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“La Lega al governo ha danneggiato il Nord. I veri militanti ora traggano le loro conclusioni”: l’ex ministro Castelli contro Salvini

L'ex esponente del Carroccio, oggi alla guida del Partito popolare del Nord, accusa il vicepremier di aver partecipato a un esecutivo che in questi anni "ha fatto crescere il Mezzogiorno più del Settentrione"
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“È giunta ora che i veri leghisti prendano coscienza di cosa sia diventato il partito Salvini Premier e traggano le conclusioni”. I malumori nei confronti del leader della Lega, Matteo Salvini, valicano i confini del suo partito. Dopo il governatore lombardo, Attilio Fontana, – che ha lanciato l’assalto dei leghisti del nord contro la segreteria del Carroccio, chiedendo di rivedere l’assetto del partito e non escludendo un possibile passo indietro del vicepremier – anche Roberto Castelli mette nel mirino Salvini. L’ex ministro ed ex esponente della Lega, oggi alla guida del Partito popolare del Nord, accusa il ministro dei Trasporti di non aver difeso gli interessi del Nord: “La forte critica che il mio partito fa a Salvini e alla Lega non è legata a un partito preso né a desiderio di affermazione elettorale, bensì al dato di fatto che adesso sta arrivando agli occhi di tutti: in questi quattro anni di governo di cui la Lega ha fatto parte, essa ha danneggiato il Nord”.

Castelli parte dall’andamento del Pil, sottolineando che dal 2022 il Mezzogiorno è cresciuto più del Settentrione. Una dinamica che, secondo l’ex ministro, sarebbe stata favorita dalle “fortissime iniezioni di denaro” e dalle politiche finanziarie e infrastrutturali adottate dal governo, a partire dal Pnrr e dalla Zes unica per il Mezzogiorno. Nel mirino finisce soprattutto la politica infrastrutturale del ministro Salvini. Castelli richiama un rapporto della Camera sullo stato di attuazione delle infrastrutture strategiche, sostenendo che per le 15 maggiori opere siano destinati “quasi 62 miliardi per il Sud, poco più di 50 per il Nord”, mentre il Centro sarebbe “la Cenerentola della situazione”.

L’ex ministro punta il dito anche sulla presenza leghista ai vertici delle strutture che governano le politiche infrastrutturali, citando il viceministro Edoardo Rixi e Alessandro Morelli al Cipess (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile). “Di fatto la Lega occupa manu militari tutto il ministero delle Infrastrutture”, sostiene Castelli, che cita anche il Ponte sullo Stretto come “cavallo di battaglia di Salvini”. A pagare questa politica, secondo il leader del Partito Popolare del Nord, sarebbero proprio le regioni settentrionali attraverso il residuo fiscale. “Qui c’è la dimostrazione plastica che la politica che la Lega ha fatto in questo governo non soltanto non ha aiutato il Nord ma l’ha danneggiato pesantemente”, conclude.

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