Il Corinthians di Tite perde 2-0 in Colombia con il Deportes Tolima ed esce malamente dalla Copa Libertadores. Dal campo si allontana molto deluso il capitano dei brasiliani, non è riuscito a segnare. Ha giocato come il resto dei compagni una gara scialba. Il 3 febbraio 2011, esattamente dieci anni fa, il Fenomeno Ronaldo gioca la sua ultima partita ufficiale con un club. Qualche giorno dopo, è San Valentino anche in Brasile, in conferenza stampa dà a 34 anni l’addio al calcio. Quello che poteva diventare il più forte calciatore di tutti i tempi dice basta a causa di problemi fisici che ormai da tempo lo limitano troppo. Ronaldo ha le lacrime agli occhi, nei giorni precedenti è stato anche contestato dai tifosi del Corinthians. “Mi dispiace, non ce la faccio più. Il calcio mi ha dato tutto. Ho vissuto momenti splendidi, meravigliosi. Con grandi vittorie e dolorose sconfitte. Sono stati anni di successi, gioie, sacrifici e anche delusioni”.

A luglio la federazione brasiliana gli organizzerà una specie di addio al calcio in una malinconica amichevole tra il Brasile e la Romania, vinta 1-0 dalla Selecao. Ronaldo gioca 15 minuti ormai da ex calciatore. Con la sua Nazionale ha segnato in tutto 62 gol in 98 presenze. Meglio di lui Pelé e successivamente lo sorpasserà Neymar. Giovanissimo, Luis Nazario de Lima è in rosa nel 1994 senza giocare nemmeno un minuto nel Brasile campione del mondo in America. È irriconoscibile in campo nella finale di quattro anni dopo, persa con la Francia, dopo una misteriosa e grave crisi per cui non sarebbe dovuto scendere sul terreno di gioco. Protagonista assoluto e capocannoniere nel 2002 nella Selecao campione del mondo. Convocato nel 2006, mai preso in considerazione da Dunga nel 2010 quando è già al Corinthians e si sta comportando bene. Proprio con la maglia del Timao è il suo ultimo gol ufficiale nel novembre del 2010, su rigore contro il Cruzeiro.

Per talento e per quanto è riuscito a dimostrare in un arco di tempo purtroppo troppo breve, Ronaldo sarebbe potuto diventare con Maradona e Pelé il più grande di ogni epoca. Invece a causa di tanti gravi infortuni e una volontà sicuramente inferiore ai mezzi verrà probabilmente messo al di sotto anche di quel Cristiano che inizialmente sembrava avergli usurpato il nome. Ronaldo nasce in un suburbio di Rio, povero ma non in una favela. Tifoso del Flamengo, viene notato dal club rossonero ma non può permettersi i biglietti per il bus per raggiungere il centro sportivo. Finisce al San Cristovao e poi al Cruzeiro. Esordisce in Nazionale come Ronaldinho perché esiste un difensore chiamato come lui e non va confuso. Nel 1994 lo acquista il Psv Eindhoven, che già si è trovato benone con l’altro brasiliano Romario. La città olandese è fredda e poco carioca, ma Ronaldo si fa notare. Lo prende il Barcellona. Qui fa mettere le mani nei capelli all’esperto allenatore inglese Bobby Robson dopo un gol strepitoso in cui scarta tutti. Non sarà l’unico. Ormai è scoppiata in città e nel mondo la Ronaldomania.

All’Inter Massimo Moratti è diventato presidente nel febbraio 1995, vuole seguire le orme del padre Angelo che negli anni Sessanta ha fatto diventare Grande la squadra nerazzurra. Da subito inizia a seguire a distanza le gesta del velocissimo centravanti che segna sempre. Nel 1997 lo acquista in uno dei più grossi colpi di mercato all time. Inizia una storia d’amore complicata tra l’Inter e Ronaldo, che al primo anno indossa non la usuale 9 ma la numero 10 (successivamente al Real Madrid avrà nel primo fortunato anno la 11). Con l’Inter finisce male. In lacrime il 5 maggio 2002, dopo la sconfitta con la Lazio con cui i nerazzurri perdono inspiegabilmente lo scudetto. Negli ultimi tre anni ha giocato complessivamente 17 gare di campionato. Moratti proseguirà senza il suo pupillo, tenendosi Hector Cuper in panchina. Ronnie quell’estate diventa campione del mondo e va al Real Madrid. Non è più il fenomeno giovanile dopo i gravissimi infortuni patiti, ma il talento gli basta per essere uno dei migliori in assoluto. Quando dopo un’esperienza così così al Milan (ma gol nel derby) decide di andare in Brasile, sembra finalmente firmare con il Flamengo, ma ancora una volta sorprende tutti andando al Corinthians. A dieci anni da quella sfortunata partita di Libertadores, oggi Ronaldo è il presidente del Valladolid, club di bassa classifica in Liga spagnola. Sembra non cavarsela male nemmeno nel mondo degli affari, ma gli innamorati di questo sport non possono che ricordarlo in un’altra versione. Quando a 21 anni era letteralmente immarcabile per chiunque.

Il Fatto di Domani - Ogni sera il punto della giornata con le notizie più importanti pubblicate sul Fatto.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Gasperini, i tifosi della Lazio si passano il suo numero e lo riempiono di messaggi di insulti

next
Articolo Successivo

Stadio Fiorentina, restauro Franchi unica via. Commisso: ‘Non pago’. Giani: ‘Farlo a Campi? Problema viabilità, ma non decidono i privati’

next