Il mondo FQ

Calderone, expat e salari al palo: questi ministri non sanno di cosa parlano

Nel 2024 sono emigrati 155.000 italiani, dato quasi raddoppiato rispetto alla media degli espatri degli ultimi 20 anni. La domanda da porsi sarebbe: "perché?"
Calderone, expat e salari al palo: questi ministri non sanno di cosa parlano
Icona dei commenti Commenti

di Roberto Celante

L’ultima tragicomica dichiarazione governativa sulla condizione ottimale in cui si troverebbe il Paese porta la firma della ministra del Lavoro Marina Calderone, che ha sostenuto che ai giovani conviene valutare attentamente prima di espatriare, perché l’Italia offre ancora “grandi opportunità” e il nostro sistema del lavoro è “talmente evoluto”, da offrire delle “garanzie che non sono uguali in Europa e conseguentemente nel mondo”. La recente gaffe di Tajani (abbassare al 33% l’aliquota IRPEF già tagliata), depone a favore di Calderone: questi politici non intendono veramente prendersi gioco degli italiani; semplicemente, non sanno di cosa parlano.

Nel 2024 sono emigrati 155.000 italiani, dato quasi raddoppiato rispetto alla media degli espatri degli ultimi 20 anni. La domanda da porsi sarebbe: “perché?”, ma la risposta la conosciamo benissimo. I dati Istat dicono che i precari in Italia sono circa 2,5 milioni e che la disoccupazione cala solo perché aumenta il numero di inattivi, cioè di coloro che hanno rinunciato a cercare un lavoro, che ormai sono circa 800.000 persone all’anno. Chi può giovarsi della stabilità del lavoro, invece, non può automaticamente dire di godere di una condizione di tranquillità economica, perché le retribuzioni medie non sono adeguate al costo della vita, con buona pace dell’art. 36 Cost.

I salari italiani, infatti, crescono la metà rispetto a quelli europei (dati Eurostat, novembre 2025) e, dal 2019 al 2024, sono stati superati dall’inflazione di ben 9 punti (dati INPS, gennaio 2026), mentre l’ultimo rapporto Oxfam (gennaio 2026), avverte che: “Oggi il 5% più ricco delle famiglie italiane è titolare della metà della ricchezza nazionale e in 15 anni ha beneficiato del 91% dell’incremento della ricchezza nazionale, mentre alla metà più povera della popolazione è andato appena il 2,7%” e questo accade in un Paese in cui ci sono 15 milioni di persone che versano in condizioni di povertà assoluta, o relativa.

Come si può intervenire, per invertire la tendenza?

Serve sostituire il “Jobs Act”, con un nuovo Testo Unico del Lavoro, che contenga un nucleo minimo di diritti dei lavoratori (comprese una paga oraria minima e la messa al bando del cottimo) che sia inderogabile in peius da qualsiasi CCNL; che preveda limitazioni alla possibilità di stipulare contratti a termine di qualsiasi durata e li renda fiscalmente onerosi; che introduca un aumento del prelievo fiscale pari alla RAL risparmiata e il divieto di assunzioni per due anni per ogni licenziamento non per giusta causa o per giustificato motivo oggettivo; che parifichi lavoro nero e caporalato al trattamento penale della riduzione in schiavitù; che elimini il contratto a chiamata e riduca l’apprendistato a due anni, per ogni settore economico in cui il candidato si propone. Tutto questo è necessario, ma non sufficiente: servono anche provvedimenti di competenza di altri Ministeri.

Serve una riforma fiscale seria, perché la spesa pubblica è sostenuta principalmente dai percettori di reddito fisso: serve rivedere la tassazione per lavoratori autonomi e imprese, a partire da quelle agricole, senza dimenticare banche e prodotti finanziari, quotati e non. Urge una lotta senza quartiere all’evasione fiscale.

Serve avere il coraggio di rinunciare a cattedrali nel deserto (vedi TAV e Ponte sullo Stretto) e investire su infrastrutture veramente utili ai territori. Serve edilizia residenziale popolare: se non con nuove edificazioni, calmierando i prezzi folli degli affitti (aumentando più che proporzionalmente l’imposizione fiscale sui canoni oltre una certa soglia). Serve una strategia industriale: non può chiamarsi tale la scelta assurda di acquistare il gas dagli USA, né l’insana idea di puntare alla crescita attraverso il riarmo.

Servono, cioè, politiche diametralmente opposte alle intenzioni di questo governo, mentre attendiamo un programma, che l’opposizione non pare avvertire l’urgenza di preparare, in vista delle elezioni. Peggio di così…

Il blog Sostenitore ospita i post scritti dai lettori che hanno deciso di contribuire alla crescita de ilfattoquotidiano.it, sottoscrivendo l’offerta Sostenitore e diventando così parte attiva della nostra community. Tra i post inviati, Peter Gomez e la redazione selezioneranno e pubblicheranno quelli più interessanti. Questo blog nasce da un’idea dei lettori, continuate a renderlo il vostro spazio. Diventare Sostenitore significa anche metterci la faccia, la firma o l’impegno: aderisci alle nostre campagne, pensate perché tu abbia un ruolo attivo! Se vuoi partecipare, al prezzo di “un cappuccino alla settimana” potrai anche seguire in diretta streaming la riunione di redazione del giovedì – mandandoci in tempo reale suggerimenti, notizie e idee – e accedere al Forum riservato dove discutere e interagire con la redazione.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione