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Ex Ilva, i lavoratori in sciopero occupano la statale dopo lo stop all’area a caldo: “Intervento pubblico per la transizione”

La protesta alla vigilia del tavolo tecnico convocato al ministero delle Imprese. "Garantire tutti i diritti costituzionali"
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I lavoratori dell’ex Ilva di Taranto scioperano otto ore per ogni turno, dopo il decreto della Corte d’Appello di Milano che ha ordinato lo stop dell’area a caldo entro il 28 ottobre e alla vigilia del tavolo tecnico convocato al ministero delle Imprese. Dopo le due ore di assemblea nell’area antistante il consiglio di fabbrica, in cui i coordinatori di Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno spiegato lo stato della vertenza e i motivi della mobilitazione, i lavoratori in corteo – con in testa uno striscione che reca la scritta Embrace the future? Anche per il 20.000 lavoratori Adi As, Ilva As e Appalto? Ambiente, salute, lavoro – hanno raggiunto la statale 100 Bari-Massafra per occupare temporaneamente la strada. “È giunto il tempo di prendere decisioni che restituiscano ai lavoratori e alla città un futuro certo”, garantendo “tutti i diritti costituzionali, dal lavoro, all’ambiente e alla salute senza che alcuni vengano esclusi a discapito di altri”, chiedono le sigle metalmeccaniche. Lo sciopero coinvolge lavoratori di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, Ilva in amministrazione straordinaria e le aziende dell’appalto.

Martedì è previsto il primo dei quattro incontri al ministero, riservato ai sindacati. Il 5 agosto si terrà alle 10 il “Tavolo Taranto” con i soggetti che hanno manifestato interesse a realizzare nuovi investimenti nell’area e alle 12 il tavolo con Confindustria, Federacciai e Federmeccanica. Giovedì 6 agosto è atteso il confronto con le associazioni che rappresentano le imprese dell’indotto. Intanto il gruppo indiano Jindal ha confermato la disponibilità ad acquisire tutti gli impianti nonostante la decisione della Corte d’Appello. I sindacati ribadiscono di aver avanzato tre richieste a palazzo Chigi: misure straordinarie per i lavoratori, continuità occupazionale attraverso “un intervento pubblico“, ritenuto l’unico in grado di garantire “una reale transizione ecologica e sociale“, e una clausola sociale per salvaguardare i dipendenti delle aziende dell’indotto.

“L’iniziativa di mobilitazione parte oggi e non finirà se non arriveranno le risposte da parte del governo”, ha detto il segretario generale della Fiom Cgil Puglia e Taranto Francesco Brigati.
“La condizione che si è determinata a seguito del decreto evidentemente ci pone di fronte a un problema. C’è la questione ambientale ma c’è anche un altro diritto costituzionale che è quello del lavoro”. Il segretario della Fiom pugliese sottolinea quindi la necessità di un intervento dell’esecutivo. “Oggi siamo qui per dire al governo che bisogna trovare tutte le misure straordinarie. Dal 26 luglio del 2012 a oggi non ci sono state risposte”.

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