Non è da romantici volere una nuova civiltà senza guerre e sopraffazione
Stiamo vivendo una delle epoche più buie della storia contemporanea dell’umanità. Come se le tragedie del secolo breve del Novecento si fossero trasformate in un rinnovato impulso del male. Quello che si sta consumando sotto i nostri occhi, con una percezione in tempo reale, minuto per minuto, è un vero e proprio scontro, potremmo dire quasi finale, tra diverse umanità, non possiamo nemmeno chiamarlo scontro tra diverse civiltà. Da una parte, assistiamo alla fase più brutale del capitalismo e del liberismo, modelli economici e politici con propensione strutturalmente letale: concentrazione sempre più verticistica ed oligopolistica del potere e del denaro; accelerazione di povertà crescenti; forti disuguaglianze economiche, sociali e territoriali; egoismi sempre più evidenti e aggressivi; prevalenza ossessiva del denaro sull’essere umano; violenze sempre più spietate; guerre come fattore, anche ultimamente confessato, di crescita del Pil.
La vera iniezione fatale del capitalismo liberista sono le guerre. Dall’altra parte, il tentativo di conservare e magari rilanciare una nuova civiltà di un umanesimo sempre più in sofferenza: il superamento della netta prevalenza del capitale; la centralità dell’essere umano; il rispetto e la protezione degli altri esseri viventi e la necessaria conservazione e manutenzione dell’eco sistema; la solidarietà e la fratellanza universale; uguaglianza e giustizia sociale; la cura per le future generazioni; amore e pace. Una vera e propria civiltà dell’amore contro ogni forma di sopraffazione.
Il primo modello, da definire suprematista, è quello che attecchisce subito, che si vede, prendono e consolidano poteri, usurpano e opprimono, il secondo modello è quello invece dei romantici, visionari, rivoluzionari, quasi al confine con l’utopia potrebbe pensare qualcuno dati i tempi che corrono. Ed invece sono assolutamente persuaso che il primo modello, quello tutto concentrato su potere e denaro, non ci conduce assolutamente al progresso, allo sviluppo e meno che mai alla felicità, ma invece al baratro, ad una sofferenza senza fine, alla morte dell’umanità. È solo una questione di tempo. Invece una nuova civiltà dell’umanesimo, in Italia potremmo affermare costituzionalmente orientata, non l’abbiamo ancora vissuta davvero e non potrebbe che portare, ne sono certo, diritti, giustizia, pace e, quindi, benessere e felicità.
Un mondo fondato sulla convivenza e coesione tra persone e popoli, in cui il denaro possa servire per vivere tutti meglio e poter usufruire dei servizi e diritti fondamentali per una esistenza migliore per gli abitanti pro tempore di madre terra. Questo cambiamento epocale lo dobbiamo prima volere e realizzare ognuno dentro di noi, poi cominciare a testimoniare nella vita sociale valori in linea con la civiltà di questa nuova era e poi lottare insieme in modo che il sogno e la volontà individuale possano diventare un sogno collettivo e, quindi, la realtà che comincia a prendere la forma per una vita finalmente libera da oppressori e violenze.
Siamo venuti al mondo per vivere insieme, con gioia e in pace, ad altri esseri umani, quindi in una terra in cui nessuno deve essere e sentirsi padrone ma tutti abitanti con medesimi diritti e doveri e per lasciare poi un futuro migliore al prossimo. Una civiltà dell’altruismo e della generosità che ci fa stare anche assai meglio nel cuore come singoli. Insieme, in armonia e in pace, si vive meglio, gli uni contro gli altri, con cattiveria e rancore, si vive sempre peggio. Tocca ad ognuna ed ognuno di noi scegliere, è diventata una questione sempre più vitale.