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Il caldo cancella il confine tra mari: tre pesci del Mar Rosso pronti a “conquistare” il Mediterraneo

Uno studio dell’Università di Tel Aviv individua tre specie considerate particolarmente predisposte a migrare attraverso Suez. Non sono ancora state osservate nel Mediterraneo, ma il riscaldamento delle acque sta cancellando una barriera naturale
Il caldo cancella il confine tra mari: tre pesci del Mar Rosso pronti a “conquistare” il Mediterraneo
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Il mar Mediterraneo orientale sta diventando sempre più simile, almeno dal punto di vista termico, a un mare tropicale. E mentre l’acqua si scalda, cambia anche la geografia della vita marina: specie che fino a pochi decenni fa avrebbero trovato nel Mediterraneo condizioni troppo fredde per sopravvivere possono oggi spingersi sempre più a nord, attraversando il Canale di Suez e conquistando nuovi habitat.

È dentro questo scenario, strettamente legato alla crisi climatica, che arriva uno studio dei ricercatori dell’Università di Tel Aviv, che hanno provato a guardare non soltanto alle specie già arrivate, ma a quelle che potrebbero farlo domani. Attraverso un modello statistico ed ecologico combinato con un’ampia serie di osservazioni subacquee, gli studiosi hanno individuato tre pesci del Mar Rosso considerati particolarmente predisposti a una futura migrazione verso il Mediterraneo: il pesce palla stellato, il pesce capra cinnabro e il carango maculato giallo.

Per ora nessuno dei tre è stato osservato né nel Mediterraneo,né nelle acque del Canale di Suez. È proprio questo, però, il punto centrale della ricerca: provare a riconoscere gli eventuali nuovi invasori prima che compaiano.

Il fenomeno ha già un nome: migrazione lessepsiana, dal nome di Ferdinand de Lesseps, l’ingegnere francese che guidò la costruzione del canale inaugurato nel 1869. Da allora Suez è diventato un corridoio biologico tra due mari che per milioni di anni erano rimasti separati. Ma il passaggio non è stato sempre facile per gli animali provenienti dal Mar Rosso. A lungo, infatti, le temperature relativamente basse del Mediterraneo hanno rappresentato una barriera naturale.

Quella barriera, oggi, si sta assottigliando. Secondo i dati citati nello studio, il Mediterraneo orientale si sta riscaldando a una velocità circa doppia rispetto alla media globale. L’ultimo rapporto dell’Istituto israeliano di ricerca oceanografica indica inoltre un aumento della temperatura dello strato superficiale del Mediterraneo orientale pari a circa 0,12 gradi Celsius all’anno. Un dato che, se confermato e mantenuto nel tempo, descrive una trasformazione rapidissima dell’ambiente marino.

Il problema non è geografico. Quando una specie entra in un ecosistema nuovo, può trovare poche barriere naturali e competere con gli organismi autoctoni per il cibo e lo spazio. In alcuni casi può diventare un vero e proprio invasore, modificando le reti alimentari e la composizione delle comunità marine. Basti pensare al caso del granchio blu e alle dannose conseguenze della sua espansione nell’Adriatico.

È già accaduto lungo le coste israeliane, dove decine di specie provenienti dal Mar Rosso hanno trovato condizioni favorevoli. La nuova ricerca cerca quindi di spostare in avanti il momento dell’intervento: non aspettare che un nuovo pesce tropicale diventi abbondante e inizi a produrre effetti sull’ecosistema, ma provare a capire in anticipo quali specie abbiano maggiori probabilità di arrivare.

Le tre specie individuate non presentano però lo stesso livello di rischio. Due potrebbero avere un impatto significativo sugli ecosistemi marini, mentre il pesce palla stellato rappresenta anche un potenziale problema per la salute umana perché è tossico se ingerito.

Il Mediterraneo non sta semplicemente diventando più caldo. Sta diventando un mare diverso. E il corridoio di Suez, che un tempo permetteva alle specie tropicali di affacciarsi soltanto su un ambiente in gran parte ostile, rischia di trasformarsi sempre più in una porta aperta.

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