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Ungheria, le purghe anti-Orbán colpiscono anche il capo dello Stato: votato un emendamento per destituirlo. Il premier Magyar: “È un fantoccio”

Verrà anche imposto un limite di 12 anni di mandato, oltre i quali non sarà più possibile farsi rieleggere come deputato, mentre i giudici supremi non potranno superare i 70 anni di età. Nasce poi l'Ufficio di recupero e protezione del patrimonio pubblico, per rintracciare e rimpossessarsi dei "miliardi rubati dagli oligarchi del regime corrotto"
Ungheria, le purghe anti-Orbán colpiscono anche il capo dello Stato: votato un emendamento per destituirlo. Il premier Magyar: “È un fantoccio”
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Cancellare definitivamente il sistema di potere messo in piedi in 16 anni di governo di Viktor Orbán è stata la principale promessa della campagna elettorale del nuovo premier ungherese, Péter Magyar. Per smantellare il “sistema corruttivo” dello Stato aveva annunciato purghe senza sconti. E sono iniziate da subito, ad esempio con lo stop ai fondi statali per la tv pubblica minacciati ancor prima dell’entrata in carica. Ma non tutti pensavano che il nuovo capo dell’esecutivo potesse spingersi fino a dove è arrivato oggi: far approvare dal Parlamento un emendamento costituzionale che destituisce il presidente della Repubblica Tamas Sulyok.

Il partito Tisza, nella sua crociata per cancellare ogni possibile residuo dei passati governi a guida Fidesz, ha così deciso di puntare la preda più grossa. Forte di una larga maggioranza all’interno dell’aula, ha ottenuto l’approvazione dei due terzi degli scranni necessaria ad approvare l’emendamento, con i deputati fedeli all’ex premier che per protesta sono usciti dalla sala boicottando la votazione. L’emendamento, oltre a destituire il presidente definito dallo stesso Magyar “un fantoccio di Orbán“, punta anche a modificare la composizione e la natura sia dell’Assemblea sia della Corte Suprema. Verrà imposto un limite di 12 anni di mandato, oltre i quali non sarà più possibile farsi rieleggere come deputato, mentre i giudici supremi non potranno superare i 70 anni di età, con immediate conseguenze sulla composizione della Corte. Inoltre, è stato istituito un Ufficio di recupero e protezione del patrimonio pubblico per rintracciare e rimpossessarsi dei “miliardi rubati dagli oligarchi del regime corrotto di Orban”.

Il vero paradosso arriva, però, dopo il voto dell’aula. Per la definitiva entrata in vigore è necessaria la firma proprio del presidente che, così, approverebbe la propria destituzione. Ha cinque giorni per farlo, superati i quali, assicura Magyar, il governo darà il via al procedimento di destituzione del presidente per demerito, una formula prevista dalla Costituzione attuale. È probabile che proprio quest’ultimo possa diventare l’epilogo della vicenda, dato che già da tempo il premier chiede al capo dello Stato di farsi da parte, senza che questo ne abbia mostrato alcuna intenzione.

L’emendamento, comunque, non avrà validità a lungo, assicura il primo ministro che ha intenzione, invece, di apportare una modifica ben più massiccia alla Costituzione. Prima si finisce di smantellare l’apparato orbaniano, quindi, poi inizierà una larga consultazione popolare che possa portare alla scrittura di una nuova Carta costituzionale.

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