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Schlein indica un congresso e dia la linea sull’Ucraina: il Pd non può essere ostaggio dei riformisti

Meglio perdere pezzi, persino le elezioni, ma non la fedeltà alla Costituzione
Schlein indica un congresso e dia la linea sull’Ucraina: il Pd non può essere ostaggio dei riformisti
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di Roberto Celante

Gli svizzeri sono stati chiamati al voto sul referendum costituzionale per irrigidire ulteriormente la neutralità dello Stato, ma ha vinto il No con il 70%. Se fa specie che la destra elvetica abbia spinto per inasprire un principio secolare della Costituzione, che peraltro aveva retto a due Guerre Mondiali e alla Guerra Fredda, è ancora più assurdo che, invece, in Italia, una maggioranza trasversale dei partiti si incaponisca nel perseverare con la violazione dell’art. 11 della nostra Carta.

Poiché “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, l’Italia non dovrebbe mai fornire armi a nessuno, a prescindere da chi sia l’aggressore e chi l’aggredito. La Repubblica nacque tra le macerie di una guerra devastante, con l’Italia che aveva avuto il ruolo dell’aggressore: i Padri Costituenti vollero scongiurare il rischio che ciò potesse ripetersi ed anche evitare che il Paese si esponesse a rappresaglie, per fornire armi a Stati belligeranti. In sostanza, vollero essere sicuri di evitare che il popolo potesse rivivere l’esperienza della guerra, a causa di condotte sconsiderate dei propri governanti: per questo scrissero l’art. 11 Cost., lasciando intendere che la via diplomatica fosse l’unica opzione mediante la quale valesse la pena spendersi per risolvere i conflitti.

L’Italia di oggi, invece, come si comporta? Da quattro anni stiamo sostenendo lo sforzo bellico di un Paese straniero, aggirando il principio di ripudio della guerra, sancito dall’art. 11 Cost. Questa è la realtà nuda e cruda. L’obiezione classica guarda alla genesi del conflitto russo-ucraino e alla tutela dell’autodeterminazione del Paese aggredito. Si potrebbe disquisire, allora, su cosa dovremmo intendere per autodeterminazione e di chi, visto che il Donbass ha cercato invano l’autonomia dall’Ucraina dal 2014 e quindi quella popolazione è contesa contro la propria volontà da due Stati. La realtà, quindi, è che nessuno dei due Paesi che si fronteggiano sanguinosamente si trova al 100% dalla parte della ragione.

Il vero problema è che, dall’inizio della guerra, né in Italia, né in Europa, si è mai tentata la via del negoziato. Anzi, si è sempre dimostrata aperta ostilità verso la Russia, con sanzioni economiche, armando l’Ucraina e riconoscendole lo status di Paese candidato all’ingresso nell’UE, cioè andando nella direzione diametralmente opposta a quella che avrebbe potuto e dovuto essere la posizione comune europea: offrire mediazione in un negoziato di pace.

Una prospettiva, questa, che non è minimamente considerata un’opzione, né in Commissione europea, né nelle cancellerie. In Italia, non è posizione unanimemente condivisa nemmeno nel Campo largo, o meglio: nemmeno nello stesso partito, poiché attualmente il PD si accinge a presentarsi al tavolo della contrattazione con gli alleati per il programma elettorale 2027, nell’assurda posizione di ostaggio della corrente riformista minoritaria, secondo la quale il sostegno all’Ucraina “non è trattabile”.

In tale contesto, le dichiarazioni di Schlein, che ostenta ottimismo circa la possibilità di arrivare a una sintesi tra posizioni inconciliabili, dimostrano che il suo partito è privo di una guida autorevole: dovrebbe indire un congresso, mettere ai voti le due mozioni e andare alla conta. Se la posizione bellicista perde, si espellano dal partito tutti quelli che l’hanno votata, per loro incompatibilità con l’art. 11 Cost.; se vince, tutti i perdenti strappino volentieri la tessera di un partito nato democratico e diventato guerrafondaio. Perché può esserci mediazione su qualsiasi linea politica, ma non sulle questioni di principio. Meglio perdere pezzi, persino le elezioni, ma non la fedeltà alla Costituzione. Altrimenti, con quale faccia si vorrebbe pretendere di combattere la prossima riforma costituzionale della destra?

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