La bomba a Ranucci era vera. Ma ora è il sistema a volerlo distruggere
Sigfrido Ranucci, Report, le giornaliste e i giornalisti della redazione sono un bersaglio da colpire, da delegittimare, da annientare. Mandanti e cecchini sono tanti, ai proiettili istituzionali si è aggiunto l’ordigno, non un petardo, che fa ipotizzare alla magistratura inquirente il delitto di strage.
La bomba non era finta, poteva uccidere. Partiamo da qui, dai fatti concreti, e diradiamo per un attimo ombre e sospetti: la parte lesa, la vittima del procedimento penale è Sigfrido Ranucci e chi mette in dubbio questo in modo maldestro e cinico espone ancora di più il giornalista e i suoi collaboratori ai proiettili istituzionali che hanno certamente più mandanti e più cecchini. E la scelta dei vertici della RAI, che non vedevano l’ora evidentemente di eseguire i desiderata del sistema politico, di sospendere le repliche di Report programmate per l’estate espone ancora di più la vittima del delitto di strage e i suoi “sodali”, come vengono additati dal sistema che non tollera il controllo della pubblica informazione.
Negli ultimi due anni soprattutto, Report ha accumulato molti nemici pericolosi perché ha giornalisticamente investigato su molte trame oscure del potere. Politica, mafie, criminalità istituzionale, servizi segreti, massoneria, poteri occulti, centri eversivi, predazioni di stato, disastri ambientali. Sono entrati, penso ovviamente in modo consapevole, in un gioco grande, con fili ad altissima tensione, in un groviglio di menti raffinatissime che operano mimetizzate nel cuore dello Stato.
Quando alzi il tiro con le inchieste, giudiziarie o giornalistiche, il sistema non risponde con galanteria, con tappeti rossi e con fanfare di stato. Utilizza ben altri strumenti, attiva i meccanismi eversivi più pericolosi e pervasivi per distruggere il nemico e neutralizzare l’obiettivo. La violenza che utilizzano può essere devastante.
Ranucci e il suo team, giornalisti del servizio pubblico e quindi un bene comune del paese, sicuramente erano e sono consapevoli della reazione del sistema quando esso viene smascherato. Se l’azione è forte, e il potere di Report è forte, la reazione sarà certamente adeguata. Così operano, non ci sono saldi e sconti. Fondamentale sarà capire come si muoveranno magistratura e polizia giudiziaria, in questo caso i carabinieri. Se opereranno, come tutti noi ci auguriamo, con fiducia, professionalità, autonomia, abnegazione e coraggio potremmo allora auspicare non solo che nebbie e veleni si diradino, ma che si possano perseguire fino in fondo verità e giustizia.
Per ora un primo obiettivo il sistema lo ha raggiunto: scalfire la reputazione di Ranucci e Report e mettere in seria discussione la tenuta del format e dei suoi protagonisti. Giustificate sono certamente le tante domande che in tanti si pongono su esecutori (non certo alti professionisti del crimine), mandanti, sul rapporto di “amicizia fraterna” tra Ranucci e Lavitola (personaggio inquietante che continua evidentemente ad avere un peso nel potere occulto del nostro paese), sondaggi su presunti leader da individuare per il campo largo e quant’altro ancora di torbido si muove nella brutta melma costruita. Dobbiamo fare di tutto per capire, senza essere telecomandati da nessuno.
Per ora contano i fatti. È un fatto che Ranucci e Report sono tra le punte di diamante del servizio pubblico d’inchiesta. Ora si deve indagare e investigare fino in fondo, muovendosi in un polverone che annebbia la vista, perché non è in gioco solo la reputazione di Ranucci, ma dell’intero servizio pubblico che è un patrimonio collettivo e non la casa di qualcuno. Non dimentichiamo che sono stati individuati presunti esecutori e presunto mandante di reati gravissimi e che la persona offesa è Sigfrido Ranucci.