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Caso Delmastro: dicono di essere contro la mafia, poi si oppongono al sequestro delle chat tra il deputato Fdi e Caroccia. Conte: “Smettano di dire che si ispirano a Borsellino”

Il centrodestra blocca la richiesta della procura di Roma. I magistrati avevano definito "essenziali" le conversazioni per le indagini sul clan Senese. Protestano i 5 stelle a Palazzo Madama, Aula sospesa
Caso Delmastro: dicono di essere contro la mafia, poi si oppongono al sequestro delle chat tra il deputato Fdi e Caroccia. Conte: “Smettano di dire che si ispirano a Borsellino”
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Dicono di essere contro la mafia e invocano il nome del giudice Paolo Borsellino, poi si schierano contro il sequestro delle chat tra Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia, detenuto dopo una condanna definitiva per intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso. Solo tre giorni fa, ricordando il giudice ucciso nella strage di via d’Amelio, Giorgia Meloni diceva di voler “continuare a percorrere la strada che ci ha indicato in difesa della legalità”. Oggi, come previsto, il centrodestra compatto ha votato No in giunta per le autorizzazioni di Montecitorio alla richiesta della procura di Roma di poter avere accesso alle conversazioni tra l’ex sottosegretario alla Giustizia e il padre della sua ex socia del ristorante Bisteccherie d’Italia. Uno stop che, come paventato dalla magistratura, protegge ancora una volta la politica e renderà più difficili le indagini sugli affari del clan Senese e la criminalità organizzata sul terrtorio. Il caso è scoppiato dopo le rivelazioni de il Fatto quotidiano di marzo scorso che hanno portato alle dimissioni di Delmastro dall’incarico di governo. Ora la pratica passa all’Aula della Camera che il 30 luglio dovrà esprimersi in maniera definitiva e salvo colpi di scena della maggioranza, confermerà il voto della giunta.

La protesta M5s

All’annuncio del voto negativo, i senatori del M5s hanno occupato i banchi del governo al Senato mostrando cartelli con la scritta “Fuori le chat” e la seduta è stata sospesa. Attimi di tensione si sono registrati quando il senatore Fdi Roberto Menia si è avvicinato per strappare uno dei fogli di carta al capogruppo M5s Luca Pirondini. Proprio quest’ultimo, poco prima, aveva preso la parola per contestare la maggioranza: “Per noi oggi i lavori finiscono qui”, ha detto. “Non si può domenica scorsa andare a commemorare Paolo Borsellino e oggi negare che la procura di Roma possa acquisire le chat tra un ex sottosegretario, avvocato della presidente del Consiglio e una persona collegata con la camorra”. Quindi ha accusato direttamente l’esecutivo: “Questo governo sta aiutando la mafia e non si può continuare a lavorare come se nulla fosse. Occupiamo l’aula e i banchi del governo”.

Poco dopo, in un video sui social, è intervenuto anche il leader M5s Giuseppe Conte: “Incredibile, hanno messo lo scudo. E poi blaterano di legalità, di trasparenza“, ha attaccato. “Cosa temono, cosa hanno da nascondere? E’ possibile che arrivino fino al punto di ostacolare le indagine della procura quando c’è di mezzo un clan mafioso? Ci facciano almeno una cortesia: la smettano di parlare di legalità, di trasparenza, la smettano di dire che la loro azione politica si ispira alle idee e al pensiero di Borsellino. Dopo il salvataggio di Santanchè, avete perso un’altra volta la faccia”.

Chat “essenziali” per la procura, non per il centrodestra

Come raccontato da il Fatto quotidiano a inizio luglio, le chat di whatsapp sono considerate “essenziali” dalla Procura di Roma che, in una nota inviata a Montecitorio, aveva sollecitato l’autorizzazione precisando che “gli approfondimenti non riguardano Delmastro che non è indagato”. Nella lettera si alludeva anche al fatto che, una risposta negativa, avrebbe potuto compromettere l’inchiesta sulla criminalità organizzata a Roma: innanzitutto quella in cui Caroccia è accusato insieme alla figlia Miriam dei reati di intestazione fittizia e riciclaggio, con l’aggravante mafiosa di aver utilizzato l’impresa aperta con il parlamentare e altri quattro soci biellesi per agevolare il clan capeggiato da Michele Senese detto “O’ Pazzo”. A rivelare l’esistenza di una chat dal nome “Le 5 Forchette“, composta dai soci della srl (con Caroccia al posto della figlia Miriam) è stata Barbara Tritoni, moglie di Mauro, che è stata sentita come testimone dalla Guardia di finanza. Oltre a questo filone, c’è poi un’altra indagine più ampia sui nuovi affari sul territorio del clan Senese.

Così, se da una parte i magistrati hanno ribadito l’importanza di poter avere accesso a quelle conversazioni, dall’altra il centrodestra sostiene che di non ritenerle necessarie. A scriverlo è stato, meno di una settimana fa, il relatore del dossier in giunta Pietro Pittalis (Fi): “La richiesta non soddisfa, nei termini in cui è stata formulata, i requisiti di necessità, determinatezza, selettività e proporzionalità”, ha argomentato. Addirittura per il forzista la richiesta dei pm, come rivelato da il Fatto quotidiano, risentirebbe di un’impostazione che conferisce all’acquisizione delle chat “una portata sostanzialmente esplorativa (che) la avvicina a una ricerca documentale a strascico”. Ma non solo. A preoccupare anche la presenza di chat con altri fedelissimi piemontesi, consiglieri regionali, entrati nell’affare. “La presenza di consiglieri regionali”, scriveva sempre Pittalis, “rende più delicato il profilo istituzionale dell’acquisizione, poichè l’attività investigativa potrebbe restituire un quadro di relazioni politiche e istituzionali più ampio di quello strettamente necessario all’accertamento delle vicende societarie oggetto del procedimento”.

Pd e Avs: “La destra ostacola la magistratura. Di cosa hanno paura?”

A protestare anche il Pd. “Ancora una volta”, ha detto la capogruppo dem in giunta Antonella Forattini, “la destra usa la propria maggioranza parlamentare per proteggere i suoi e ostacolare il lavoro della magistratura. Il voto è una scelta grave, che rende più difficile l’accertamento della verità. Di cosa hanno paura? Giorgia Meloni richiama spesso Paolo Borsellino e si proclama paladina della legalità. Ma quando le indagini riguardano esponenti del suo partito cambia atteggiamento e alza un muro per proteggerli. È una doppia morale che tradisce proprio l’insegnamento di Borsellino”. Poco dopo è intervenuta anche Avs. “La destra sceglie, ancora una volta, di fare scudo ai propri esponenti negando ai cittadini la trasparenza su una vicenda inquietante”, ha dichiarato Elisabetta Piccolotti. “Il voto della maggioranza in Giunta impedisce così di fare piena luce e alimenta il sospetto che si voglia nascondere la verità. La vicenda del ristorante di Delmastro ha già prodotto gravi danni all’autorevolezza delle istituzioni e di un Ministero, quello della Giustizia, che più di ogni altro dovrebbe essere un palazzo di vetro. Ora siamo all’assurdo di un ex-sottosegretario che di fatto ostacola il lavoro della magistratura”.

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