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Rarissima incompatibilità madre-feto “battuta” al Sant’Anna di Torino: 30enne partorisce un bimbo

La madre, colpita dalla Gald che nel 2025 aveva causato la morte del secondo figlio, ha portato a termine la gravidanza sottoponendosi a una complessa terapia settimanale e a continui monitoraggi.
Rarissima incompatibilità madre-feto “battuta” al Sant’Anna di Torino: 30enne partorisce un bimbo
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Una straordinaria vittoria della medicina e della determinazione materna ha trasformato un dramma in una storia di speranza all’ospedale Sant’Anna di Torino. Una donna di 30 anni già madre di una bambina di 7, è riuscita a dare alla luce il piccolo lo scorso 23 giugno, sconfiggendo la Gald (Gestational Alloimmune Liver Disease), una gravissima e rarissima forma di incompatibilità immunologica tra madre e feto che l’anno precedente le aveva strappato il secondo figlio dopo appena tre giorni di vita.

Cos’è la Gald: il “rigetto” del feto

La Gald è una patologia spietata e complessa, di cui non si conosce l’esatta incidenza. In breve, il sistema immunitario della madre riconosce come estraneo il fegato del feto, producendo anticorpi che lo attaccano e lo distruggono. Il meccanismo è simile alla più nota incompatibilità del fattore Rh o al rigetto di un organo trapiantato. I rischi per il nascituro sono altissimi: nelle gravidanze successive alla prima manifestazione, la malattia si ripresenta fino al 90% dei casi, senza interventi drastici (come un trapianto di fegato neonatale), la gestazione si interrompe in utero o si conclude con il decesso del neonato. È pressoché impossibile da formulare precocemente in gravidanza.

Una équipe multidisciplinare al lavoro

Dopo la dolorosa perdita subita a luglio 2025, Federica e il compagno Luca hanno iniziato una nuova gravidanza alla fine dello stesso anno. Consapevole dell’altissimo rischio di recidiva, la direzione sanitaria del Sant’Anna, guidata da Umberto Fiandra, ha immediatamente mobilitato un’équipe multidisciplinare composta da ginecologi esperti in patologie ostetriche e neonatologi.

L’unica speranza risiedeva in un protocollo terapeutico descritto dalla letteratura scientifica internazionale, tentato pochissime volte all’estero e privo di garanzie assolute di successo. A partire da febbraio 2026 (al terzo mese di gestazione),la 30enne è stata sottoposta a un vero e proprio tour de force medico: ogni settimana, dal mattino alla sera, ha ricevuto infusioni endovenose di immunoglobuline umane, volte a bloccare gli anticorpi killer prima che potessero colpire il feto.

Oltre alla terapia medica, la strategia dell’équipe medica ha previsto un monitoraggio continuo e una decisione cruciale: far nascere il bambino con due mesi di anticipo rispetto al termine, riducendo al minimo la finestra temporale di esposizione agli anticorpi materni. Il 23 giugno 2026 il percorso si è concluso nel migliore dei modi: Filippo è nato e sta bene.

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