Calderone e "il Paese delle opportunità": "A Berlino guadagno cifre impensabili per un insegnante italiano" - 2/4
Calderone e “il Paese delle opportunità”: “A Berlino guadagno cifre impensabili per un insegnante italiano”
Gianni – Mio figlio si laurea in giurisprudenza nel 2014, praticantato in Avvocatura, stipendio? Zero euro. Poi un’esperienza presso uno studio legale: 300 euro mensili, non sempre puntualmente pagati. Deluso si mette alla ricerca di un lavoro. Fino al 2022 gli offrono solo contratti a tempo determinato, in somministrazione e sostituzioni di maternità. Nel 2023 arriva il tanto sospirato contratto di lavoro a tempo indeterminato e compra casa con mutuo. Ma arriva la beffa, l’azienda trasferisce alcuni servizi, tra cui il suo, in un altro Paese e lui viene licenziato con giustificato motivo oggettivo. Ora è alla ricerca di un posto di lavoro, le poche offerte ricevute arrivano da contratti in somministrazione con stipendi da fame. Per quale motivo dovrebbe rimanere qui?
Giuseppe Quatrini – Sono un padre tra i tanti che ha un figlio emigrato in Olanda, scappato per trovare un vero lavoro, una vera retribuzione e il vero riconoscimento della sua professionalità. In Italia dopo aver conseguito la laurea, gli sono stati offerti stage gratuiti e contratti a tempo determinato, mai trasformati in indeterminato. Altro che le vostre dichiarazioni roboanti, prive di ogni aderenza alla realtà. Ma si sa che queste sue dichiarazioni fanno il paio con tutte le mancate promesse che avevate fatto agli italiani in questi quattro anni.
Andrea Carboni – Ho conseguito due lauree in Italia ma, nonostante gli studi, per anni non sono riuscito a trovare un lavoro stabile e dignitoso. A quasi quarant’anni vivevo ancora di supplenze nelle scuole medie, senza alcuna prospettiva concreta di ottenere un posto fisso. A quel punto ho preso una decisione che non è stata semplice. Ho lasciato la mia casa di proprietà, gli amici e la mia vita in Italia per trasferirmi in Germania, senza alcuna certezza sul futuro. L’unica cosa che avevo era la conoscenza della lingua tedesca. A maggio mi sono candidato come insegnante presso il Senato di Berlino. Ad agosto avevo già firmato un contratto a tempo indeterminato come dipendente pubblico. Successivamente ho dovuto affrontare un lungo percorso di formazione e affrontare l’esame di Stato. È stato un percorso impegnativo, ma ne è valsa la pena. Oggi sono insegnante a Berlino e guadagno cifre impensabili per un insegnante italiano (per non parlare della pensione e assistenza sanitaria riservate alla nostra categoria). Non sono partito per curiosità o per fare un’esperienza all’estero: sono partito perché in Italia, nonostante due lauree e tanta voglia di lavorare, non riuscivo a costruirmi una vita.