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Oltre Sinner, hanno vinto anche i telecronisti del tennis: misurati e sobri. Tutto il contrario del calcio

Oltre Sinner, hanno vinto anche i telecronisti del tennis: misurati e sobri. Tutto il contrario del calcio
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Ha vinto Sinner, vabbè, non era difficile prevederlo. Ma soprattutto hanno vinto loro, i telecronisti del tennis che al confronto di quelli del calcio sembrano venuti da Marte: per sobrietà, stile, eleganza, misura.

Non se ne può più delle accoppiate che commentano il calcio, a qualsiasi livello, e in questo Mondiale ne abbiamo avuto l’ennesima riprova. Parole senza fine a costruire frasi una dopo l’altra senza un attimo di tregua, spesso dimenticando il racconto tempestivo di ciò che succede in campo, cioè chi passa la palla a chi. C’è qualcuno che, indispettito e stufo di questo andazzo, ha tolto l’audio alla tv durante le partite, per sintonizzarsi sul commento della radio, di gran lunga più preciso, puntuale, meno logorroico.

Se fossi io il responsabile delle telecronache sportive la prima cosa che farei è proprio quella di riesumare il commentatore unico. Davvero non si avverte la necessità del secondo, un inutile spreco non solo di parole ma anche di quattrini. Le seconde figure che sono lì con la scusa del commento tecnico quasi sempre non fanno altro che cianciare in continuazione, sovrapponendosi non di rado a sproposito alla voce principale, in tentativi maldestri quanto palesi di primeggiare, di appagare un malcelato narcisismo.

Di questo narcisismo orale Lele Adani è poi caso patologico, un caso da affidare ad uno bravo: di fronte ad un’azione pregiata o ad una rete si lascia andare, uscendo fuori di sé, a toni concitati, gridati, affogati in laghi di approssimativa retorica, lasciando di stucco il povero Rimedio nonché gli spettatori che conservano ancora un po’ di senso della decenza.

Bertolucci, Liubicic e soprattutto Elena Pero hanno dimostrato in questi giorni di Wimbledon che non è impossibile commentare lo sport con sagacia, passione, competenza tecnica e, non ultima, misura. Senza urla scomposte, senza prevaricare sull’altro, senza provare a fare la primadonna, senza fare strage di parole. Raccontando ciò che avviene in campo senza chiacchiere inutili.

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