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Il governo pone la fiducia sul decreto giustizia: salta così anche l’emendamento di Fdi sulle intercettazioni

Il presidente del Senato si era detto pronto a dichiarare improponibile la proposta che estende l'utilizzabilità dei nastri, su cui Forza Italia è contraria. Con la fiducia non servirà
Il governo pone la fiducia sul decreto giustizia: salta così anche l’emendamento di Fdi sulle intercettazioni
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Il presidente della Senato Ignazio La Russa era pronto a muoversi in prima persona per disinnescare un nuovo incidente in maggioranza, dichiarando inammissibile l’emendamento di Fdi sulle intercettazioni (che andava incontro alle richieste del procuratore nazionale antimafia Gianni Melillo). Ma non servirà. Il governo, infatti, porrà la questione di fiducia e così salteranno tutti gli emendamenti, non solo quelli presentati dalle opposizioni.

L’esame iniziato martedì, è stato sospeso mercoledì mattina in attesa dei pareri della commissione Bilancio su alcuni emendamenti. Come spiegato dal vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio al termine della riunione dei capigruppo, l’esame del decreto riprenderà giovedì alle 9.30 con la questione di fiducia che il governo ha preannunciato, poi le dichiarazioni di voto e il voto finale. Il decreto va convertito in legge entro l’11 agosto.

All’incontro con la stampa nella tradizionale cerimonia del Ventaglio, Ignazio La Russa aveva dichiarato che sarebbe stato lui muoversi per evitare problemi nella maggioranza: “Anticipo adesso, che al 99,9% quell’emendamento, al di là di come io lo giudichi, debba essere dichiarato non proponibile. E tranne quello 0,1%, che lascio solo per correttezza, così avverrà”, ha dichiarato riferendosi al cosiddetto “emendamento Melillo, presentato da FdI al decreto giustizia e immigrazione per ampliare l’utilizzabilità delle cosiddette “intercettazioni a strascico” (cioè usate in procedimenti diversi da quelle in cui sono state autorizzate) venendo incontro alle richieste del procuratore nazionale antimafia. Una proposta a cui Forza Italia si è opposta da subito annunciando il suo voto contrario. Vista l’impossibilità di trovare un accordo, l’esame del decreto in commissione non è stato completato e il provvedimento è arrivato in Aula senza il mandato al relatore: anche in assemblea però i meloniani hanno ripresentato lo stesso emendamento, a cui se ne sono aggiunti altri simili di Pd e Movimento 5 stelle.

La Russa era pronto a usare i suoi poteri per togliere dal tavolo l’emendamento, giudicandolo improponibile per estraneità all’oggetto del decreto (che contiene soltanto norme organizzative). Parlando ai cronisti, però, il presidente ha negato qualsiasi valore politico della scelta: “Mi sono, come si può dire, adagiato moltissimo sul giudizio tecnico degli uffici. Ho chiesto: “Questo emendamento sulle intercettazioni che grado di inammissibilità, improponibilità ha?”. Mi hanno detto “alto, molto alto, 100% no, ma molto alto. Se vuole fare uno strappo ce lo dice che magari noi vediamo”. No, io non voglio fare nessuno strappo in questa materia, voglio sempre essere in rispettoso del mio ruolo, quindi non è, come ho letto su alcuni giornali, che tolgo le castagne dal fuoco alla maggioranza, anche perché la maggioranza da qui a pochi giorni, se vuole, può riproporre un altro decreto, un altro provvedimento. E ho il sentore che questo possa avvenire”, ha detto.

Non servirà. Il rischio di una nuova spaccatura a poche settimane da quella sulla legge elettorale verrà evitato, almeno in questo caso, con la fiducia.

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