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Tetto agli stranieri a scuola, Vannacci approva. I presidi a Meloni: “Se sono la maggioranza nel quartiere, li cacciamo?”

Le opposizioni  accusano la premier di inseguire Futuro Nazionale. La capogruppo di Avs Luana Zanella ricorda che esistono classi che senza gli stranieri non riuscirebbero a formarsi
Tetto agli stranieri a scuola, Vannacci approva. I presidi a Meloni: “Se sono la maggioranza nel quartiere, li cacciamo?”
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Il tetto agli studenti stranieri nelle classi annunciato da Giorgia Meloni divide la politica, mentre dai presidi arriva un bagno di realtà sulla possibilità di applicarlo. “In termini didattici la questione è fondata e condivisibile, ma è difficile trovare una soluzione tecnica”, spiega all’Ansa Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi (Anp). Il problema è innanzitutto territoriale: “La scuola deve prendere le iscrizioni dei ragazzi del quartiere, soprattutto per le scuole di infanzia e per la primaria. Se in quella zona è maggioritaria la presenza di stranieri, che facciamo? Li mandiamo via?”. È proprio per questo, sostiene Giannelli, che la circolare che prevede un tetto del 30% “non ha potuto trovare applicazione”.

“Una circolare è come una raccomandazione, non ha il valore cogente di una legge”, osserva il presidente dell’Anp: “Se ci sarà una legge vedremo come fare”, ma “finora la soluzione tecnica non è stata trovata”. Anche perché la questione “sta nella composizione dei quartieri, andrebbe affrontata”, avverte. Cita Prato, dove in alcune zone la maggioranza delle famiglie e degli studenti è cinese. Sul divieto di burqa e niqab, invece, un provvedimento vero e proprio non c’è. Ma la legge 152/1975 già vieta, nei luoghi pubblici o aperti al pubblico, di rendere difficoltoso il riconoscimento della persona senza giustificato motivo: è questa la norma generale sulla riconoscibilità del volto. Il presidente dei presidi condivide il principio: “In classe non devono esserci segni distintivi”. Quanto all’obbligo per i genitori degli studenti stranieri con gravi problemi di inserimento di imparare l’italiano, ricorda che “la scuola si occupa degli studenti”, mentre per gli adulti esistono strutture diverse: per organizzare nuovi interventi, comunque, “servono risorse”.

Dall’opposizione arrivano invece critiche durissime. Per la capogruppo di Avs Luana Zanella sono “ancora muri e divieti, spesso insensati”, anche perché esistono classi che senza gli studenti stranieri non riuscirebbero nemmeno a formarsi: “Così ci porta al caos”. Anche la deputata Elisabetta Piccolotti ricorda che il limite massimo del 30% è già previsto dalla circolare dell’allora ministra Mariastella Gelmini, ma viene derogato proprio per ragioni legate al tipo di contesto in cui si trovano le scuole. La proposta di Avs è invece ridurre a 20 il numero massimo degli studenti per classe, così da consentire percorsi più individualizzati. Piccolotti critica anche il divieto di burqa, accusando il governo di conoscere “solo la lingua inutile dei divieti”. Il deputato Pd Marco Simiani boccia il tetto e chiede invece più insegnanti, corsi di italiano, mediatori e sostegno alle famiglie.

Sulla stessa linea il parlamentare Avs e co-portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli, secondo cui mettere gli studenti stranieri “in quota” non risolve il problema dell’integrazione. Il vicepresidente di Italia Viva Enrico Borghi accusa invece Meloni di rincorrere Roberto Vannacci, mentre Luigi Incarnato, presidente di Avanti Psi, pone la questione dell’accesso alla scuola: “Che significa un tetto per i bambini stranieri nelle scuole? Che gli altri non possono entrare?”. Roberto Vannacci, dal canto suo, abbraccia senza riserve gli annunci di Meloni. Il leader di Futuro nazionale si dice “assolutamente d’accordo” con il divieto di burqa, che però “sarebbe dovuto arrivare anni fa”, e chiede di limitare anche gli studenti stranieri: “Altrimenti non siamo più nella classe italiana, siamo in una classe straniera”.

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