Ti ricordi… quando Ronaldo fu vicinissimo alla Juventus e poi alla Lazio. Poi Moratti decise di portarlo all’Inter
Ronaldo il Fenomeno con Beppe Signori e Gigi Casiraghi, a emozionare il pubblico biancoceleste dell’Olimpico. O con Alex Del Piero e Zizou Zidane in bianconero, a Torino. Il mercato è fatto di sliding doors e quelle di trent’anni fa vedevano al centro quel ragazzino brasiliano che già faceva impazzire tutti. Soprattutto Massimo Moratti, che col Psv, squadra che l’aveva preso dal Cruzeiro a neppure 18 anni, aveva un’opzione per portarlo all’Inter. Gli olandesi chiedono tanto, tra i 35 e i 40 miliardi, ma Ronaldo dopo una prima stagione sfavillante da quasi 40 gol, si fa male al ginocchio: spendere tutti quei soldi per un giovane col dubbio della sua integrità fisica è un rischio, anche per un presidente tifosissimo della sua squadra e innamorato dei campioni come Moratti. Perciò nell’estate del 1996 prova a inserirsi la Juve con Moggi: i bianconeri vengono dalla vittoria della Champions ma la dirigenza ha capito che c’è bisogno di cambiare tanto, in particolare in attacco dove salutano Vialli e Ravanelli.
Ronaldo piace tanto, in particolare all’avvocato Agnelli, e Moggi cerca di accontentarlo incontrando l’agente del brasiliano, Brachini e imbastendo una trattativa. Gli ostacoli sono tanti, però, a partire dal prezzo, ritenuto troppo alto per un ragazzo di neppure vent’anni, ai diritti d’immagine al centro di un contenzioso. “Ronaldo è un bel sogno, ma i sogni a volte costano troppo. Ci accontenteremo dei nostri talenti”, dirà l’avvocato Agnelli, con la Juve che in quella sessione comprò Vieri, Zidane e Boksic, giusto per accontentarsi. A spiazzare tutti ci pensa il Barcellona: mentre in Italia si sfogliava il pallottoliere e si ponderavano i rischi di bilancio, i catalani non persero tempo in diplomazie.
Il vicepresidente blaugrana Joan Gaspart volò direttamente oltreoceano, piombando nel ritiro della Seleção impegnata nella preparazione olimpica. La leggenda narra di un travestimento da cameriere per eludere la sicurezza dell’hotel e consegnare la penna nelle mani del ragazzo. Rompendo ogni indugio, il Barça versò interamente i 40 miliardi della clausola rescissoria, garantendo alle commissioni degli agenti la via libera. Per la Serie A fu una doccia fredda: il Fenomeno sceglieva la Catalogna, lasciando a Torino e Milano solo l’amaro in bocca per ciò che avrebbe potuto essere. Ma le sliding doors del mercato sono solite riaprirsi quando meno te lo aspetti. Trascorre meno di un anno, scandalosamente costellato da 47 reti in 49 partite con la maglia blaugrana, e la rottura tra Ronaldo e la dirigenza del Barcellona sul rinnovo contrattuale diventa insanabile. È la primavera del 1997 e questa volta a muoversi per prima, con un’audacia quasi spavalda, è la Lazio di Sergio Cragnotti.
Il patron biancoceleste vuole fare del brasiliano l’icona globale del suo club e del gruppo Cirio. Sul piatto mette una cifra da capogiro: oltre 6 miliardi di lire a stagione più la gestione totale dei diritti d’immagine. In Spagna, la testata Marca arriva a sbilanciarsi in prima pagina, definendo l’accordo in dirittura d’arrivo e raccontando di un Ronaldo pronto a salutare Bobby Robson per trasferirsi nella Capitale. “Ci abbiamo provato con tutte le nostre forze, la Lazio non ha paura di sognare in grande”, filtrerà dagli ambienti romani durante quelle settimane di febbre pura.
Il destino, tuttavia, aveva già scritto la trama di questa storia, e il finale apparteneva a un solo uomo. Massimo Moratti, che non aveva mai perdonato a se stesso la prudenza dell’estate precedente e vedeva ancora il fantasma di quel rimpianto librarsi su San Siro, sferrò la zampata definitiva. Senza concedere spazio a trattative o rilanci laziali, il presidente nerazzurro rilevò la nuova clausola da 48 miliardi direttamente dagli uffici della Liga e presentò al calciatore un progetto cucito su misura. Alla fine, tra tutte le combinazioni possibili e i destini sfiorati, quella porta girevole si aprì al piano nerazzurro. Non a Roma tra l’entusiasmo di Signori e Casiraghi, né a Torino a far coppia con Del Piero e Zidane. La storia scelse Milano e premiò l’amore e la passione di Moratti, a conti fatti forse non abbastanza però.