La Procura sequestra 50mila euro a Roggero inviati dal conto del comitato per il gioielliere a quello in Tunisia
La Procura generale di Torino ha messo sotto sequestro 50mila euro da un conto corrente estero intestato a Mario Roggero, il gioielliere condannato a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori in fuga, e alla moglie Mariangela Sandrone. A comunicarlo è la stessa Procura che spiega la decisione “a garanzia delle spese di giustizia. “La Corte d’Assise di Asti – si legge nel comunicato -, con sentenza confermata sul punto in appello, ha condannato, come sempre avviene in casi simili, Roggero Mario al pagamento di una provvisionale pari a complessivi 480.000 euro a favore di 14 prossimi congiunti dei due rapinatori persone offese del delitto di omicidio nonché del terzo rapinatore, persona offesa di tentato omicidio, demandando a separato giudizio civile la quantificazione definitiva dei danni”. I 50mila euro sequestrati, spiegano i magistrati, erano stati oggetto di un bonifico partito dal conto corrente del Comitato “#iostoconmarioroggero” e arrivato a un conto corrente estero tunisino, intestato a Roggero e alla moglie, prima del processo d’appello.
Intanto il giudice di sorveglianza di Torino ha rinviato al tribunale di Milano la questione dell’istanza di differimento della pena presentata dai legali di Roggero: il motivo, viene spiegato è che Roggero si è costituito nel carcere di Bollate, dov’è recluso da tre giorni dopo la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi di carcere per avere ucciso due rapinatori in fuga dal suo negozio e averne ferito un terzo. Oggi in visita al commerciante 72enne sono tornate la moglie Mariangela e le sue figlie. “Mario sta bene, compatibilmente con l’ambiente. Siamo tranquilli, è tutto a posto. Mi ha fatto una buona impressione”, ha detto la moglie lasciando il carcere di Bollate.
La sentenza resta al centro del dibattito politico, con Matteo Salvini che prosegue nella sua battaglia per accelerare i tempi della scarcerazione, coinvolgendo Giulia Bongiorno e Simonetta Matone e confortato dalle parole della premier Giorgia Meloni che si fa avanti e parla di un problema di ‘proporzionalità della pena’, rivendicando l’iniziativa affinché il Guardasigilli si attivasse sul tema della grazia. E proprio la grazia è rappresenta un tema caldissimo per il Carroccio che ha anche aperto una petizione online che ha già superato le 130mila adesioni. Nel frattempo, il Carroccio – attraverso il deposito di un provvedimento, a prima firma Claudio Borghi – punta a modificare la legge sulla legittima difesa, integrando quanto previsto dall’articolo 52 del codice penale. In sostanza, si tratta di una proposta di legge che prevede la non punibilità di “qualsiasi reazione” nella immediatezza di una aggressione a mano armata in casa o in negozio “indipendentemente dalla proporzionalità dei mezzi usati, dalla persistenza del pericolo e dalla natura strettamente difensiva della condotta”. Questo testo di fatto scagionerebbe chi come il gioielliere piemontese ha agito al di fuori del suo negozio, in condizioni non ritenute compatibili con la norma attuale sulla legittima difesa.
Sul caso Roggero è intervenuto il presidente di Noi Moderati Maurizio Lupi, secondo cui “il tema della legittima difesa va affrontato con razionalità e competenza, valutando sia la sacrosanta richiesta di sicurezza dei cittadini sia gli effetti e le conseguenze di eventuali nuove norme. Bene la richiesta di grazia, ma decisioni così delicate hanno effetti concreti sulla vita delle persone e sulla società nel suo complesso e non possono essere prese cavalcando un’onda emotiva. Lo stato di diritto è una conquista democratica da difendere sempre, perché è una garanzia per tutti”. Nicola Fratoianni di Avs bolla la “campagna della destra contro il Presidente della Repubblica Mattarella e contro le leggi del nostro Paese” come “inaccettabile e vergognosa”, ricordando che “esiste già la legittima difesa, e non esiste – per fortuna – la pena di morte, tanto più se ad applicarla è un privato cittadino”. Sul fronte dem, Sandro Ruotolo, responsabile Informazione nella segreteria nazionale ed europarlamentare, invece, critica l’ingerenza del patron di Tesla sul caso, dopo che sui social ha scritto che “sono giudice e pm a meritare la condanna”. “Ancora una volta Elon Musk sceglie di intervenire a gamba tesa nella vita democratica di un Paese europeo. Prima la Germania, poi la Francia, oggi l’Italia. Stavolta attacca la magistratura italiana, definendo ‘una follia’ la condanna del gioielliere Mario Roggero e sostenendo che a dover essere condannati siano il giudice e il pubblico ministero. Si è schierato con la destra italiana”, ha scritto Ruotolo.