Ritrovati dopo oltre 30 anni i corpi di due alpinisti scomparsi in Svizzera: scoperti “grazie” allo scioglimento del ghiacciaio
Lo scioglimento dei ghiacciai causato dalla crisi climatica ha portato alla scoperta dei resti di due alpinisti scomparsi nel 1992 nella regione del Weissmies, nella Svizzera meridionale. Si tratta di due uomini provenienti dal Belgio, che all’epoca avevano 39 e 41 anni. I corpi sono stati rinvenuti il 26 luglio scorso da un escursionista sul ghiacciaio del Trift, vicino al confine con l’Italia.
L’identificazione è avvenuta all’Istituto di medicina legale dell’ospedale di Sion grazie all’analisi del Dna. “Un confronto diretto dei profili del Dna ha formalmente stabilito che si tratta di due alpinisti scomparsi nella regione delle Weissmies nel 1992″, si legge nel comunicato della polizia regionale del cantone Vallese.
Le autorità svizzere dal 1925 tengono un elenco di persone scomparse, principalmente in alta montagna e lungo i fiumi. La crisi legata al surriscaldamento globale ha accelerato drasticamente lo scioglimento dei ghiacciai. Tra gli effetti anche la scoperta di alpinisti dati finora per dispersi. Già l’anno scorso, le ossa di un alpinista svizzero scomparso nel 1994 sono state ritrovate su un ghiacciaio dell’Ober Gabelhorn, sempre nel Vallese.
Come noto il ritrovamento di persone scomparse è solo una, e sicuramente non la più grave, delle conseguenze che comporta il ritiro dei ghiacciai. I ghiacciai sono serbatoi idrici e barriere geologiche fondamentali per l’ecosistema. La loro scomparsa impatta su sistemi naturali ed economici con l’innalzamento del livello degli oceani e la possibilità che alcune aree continentali vengano sommerse, frane e dissesti montani, riduzione della biodiversità e lo stravolgimento delle condizioni meteo.