Proteste in Francia, 190 studenti feriti: un 15enne perde una mano, un 16enne un occhio. “Repressione brutale della polizia”
Uno studente di 15 anni a Lens, nord della Francia, ha perso la mano per colpa di una granata usata dalla polizia per disperdere la folla. Un compagno 16enne, a Tours, nel centro del Paese, non potrà più vedere da un occhio: si ipotizza che sia stato colpito da un proiettile di gomma lbd. Mentre i ragazzi e le ragazze delle superiori si preparano alla terza mobilitazione nazionale del 6 ottobre, il governo è costretto a diffondere non solo i dati delle scuole chiuse, ma anche quelli degli studenti rimasti feriti durante gli interventi delle forze dell’ordine. “L’unica risposta a questo impegno del tutto legittimo di giovani cittadine e cittadini”, ha denunciato in una nota la Lega dei diritti dell’uomo, “è stata la repressione, con interventi violenti e fermi di polizia di massa, che hanno riguardato anche ragazzi di 14 anni! Denunciamo da diversi anni una gestione dell’ordine pubblico brutale, che non rispetta né la libertà di manifestare né la libertà di espressione”. Secondo l’associazione per i diritti umani “la mobilitazione contro la mancanza di risorse e per poter beneficiare concretamente del diritto all’istruzione deve ricevere una risposta politica e non di polizia”. Perché “questa repressione brutale è contraria ai principi di uno Stato democratico”.
Oggi è stato il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray a diffondere alcuni dati: sono 190 gli studenti feriti dall’inizio delle proteste, avvenuto circa due settimane fa. Ma per l’esponente del governo, nonostante i casi come quello di Lens che ha definito “umanamente drammatico”, il problema rimangono i giovani “facinorosi” che si sposterebbero da una scuola all’altra “per lanciare razzi da mortaio”. Al di là un’allerta sulla violenza della polizia, mentre dall’inizio della protesta sono stati interpellati più di 5mila minori, sono le associazioni per i diritti. La presidente della Ligue des droits de l’homme, intervistata da Rfi, ha parlato di “una deriva generale rispetto allo Stato di diritto”, sostenendo che nel trattamento dei giovani il diritto internazionale venga “completamente calpestato”. A parlare sono le cronache: nella Val-d’Oise, un 14enne è stato gravemente ferito al volto con mandibola fratturata e denti rotti; ad Argenteuil, poco distante, un 16enne è stato ferito a un occhio e denuncia l’uso di un proiettile di gomma; nella Seine-et-Marne, una studentessa di 16 anni è stata colpita a una gamba e ha riportato ematomi e lesioni.
Alla luce di questi fatti, la Ligue des droits de l’homme ha denunciato “con indignazione l’uso indiscriminato di gas lacrimogeni e di armi a letalità ridotta (LBD, granate esplosive), contrari al diritto internazionale: la Francia è l’unico Paese d’Europa a utilizzare queste ultime contro la propria popolazione e, in questo caso, contro i propri ragazzi”. E “le violenze segnalate durante le mobilitazioni degli studenti delle superiori devono destare allarme“. Oltre a questo, “si registra anche un ricorso significativo alle sanzioni pecuniarie forfettarie, utilizzate come strumento per disciplinare i giovani”. La Ligue “chiede che venga fatta piena luce e ricorda che l’uso della forza contro gli studenti delle scuole superiori deve rispondere ai più rigorosi requisiti di adeguatezza, necessità e proporzionalità”. L’associazione per la difesa dei diritti umani ha anche messo in allerta sugli effetti che la repressione può avere sulla mobilitazione: “Una risposta violenta delle forze dell’ordine non può che provocare un’escalation delle tensioni, mettendo di conseguenza in pericolo anche il personale scolastico, cosa che non è accettabile. Ricorda inoltre che, anche quando vengono commessi reati gravi (come violenze contro il personale degli istituti), l’approccio educativo deve prevalere su quello repressivo”. Sotto accusa mettono anche l’ultima circolare del ministro dell’Interno secondo cui “l’uso proporzionato della forza non deve mai inibire l’azione volta a ristabilire l’ordine”. “Questa direttiva”, hanno denunciato, “fornisce una giustificazione inaccettabile a queste violenze della polizia, quando sarebbe stato necessario, al contrario, invitare alla moderazione, soprattutto trattandosi di minori”.
Intanto oggi sono continuate le mobilitazioni, anche se in modalità ridotta in vista della manifestazione nazionale del 6 ottobre. Oggi sono state segnalate “azioni o interventi di disturbo” in 413 istituti, in calo del del 27% rispetto a venerdì scorso. Per il ministero, “questo calo regolare rientra nel contesto del dialogo avviato con gli studenti dalla settimana scorsa, sia a livello locale che nazionale”. Una versione su cui non concordano gli studenti che, invece, hanno chiesto una nuova mobilitazione in attesa che dal ministro dell’Istruzione arrivino “fatti concreti” e non solo annunci.