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Perché i produttori di chip stanno crollando in Borsa nonostante il boom dell’intelligenza artificiale

La domanda continua a correre, ma il timore è che gli enormi investimenti che Microsoft, Meta, Google, Amazon e gli altri hyperscaler stanno destinando alle infrastrutture per l'AI - 800 miliardi quest'anno - possano rivelarsi eccessivi rispetto ai ritorni attesi
Perché i produttori di chip stanno crollando in Borsa nonostante il boom dell’intelligenza artificiale
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Dopo mesi in cui erano stati tra i grandi vincitori della corsa all’intelligenza artificiale, i produttori di semiconduttori sono finiti improvvisamente nel mirino dei mercati. Il crollo è partito dalla Corea del Sud, dove l’indice Kospi è andato a picco per due giorni di fila costringendo oggi l’operatore di borsa sudcoreano a sospendere temporaneamente gli scambi a causa di una forte ondata di vendite sui titoli tecnologici. Che si è poi estesa alle piazze occidentali, con l’indice americano dei semiconduttori in forte calo e il Nasdaq vicino alla correzione tecnica, cioè un ribasso del 10% rispetto ai massimi. La domanda di chip continua a correre, ma il timore è che gli enormi investimenti che Microsoft, Meta, Google, Amazon e gli altri hyperscaler stanno destinando alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale possano rivelarsi eccessivi rispetto ai ritorni attesi.

Il paradosso è che i dati dell’industria sono nel frattempo brillanti. I chip di memoria, diventati essenziali per addestrare e far funzionare i modelli di IA, restano introvabili e i loro prezzi volano. Google e Meta hanno sottoscritto contratti pluriennali per garantirsi forniture fino alla fine del decennio. Secondo molti analisti, nuova capacità produttiva significativa non arriverà prima del 2028. I dubbi riguardano però le vendite di domani: il mercato si chiede se i giganti del cloud continueranno davvero a investire centinaia di miliardi di dollari ogni anno o, a un certo punto, rallenteranno perché i ritorni economici dell’intelligenza artificiale non saranno all’altezza delle aspettative. Secondo Moody’s, i sei principali hyperscaler arriveranno a investire circa 785 miliardi di dollari quest’anno, per avvicinarsi a 1.000 miliardi nel 2027. Il nodo, sottolineano diversi analisti, è che nessuno è ancora in grado di stabilire con certezza quale sarà il rendimento.

Ad alimentare la volatilità hanno contribuito anche due notizie provenienti dalla Cina. La prima è il debutto in Borsa di ChangXin Memory Technologies, principale produttore cinese di memorie Dram (quelle usate nei computer, negli smartphone e nei tablet), che nel primo giorno di contrattazioni ha visto il titolo impennarsi di oltre il 500%, diventando la società di maggior valore della Cina continentale: la capitalizzazione è arrivata nei dintorni dei 500 miliardi di dollari al cambio attuale. La seconda riguarda indiscrezioni secondo cui un’azienda cinese avrebbe iniziato la produzione di macchine per la litografia Duv (Deep Ultraviolet), gli impianti che incidono i circuiti dei chip utilizzando luce ultravioletta profonda, tecnologia finora dominata dall’olandese Asml.

Diversi analisti però sono convinti che entrambe le novità vadano ridimensionate. Matt Bryson, analista di Wedbush intervistato da Fortune, osserva che la Cina utilizza da anni la tecnologia Duv e che il vero vantaggio competitivo resta l’accesso alle più avanzate macchine Extreme Ultraviolet, con luce a 13,5 nanometri, che sono prodotte esclusivamente da ASML e non esportabili verso Pechino. Senza quelle, realizzare i chip di memoria più sofisticati richiede più passaggi produttivi e costi maggiori. Quanto a Cxmt, le sue vendite sono ancora concentrate prevalentemente sul mercato interno cinese.

La correzione rifletterebbe insomma soprattutto un cambio di umore degli investitori. Negli ultimi mesi il mercato aveva premiato i produttori di chip, considerati i principali beneficiari della corsa all’IA. Ora l’attenzione si è spostata sulla sostenibilità di quella corsa. Il banco di prova saranno le indicazioni che arriveranno dalle trimestrali dei grandi clienti dei produttori di chip a partire da quelle di Microsoft e Meta, attese stasera, a cui seguiranno quelle di Apple e Amazon. Da lì emergerà se la corsa ai data center procede come previsto o si intravedono segnali di rallentamento. È a questo che guardano i mercati, più che all’andamento attuale del settore che continua a essere sostenuto da una domanda fortissima.

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