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Mario Adinolfi contro i magistrati: “Invidio Lavitola, lui è libero mentre io sono stato arrestato. In Italia due pesi e due misure”

Il giornalista e leader del Popolo della Famiglia scrive una nota mentre si trova ai domiciliari: "Per Lavitola e Ranucci è tutta 'macchina del fango', per Adinolfi la sentenza è già marchiata a fuoco, tipo lettera scarlatta"
Mario Adinolfi contro i magistrati: “Invidio Lavitola, lui è libero mentre io sono stato arrestato. In Italia due pesi e due misure”
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Mario Adinolfi è accusato accusato di truffa ed evasione fiscale e per questo finito ai domiciliari. Per i pm di Roma avrebbe raggirato decine di persone che gli hanno affidato denaro, fino a 150 mila euro, nell’operazione ‘scommessa collettiva’, un circuito di raccolta fondi da privati – promosso via social – ai quali venivano prospettati rendimenti legati alle scommesse sportive. Una attività illecita con la quale – è questa l’impostazione della Procura che ha affidato le indagini alla Guardia di Finanza – avrebbe evaso il fisco per circa 400 mila euro impiegando il denaro per l’acquisto di case, viaggi, imbarcazioni e orologi. Ma Adinolfi, oltre a dichiararsi innocente, ha pubblicato una nota in cui attacca la magistratura e spiega di “invidiare Valter Lavitola”, tornato sui giornali perché ritenuto il presunto mandante dell’attentato al giornalista di Report Sigfrido Ranucci.

“Il sistema mediatico e giudiziario italiano è adorabile nell’applicazione sistematica dei due pesi e delle due misure – scrive dai domiciliari il giornalista e leader del Popolo della Famiglia -. Invidio Valter Lavitola che accusato di un reato lievissimo, mandante di strage, è lasciato tranquillamente a piede libero dalla procura di Roma anche se avrebbe fatto scappare il suo complice factotum in Camerun ed era pronto di fuggire lui stesso. Ma Lavitola può giocare la carta jolly: il suo amico Sigfrido Ranucci. E allora per lui sui giornali scattano i condizionali mentre il pm lo ascolta a piede libero e quello si avvale pure della facoltà di non rispondere”.

“Io evidentemente – continua Adinolfi – accusato di reati più gravi di strage, sono stato arrestato e mi mettono il braccialetto elettronico, ai giornali sono state passate istantaneamente e illegalmente tutte le carte sempre della procura di Roma, quotidiani e tg emettono sentenze già definitive di condanna, per me niente uso del condizionale, anzi ci sono pure le vittime intervistate, ovviamente in forma anonima perché sono quelle fornite dalle Iene e dall’avvocaticchio che appresso a loro si è fatto ricco minacciando chi non voleva costituirsi contro di me”. “Invidio Lavitola – ribadisce Adinolfi – perché se sei amico di Ranucci e vai a cena con Paolo Mieli, puoi essere pure pluripregiudicato mandante di una strage, ma il sistema mediatico e giudiziario ti tratta coi guanti bianchi. A me toccano la sentenza già emessa urbi et orbi dai media, la definizione di ‘soggetto pericoloso’ per via delle orrende scommesse e ovviamente arresti, più braccialetto elettronico. Per Lavitola e Ranucci è tutta ‘macchina del fango’, per Adinolfi la sentenza è già marchiata a fuoco, tipo lettera scarlatta. Quando notate i due pesi e le due misure, così plateali, – conclude – chiedetevi almeno il perché”.

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