Per uscire dal declino va invertita la rotta, ma il campo largo (col Pd al centro) non dà alcuna garanzia
Sabato e domenica scorsi ho partecipato, ad Istanbul, a un’importante conferenza di giuristi promossa, tra gli altri, dagli Ordini degli Avvocati di Turchia e Giordania, avente ad oggetto la promozione della giustizia e del rispetto del diritto internazionale per la Palestina.
Tema quantomai attuale e difficile. Gli organismi giudiziari internazionali come la Corte penale internazionale e la stessa Corte internazionale di giustizia, principale organo delle Nazioni Unite addetto alla tutela del diritto internazionale, come pure i Relatori indipendenti come Francesca Albanese e le organizzazioni non governative che raccolgono i dati relativi ai crimini di Israele, sono sotto violento attacco da parte del governo statunitense.
L’Occidente che annega in un mare di fango, sangue ed escrementi rinnega ogni forma di diritto, sia interno che internazionale. Le squadracce di assassini dell’Ice, fortemente volute da Trump, continuano ad uccidere migranti e cittadini statunitensi. Lo stesso Trump, chiaramente sconfitto dall’Iran che aveva aggredito insieme a Netanyahu il 28 febbraio, sembra abbandonare ogni proposito di mediazione per quanto riguarda l’Ucraina, mentre la pessima classe dirigente europea, al soldo della finanza e delle lobby, rilancia il riarmo per far fronte all’inesistente minaccia russa, compiendo così la sua missione storica che è quella di alimentare a dismisura i profitti del complesso militare-industriale, oltre a quelli delle compagnie petrolifere che ci costano le sofferenze e i disastri dovuti al caldo abnorme di questi giorni, destinato ad aumentare ulteriormente nei prossimi anni fino a rendere invivibili l’Italia e l’Europa (altroché la necessità di abituarsi al clima tropicale evocata dallo sprovveduto presidente del Senato La Russa).
Le sacrosante parole di Giuseppe Conte sul fatto che la presunta aggressività della Russia è solo un pretesto sono coperte da una valanga di indegne critiche provenienti da ogni corrente del Partito democratico. Non sono più solo i Calenda e i Fassino a giustificare il riarmo, ma anche i settori vicini alla segretaria Schlein, più che mai confusa e indeterminata, e manifestamente in preda alle pulsioni profonde e incontrollabili di un corpaccione politico in via di putrefazione, la cui unica ragione di continuare ad esistere è attingere a clientelismi locali (il sacco delle città da Milano a Roma), nazionali (il governo bipartisan di Leonardo e degli altri capisaldi dell’industria armamentistica) e internazionali (la totale subalternità alla Nato, a Von der Leyen e a quello che resta del Partito democratico statunitense).
Ció dimostra l’impraticabilità di ogni ipotesi di campo largo a prescindere della presenza o meno di personaggi poco raccomandabili come Renzi e Calenda. Non è infatti minimamente pensabile un progetto alternativo che non abbia al suo centro lo sganciamento immediato dalle politiche guerrafondaie dell’Occidente e la ricerca di una nuova collocazione internazionale dell’Italia che sia consona alla nostra millenaria civiltà e tragga profitto dalla nostra collocazione nel centro del Mediterraneo e dall’esistenza di forti rapporti di cooperazione e complementarità economica con Cina, Russia, Iran, Brasile e altri protagonisti del Sud globale.
Ciò implica anche un completo mutamento del modello di sottosviluppo adottato dalle nostre classi dominanti in conseguenza della loro inadeguatezza intellettuale, del loro opportunismo, bramoso solo di profitti immediati e della loro totale subalternità ai centri mondiali del capitalismo finanziario.
Per uscire dal nostro rovinoso declino, che è parte di quello occidentale ma presenta ulteriori inquietanti dimensioni autoctone, occorre invertire completamente la rotta. Ma nessuna garanzia in questo senso è data da un ipotetico “campo largo” con al centro il Pd, che continuerebbe con ogni evidenza ad essere il servitore sciocco e fedele dei potentati politici, economici, finanziari e militari dell’Occidente, sia nella variante dominante statunitense che in quella subalterna europea.
È d’altronde l’Europa nel suo complesso a essere destinata a un ben gramo e forse catastrofico futuro, tra riarmo e mobilitazione bellica (con la rivolta del popolo ucraino alla leva che costituisce una pallida idea di quello che potrebbe ben presto avvenire su tutto il territorio europeo, Italia compresa), disastro ambientale, svendita delle risorse al capitale internazionale (e qui l’esempio da seguire è quello dell’Albania), compressione delle libertà democratiche con un nuovo feroce maccartismo che colpisca chiunque non si allinei alle folli politiche di lorsignori, l’emergere di una destra brutale per nulla alternativa alle classi dominanti ma basata sul razzismo e la repressione di ogni diversità che si avvia ad essere – con Le Pen, Farage, Vannacci e l’AfD neonazista tedesca – il nuovo faro politico ed ideologico dell’Europa.
A tutto ciò occorre opporre un polo alternativo basato non solo su chiacchiere sulla promozione dei valori costituzionali correttamente intesi. Ciò è urgente e necessario fare con spirito unitario e rigetto di ogni settarismo, narcisismo e minoritarismo, malattie senili e mortali della sinistra, in Italia e altrove.