Il nuovo Sinner: il percorso che lo ha portato al trionfo a Wimbledon - 2/7
Il nuovo Sinner: il percorso che lo ha portato al trionfo a Wimbledon
Quando si analizza una vittoria, è sempre bene ripartire dal principio. Dalla sofferenza di Sinner contro Kecmanovic al primo turno, quando il serbo numero 50 al mondo si era ritrovato avanti due set a uno. Lì l’altoatesino ha rotto un primo piccolo tabù, vincendo una partita al quinto set durata tre ore e mezza. In tanti però hanno iniziato a sollevare dubbi sulla solidità del numero 1 e sui possibili strascichi di quanto accaduto a Parigi. Da quel momento, in realtà, l’altoatesino non ha più concesso nemmeno un set fino alla finale. Eppure chi si aspettava un gioco brillante e dominante è rimasto deluso anche nei match successivi. Contro Borges, ma anche con Brooskby, Mochizuki e Struff, Sinner ha vinto senza mai entusiasmare.
I più maligni hanno subito sottolineato come il percorso del numero 1 sia stato facilitato da un tabellone agevole. Nessuno ha pensato a un’altra opzione: l’altoatesino, scottato da quanto accaduto a Parigi, ha evitato di premere il piede sull’acceleratore sempre, se non serviva. Ottenendo un duplice effetto: evitare improvvisi blackout energetici e allenare l’abitudine a giocare partite che non fossero in pieno controllo. Quando in semifinale si è ritrovato di fronte Djokovic, ha sfoderato tutto il suo arsenale: il gioco da fondo campo è tornato asfissiante, i giri del motore si sono alzati e la partita è scivolata via quasi fosse una pratica semplice, sbrogliata con un break per ogni set, senza concedere al fuoriclasse serbo nessuna chance di rientrare. Il tutto contornato da un servizio letale.