Calderone e "il Paese delle opportunità": "Dinamiche lavorative vicine allo sfruttamento" - 4/4
Calderone e “il Paese delle opportunità”: “Dinamiche lavorative vicine allo sfruttamento”
Massimo Poletti – Mia moglie lavora in un ristorante come aiuto cucina, 75 ore la settimana, per 1400 euro al mese. Non è schiavismo questo? Nel settembre dello scorso anno ho fatto denuncia all’Ispettorato del Lavoro territorialmente competente. Dopo circa 11 mesi non ho ancora avuto risposta.
Luca Filippi – Ho lasciato l’Italia nel 2008 per necessità: a quarant’anni, dopo aver perso l’impiego, venivo considerato troppo grande o eccessivamente qualificato dal mercato del lavoro italiano. Da allora ho lavorato in tutta Europa, maturando significative esperienze in diverse multinazionali. Oggi ho raggiunto la piena maturità professionale e una stabilità economica che mi accompagna verso la pensione. Anche i miei figli vivono all’estero e non intendono rientrare in Italia. Hanno vissuto in prima persona dinamiche lavorative al limite dello sfruttamento, in un sistema privo di meritocrazia dove le speranze dei giovani talenti si scontrano puntualmente con un mercato del lavoro che tende a ignorarli.
Andrea Del Borrello – Ogni giorno vivo sulla mia pelle cosa significa lavorare in proprio in Italia. La realtà è anni luce lontana dalla narrazione idilliaca della ministra Calderone. La verità è che noi partite Iva siamo lasciati completamente soli a tenere in piedi buona parte del Paese, affrontando ostacoli assurdi. Si potrebbe iniziare parlando delle zero tutele: nella mia quotidianità, se mi fermo per un problema di salute o un infortunio, smetto semplicemente di guadagnare. Non abbiamo paracadute, né uno scudo sanitario o sociale dignitoso; per non parlare poi del salasso fiscale per il quale gestire un’attività e pianificare il futuro è diventato un percorso a ostacoli quasi insostenibile. Altra nota dolente e frustrante poi è la narrazione tossica che subiamo, venendo puntualmente colpevolizzati e descritti in blocco come i “soliti evasori”, usati come capro espiatorio per coprire le inefficienze dello Stato. Concludo dicendo che per me, come per tanti altri, aprire la partita Iva non è stata una scelta dettata da chissà quali opportunità, ma l’unica strada rimasta per costruirsi un lavoro in un mercato dipendente che offre solo precarietà o stipendi da fame.