Acqua giallastra, bidoni agli ospiti dei B&B e turni d’erogazione lunghissimi: ad Agrigento l’emergenza idrica è ormai normalità
Turni di erogazione lunghissimi o inesistenti, guasti alle condotte, acqua giallastra e oleosa fuori dai rubinetti, bidoni d’acqua consegnati a ospiti di strutture alberghiere insieme alle chiavi. Ad Agrigento c’è gente che fatica anche a fare una doccia per la grave emergenza idrica, diventata ormai una routine negli ultimi anni. Il capoluogo di provincia siciliano continua infatti a fare i conti con la crisi in città e nell’hinterland, con l’acqua che resta senza dubbio la principale emergenza. Quello che oggi – come ogni estate – arriva alla ribalta della cronaca nazionale, è in realtà un problema che va avanti da decenni e che per gli agrigentini gestire è diventata ormai normalità. Ad Agrigento e provincia non è utopia vedere gente per strada con bidoni pieni d’acqua, rubinetti secchi e residenti in crisi per un bene essenziale.
Per molte famiglie la gestione dell’acqua è ormai una questione quotidiana. “Ogni goccia deve avere tre o quattro vite”, racconta un’insegnante come riporta Ansa, spiegando come l’acqua venga utilizzata prima per lavare la verdura, poi per le stoviglie e infine per lo scarico del bagno. Un problema che tocca in pieno anche le strutture ricettive, proprio nel pieno della stagione turistica. Alessandra Di Francesco, titolare di una struttura in piazza Pirandello, ha raccontato di avere cancellato prenotazioni per Ferragosto, quantificando il danno in circa mille euro. In un B&B di via Atenea – via principale della città – invece, agli ospiti vengono consegnati bidoni d’acqua insieme alle chiavi delle camere. Motivo per cui sul web e nei vari gruppi social, chi ha prenotato una vacanza nell’agrigentino vuole informarsi per capire bene la situazione idrica prima di partire.
A San Leone – zona balneare frequentatissima da turisti – una perdita riparata appena 20 giorni fa ha provocato nuovamente l’allagamento della strada. Sul lungomare, invece, i residenti hanno segnalato la fuoriuscita di acqua giallastra e oleosa dai rubinetti. “Attendiamo le verifiche dell’Asp prima di provocare allarmismo“, ha detto l’assessore comunale Giuseppe Riccobene.
Alcuni gestori hanno già inviato diffide ad Aica, il gestore del servizio idrico, ipotizzando richieste di risarcimento. A protestare anche Confcommercio. “Aica sta decretando la morte del comparto produttivo“, dice il presidente Francesco Picarella. Aica spiega i disservizi con le condizioni delle infrastrutture, definite vetuste, e con la limitata disponibilità della risorsa. Il gestore rivendica inoltre la distribuzione h24 nelle zone interessate dal rifacimento delle condotte e respinge l’ipotesi di un ritorno alle autobotti non censite, definito un sistema privo di controlli e quindi rischioso per la salute pubblica. Ma in diverse aree della città l’acqua continua ad arrivare a intermittenza (a volte non arriva) e basta un guasto per rendere ancora più complicata una situazione già tragica.
Critiche di Confcommercio a cui Aica ha risposto, sottolineando che le criticità di approvvigionamento segnalate da alcune utenze di via Atenea sono state risolte. A Sciacca, spiega l’Azienda idrica comuni agrigentini, il sistema estivo è stato sostenuto dalla collaborazione di operatori privati del trasporto idrico adeguatisi alle norme. Ad Agrigento, invece, alcuni operatori avrebbero interrotto il servizio anziché adeguarsi alle regole su controlli e tracciabilità. “Un approvvigionamento affidato a modelli privi di un quadro regolato e verificabile non è una soluzione, ma un rischio per la salute pubblica”, afferma Aica.
A Ravanusa – Comune in provincia di Agrigento – invece il caso più significativo: con la città senz’acqua da 20 giorni, il 7 agosto il sindaco Salvatore Pitrola è stato iscritto nel registro degli indagati per commercio di sostanze alimentari nocive per aver fornito acqua per usi non potabili alla cittadinanza nel pieno dell’emergenza, attivando il pozzo Cianciaramito. Ordinanza che, ricevuto l’avviso di garanzia, Pitrola ha revocato. Contestualmente, i carabinieri hanno eseguito il sequestro dell’impianto. “Ho la serenità d’animo di chi ha cercato di rispondere al grido di dolore della propria comunità”, aveva commentato, rivendicando la natura sociale di un provvedimento volto a tutelare il “diritto fondamentale all’acqua”.
Il caso Maddalusa
Poi c’è l’assurdo caso di Maddalusa, quartiere balneare di Agrigento parzialmente abusivo, da 103 giorni senz’acqua. I rubinetti sono rimasti a secco quando è cessato, lo scorso 9 maggio, lo stato d’emergenza idrica in Sicilia proclamato nel 2024. Da allora gli abitanti delle case abusive e insanabili, perché realizzate 40 anni fa nella zona “A” del Parco archeologico Valle dei Templi, area che è ad inedificabilità assoluta, non hanno più potuto usufruire del servizio di autobotti. Le case non in regola dal punto di vista urbanistico non possono fare un contratto con l’ente gestore del servizio e senza un contratto non possono ricevere il servizio sostitutivo.
Motivo per cui di notte – così come avviene ormai da oltre 3 mesi – tantissime persone arrivano alla fontana pubblica Bonamorone per riempire i bidoni. A Ferragosto, alla fontana c’erano una cinquantina di persone in fila sotto il sole, – riporta Ansa – con il ventaglio in una mano e il bidone nell’altra, in attesa del proprio turno.