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Legge sulla difesa civile non armata: raggiunte le 50mila firme per portarla in Parlamento

"Un traguardo storico" per gli organizzatori. La raccolta prosegue fino al 18 settembre per proporre un'alternativa al riarmo e l’istituzione di un Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta
Legge sulla difesa civile non armata: raggiunte le 50mila firme per portarla in Parlamento
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L’iniziativa “un’altra difesa è possibile” ha superato le 50mila firme e potrà essere portata in Parlamento come proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione di un Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta. Si tratta di un traguardo storico per il movimento per la pace e la nonviolenza: la raccolta delle firme proseguirà fino al 18 settembre per rafforzare ulteriormente la proposta. Le guerre, che negli ultimi anni sono diventate sempre più violente e sempre più vicine all’Europa, hanno reso necessaria una riflessione a riguardo, e l’obiettivo posto nella proposta di legge è quello di smettere di finanziare le guerre e iniziare a preparare la pace con mezzi coerenti.

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa e come mezzo per risolvere le liti con gli altri Stati”: l’art.11 della Costituzione è uno dei dodici principi fondamentali della nostra Carta. Le firme saranno consegnate in Senato nei prossimi giorni per far partire l’iter. La proposta rilancia, per l’appunto, la costruzione di una difesa alternativa, fondata su prevenzione dei conflitti, mediazione, diplomazia dal basso e cooperazione. L’ampio consenso popolare già raggiunto rende più difficile ignorare o accantonare il tema: più alto sarà il numero delle firme, più forte sarà il peso della proposta e il mandato politico.

L’obiettivo dichiarato da Mao Valpiana, Presidente del Movimento Nonviolento e coordinatore della campagna, è quello di “portare sul tavolo della politica e nel dibattito nazionale il tema di un’altra difesa possibile, spostando fondi pubblici dalla preparazione della guerra alla costruzione della pace”. La richiesta sottoscritta da migliaia di cittadini è quella di garantire la pace, ma senza incentivare le misure per il riarmo. Non si tratta, quindi, soltanto di una proposta di legge, ma di un vero e proprio banco di prova politico per il futuro del nostro Paese, anche in vista delle Elezioni del 2027.

La campagna è stata promossa dalla Conferenza Nazionale Enti Servizio Civile, Sbilanciamoci e Rete Italiana Pace Disarmo, in un periodo storico in cui il centro del dibattito è la difesa armata. “La nostra proposta arriva alle Camere prima della tanto annunciata “riforma Crosetto” dello strumento militare nazionale” ricorda Alfio Nicotra, Coordinatore dell’Esecutivo di Rete Italiana Pace Disarmo. Il Dipartimento, che dovrebbe essere istituito presso la Presidenza del Consiglio, vuole perseguire un’unica strategia orientata alla prevenzione, unendo le forze del Servizio Civile universale, della Protezione Civile e dei Corpi Civili di Pace. Un sistema di difesa, degno delle sfide del tempo presente, sarà possibile attraverso l’Istituto di ricerca per la pace e il disarmo, il Fondo nazionale dedicato e il finanziamento del sei per mille dell’IRPEF. La mobilitazione dal basso, che ha visto un’importante accelerazione negli ultimi giorni, chiede risposte concrete alla politica, nel rispetto della nostra Costituzione e al passo con i continui cambiamenti degli equilibri geopolitici.

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