appropriazione indebita dei fondi pubblici per la proclamazione di indipendenza da parte del Parlamento catalano nell’ottobre 2017.

Gonzalo Boye, l’avvocato di Puigdemont, ha comunicato che il suo assistito prima di tornare aspetterà che la Corte Suprema convalidi l’amnistia, dopo aver ricevuto la sentenza della Corte costituzionale. In serata, è prevista una conferenza stampa di Puigdemont, che probabilmente si prepara a recuperare il consenso del suo partito. La destra, in questi anni, ha strumentalizzato l’amnistia e la dipendenza del governo Socialista dai voti dei partiti autonomisti e, secondo il Partito Popolare e Vox, questi ultimi sviluppi giudiziari rappresenterebbero l’ennesima concessione agli autonomisti.

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