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La Pedemontana lombarda minaccia il bosco simbolo del disastro di Seveso. La società: “Tutte le norme rispettate”. Gli attivisti: “Devastazione ambientale”

L'infrastruttura prevede il taglio di 3200 alberi, ma anche opere di compensazione e di mitigazione ambientale. Proteste di Legambiente, Greenpeace e altre associazioni
La Pedemontana lombarda minaccia il bosco simbolo del disastro di Seveso. La società: “Tutte le norme rispettate”. Gli attivisti: “Devastazione ambientale”
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“La sofferenza tocca il limite, così cancella tutto e rinasce un fiore sopra un fatto brutto” ha scritto Mogol nel testo della canzone “Vita”. È quel che è accaduto, tra Meda e Seveso, nella provincia di Monza e Brianza con il Parco Naturale Regionale Bosco delle querce. Si tratta della riforestazione realizzata su progetto dell’agronomo Paolo Lassini tra il 1983 e il 1986 su poco meno di 43 ettari, dopo le necessarie operazioni di bonifica, nella porzione dei due territori maggiormente contaminati dalla nube di diossina fuoriuscita il 10 luglio 1976 dallo stabilimento dell’industria chimica ICMESA di Meda. Di un settore del Parco verrà fatta tabula rasa per permettere il passaggio della Pedemontana lombarda. La tratta di 12,7 km, in sovrapposizione alla Superstrada Milano-Meda, del “sistema viabilistico di oltre 150 km, che una volta ultimato, collegherà 4 province: Como, Varese, Milano, Monza e Brianza”, si spiega sul portale di Autostrada Pedemontana Lombarda. La società, interpellata da ilfattoquotidiano.it, attraverso l’Ufficio stampa, spiega che “l’intervento in prossimità del Bosco delle Querce è stato verificato e approvato in sede di valutazione di impatto ambientale da parte degli enti preposti”. Aggiungendo che “il progetto interessa le fasce marginali del Bosco”. Più specificatamente “una striscia larga circa 20 metri e lunga circa 1 km”, con “la rimozione permanente della vegetazione prevista, circa 3200 alberi tra alberi maturi e sottobosco arbustivo, per 1,7 ettari”. Ai quali va aggiunta un’occupazione temporanea di circa 0,3 ettari per l’esecuzione dei lavori, “al termine dei quali l’area verrà ripiantumata”. Ci sarà una compensazione ambientale, insomma. “A est della sede autostradale, il bosco ampliato per 4,7 ettari. Più del doppio di quanto verrà tagliato”. Inoltre, “l’Ente Parco è già stato compensato economicamente, per oltre 900mila euro”. Insomma, Autostrada Pedemontana Lombarda starebbe realizzando “una nuova infrastruttura autostradale rispettosa delle più recenti norme di mitigazione di impatto ambientale”.

Sul fronte ambientalista il parere è di segno opposto. “Una devastazione ambientale e una deforestazione massiva con pochi termini di paragone: il progetto macina foreste su tutti i pochi lembi di territorio libero a nord della regione urbana milanese”, spiega a ilfattoquotidiano.it Damiano di Simine, Responsabile scientifico di Legambiente Lombardia. “Ora tocca al Bosco delle Querce. Il progetto iniziale prevedeva un sacrificio di 12 ettari. Poi la protesta degli ambientalisti, ma anche il rischio di intaccare le discariche dei rifiuti contaminati dalla diossina, hanno portato a ridimensionare gli sbancamenti a due ettari, prevedendo lo sradicamento di 3000 tra alberi e arbusti”. Non è tutto. “In compenso le aree di cantiere, gli svincoli e la viabilità accessoria stanno già invadendo gran parte dei terreni liberi che avrebbero dovuto costituire il naturale ampliamento del bosco. Fra l’altro su terreni mai bonificati, e tuttora contaminati da diossina”. Una questione rilevantissima, secondo le associazioni ambientaliste ma anche animaliste, quella che riguarda il futuro del Bosco delle Querce, il settore del Parco che la Pedemontana spazzerà via. Nonostante i riconoscimenti istituzionali, recenti: il Marchio del Patrimonio Europeo, da parte della Commissione europea; l’inserimento nell’elenco ufficiale degli Alberi Monumentali d’Italia, da parte della Regione Lombardia, del Grande pioppo nero, sopravvissuto al disastro del 1976.

Così dieci storiche realtà associative, tra cui l’Ente Nazionale Protezione Animali, il Fondo Forestale, Greenpeace Milano, Legambiente Seregno e Lipu Milano, non hanno dubbi in proposito. In occasione della visita del Presidente della Repubblica Mattarella per il cinquantenario del disastro hanno scritto un appello. Per salvare alberi soprattutto di farnia, acero campestre e carpino bianco. Ma anche di frassino maggiore, olmo campestre e quercia rossa americana. Per non sconvolgere un habitat favorevole alla nidificazione di numerose specie di rapaci e di altri uccelli forestali. Come lo sparviere, il gufo comune e il lodolaio, oltre al gheppio e alla civetta. “La porzione di bosco interessata dal progetto non è costituita da vegetazione marginale o da semplici arbusti. Si tratta di oltre 3.200 alberi maturi che fanno parte di un ecosistema complesso, sviluppatosi in quasi cinquant’anni di evoluzione naturale e di interventi di rinaturalizzazione”, scrivono le associazioni. Aggiungendo che, “la perdita di questo settore del bosco determinerebbe un’ulteriore frammentazione della rete ecologica brianzola, già fortemente compromessa dall’espansione urbanistica e infrastrutturale”. Spiegando che “gli interventi normativi di mitigazione e compensazione non possono sostituire una foresta matura”. L’appello si conclude con la richiesta “che il Bosco delle Querce venga integralmente preservato e che ogni decisione riguardante quest’area tenga conto non soltanto degli aspetti infrastrutturali, ma anche del suo valore ecologico, storico, paesaggistico e culturale”. Pedemontana Lombarda è convinta che anche nel comprensorio di Seveso l’infrastruttura apporterà dei benefici, come per gli altri territori attraversati. Ricavi medi in crescita per le imprese e un’accelerazione nella natalità imprenditoriale. Oltre ad una crescita del reddito medio pro-capite. Invece, per le associazioni, la “grande opera” autostradale a pedaggio rischia di creare più problemi di quanti ne risolva.

(foto di Massimiliano Mariani)

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