Il mondo FQ

Ingegnere in Cina. “Qui vivo benissimo, voglio rimanere. Ma conosco vari colleghi italiani che sono rientrati da Usa ed Europa”

Enrico Marsili ha una lunga carriera accademica alle spalle dopo il dottorato a Roma. E consiglia: “Se si hanno ottime capacità tecnico-scientifiche è meglio provare a rimanere nei tanti centri di eccellenza italiani. Il livello nel nostro Paese resta altissimo"
Ingegnere in Cina. “Qui vivo benissimo, voglio rimanere. Ma conosco vari colleghi italiani che sono rientrati da Usa ed Europa”
Icona dei commenti Commenti

“Ho lasciato l’Italia per fare esperienza di lavoro in contesti socioculturali diversi, per il gusto dell’avventura e perché volevo lavorare con un esperto mondiale nel mio settore. Qui in Cina si vive benissimo, la barriera linguistica è ovviamente importante, ma tutto si risolve con un po’ di aiuto da parte di colleghi e amici. Vivo in una piccola città della costa (Ningbo, 5 milioni di abitanti), quindi i ritmi di lavoro sono pacati e sostenibili”, sorride.

Il giorno in cui è arrivato in Usa, di notte e in mezzo alla neve, il suo supervisore gli ha dato le chiavi dell’appartamento e gli ha detto “Welcome to the Usa”. Era il 27 marzo 2003, la prima volta che Enrico lasciava l’Italia. Il dottor Marsili, 52 anni, ha una lunga carriera accademica alle spalle: dottorato in Ingegneria Chimica a Roma, visiting scientist presso il Center for Biofilm Engineering della Montana State University, USA, post-dottorato presso l’Università del Minnesota, assunto come Lecturer presso la Dublin City University (Irlanda). Nel 2012 entra a far parte del nuovo centro di ricerca Singapore Centre for Environmental Life Sciences Engineering, Singapore, in qualità di Principal scientist. Nel 2019 si trasferisce alla Nazarbayev University, Kazakistan, come professore associato presso il Dipartimento di Ingegneria Chimica e dei Materiali. Dal 2022 è professore associato di Ingegneria Chimica presso l’Università di Nottingham, Ningbo, Cina.

I suoi interessi di ricerca ruotano attorno ai biofilm, comunità microbiche micro-strutturate, fortemente eterogenee e non lineari, che giocano un ruolo fondamentale nelle malattie infettive, nelle fermentazioni industriali e nei cicli biogeochimici. “Se si hanno davvero ottime capacità tecnico-scientifiche – spiega il professor Marsili al fatto.it – penso che convenga provare a rimanere nei tanti centri di eccellenza italiani (IIT, HT, Politecnici, Uni Bologna, etc.). Se invece si ritiene di essere persone con capacità medie, allora è meglio tentare la fortuna in un Paese straniero”. I ricercatori sono sempre rispettati, più o meno in tutto il mondo, spiega Enrico. Vivere a contatto con gli studenti è avvincente e si sente il respiro del futuro. Dal punto di vista della ricerca, poi, le università in Cina, ad esempio, sono “molto più differenziate che in Italia”. Poche, le migliori, si focalizzano sulla ricerca fondamentale. Molte, inclusa quella dove lavora Marsili, si dedicano alla ricerca applicata in collaborazione con le industrie locali.

Essere a quasi 20 ore d’aereo di distanza dall’Italia non spaventa, anzi. Viaggiare è parte integrante della vita, risponde Enrico. “Però – continua – mi piace molto godermi la vita in questa provincia cinese, con i suoi paesaggi collinari e i suoi ritmi tranquilli”. Il campus di Ningbo è uno spazio molto grande, lontano dal centro città, con tanti servizi e luoghi di incontro per studenti e ricercatori. Le giornate trascorrono tra incontri con i collaboratori, lettura e scrittura di articoli scientifici, rapide discussioni con i colleghi. Marsili, che presiede tra l’altro il comitato per la biosicurezza dell’università ed è il direttore del corso di dottorato del suo dipartimento, assicura che si lavora a ritmi sostenibili, tra le sette e le otto ore al giorno.

In Cina, inoltre, il rapporto con la burocrazia è meno peggio di quel che si crede: quasi tutto, dalle tasse all’assistenza sanitaria, è digitalizzato, e i rapporti con gli uffici pubblici sono “ridotti al minimo”. Il costo della vita è un po’ più basso che in Italia, quindi si vive abbastanza bene “anche con uno stipendio modesto come quello di un ricercatore universitario”, continua.

“Certo che mi sento italiano, ho il passaporto e ho passato gli anni della formazione in Italia”, risponde Marsili a precisa domanda. “Mi mancano le mie amate montagne (Alpi e Appennino), e alcuni cari amici rimasti in Italia”, spiega. Ci sono molti amici e colleghi, aggiunge Enrico, che recentemente hanno lasciato impieghi molto prestigiosi negli Usa e in Europa per tornare in Italia, spesso usufruendo delle misure per facilitare il rientro: “Penso che i provvedimenti messi in campo negli ultimi anni abbiano funzionato abbastanza bene”. Al contrario – continua – “conosco pochi ricercatori stranieri che hanno scelto l’Italia per stabilirsi, quasi tutti nei politecnici o in altre università di eccellenza”.

La ricerca italiana nei centri di eccellenza, spiega Enrico, funziona benissimo, c’è poco da cambiare. “Però penso che le università di fascia media potrebbero dedicare più attenzione a un insegnamento moderno, in linea con le best practice internazionali. Per quanto riguarda il sistema industriale, invece, mi pare di capire che le PMI siano meno innovative delle grandi imprese, e quindi meno capaci di assorbire laureati con alte competenze. E poi le tasse sono davvero troppo alte”.

Il suo viaggio lungo il mondo, tra Stati Uniti, Asia ed Europa gli è valso il soprannome di Enrico Migrante sui social. Marsili, però, chiude la conversazione con una provocazione. “Non sono pentito di essere andato via, penso sia stata una buona scelta. In ogni caso, il livello dell’università italiana resta altissimo”. Se tutto va bene, Enrico pensa di rimanere in Cina. È lì che si immagina, anche tra dieci anni. “Stiamo aprendo una nuova facoltà di scienze biologiche e avrò un ruolo come coordinatore. E poi temo che, dopo tanto viaggiare, mia moglie e mio figlio non accettino di ricominciare in un altro Paese”.

Sei una italiana o un italiano che ha deciso di andare all’estero per lavoro o per cercare una migliore qualità di vita? Se vuoi segnalaci la tua storia a fattocervelli@gmail.com

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione