Trump al Mount Rushmore per i 250 anni Usa alza i toni in vista delle mid-term: “Siamo i più forti della Storia, l’America non sarà mai comunista”
Con le elezioni di medio termine che si avvicinano a passi rapidi la retorica della Casa Bianca e quella del suo inquilino si fanno più aspre: ora nel mirino ci sono i “comunisti”. Nel giorno del 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza, Donald Trump ha scelto la cornice del Mount Rushmore per lanciare un duro manifesto politico, alternando la celebrazione patriottica all’attacco frontale contro i suoi avversari interni.
“Ci troviamo su questa splendida montagna, ed è meraviglioso esprimere la nostra gratitudine a coloro che l’hanno resa possibile”, ha esordito Trump, “a cominciare dai quattro uomini che più di ogni altro hanno contribuito al raggiungimento di questo traguardo”. Il leader repubblicano ha quindi reso omaggio ai quattro presidenti scolpiti nella roccia, definendoli “uomini d’azione, uomini ambiziosi, uomini audaci, uomini del destino e uomini di grande intelligenza”. Nel dettaglio, ha ricordato George Washington come il “padre della patria”, Thomas Jefferson come “l’autore della Dichiarazione d’Indipendenza”, Abraham Lincoln nei panni del “grande emancipatore e salvatore della nostra Unione” e, infine, Theodore Roosevelt, l’uomo che “ha trasformato l’America in una superpotenza mondiale”. Trump ha poi rimarcato il loro legame con i valori fondanti della nazione: “Questi sono gli uomini che hanno proclamato la libertà, conquistato la nostra libertà, salvato la nostra libertà e garantito la nostra libertà”.
“In tutte le cronache dei secoli, mai prima d’ora una nazione ha celebrato un trionfo così magnifico come questo – ha proseguito il tycoon -. A 250 anni, l’America è la Repubblica più antica del mondo. Siamo il popolo più libero del mondo. Abbiamo la Costituzione più giusta e duratura del mondo. Siamo il Paese più forte e potente del mondo. E per grazia di Dio, gli Stati Uniti d’America sono la nazione di maggior successo, più realizzata e più eccezionale mai esistita nella storia dell’umanità“, ha ancora dichiarato.
Dalle celebrazioni storiche, il discorso si è rapidamente spostato sull’attualità politica e sulla sicurezza nazionale. Trump ha lanciato l’allarme sul fatto che l’identità americana sia oggi “sotto un nuovo attacco di radicali ed estremisti interni“. E’ una retorica che l’amministrazione usa da diverso tempo: – lo scorso ottobre il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva convocato al Pentagono i vertici delle Forze armate e aveva spiegato loro che la loro principale missione sarebbe stata quella di combattere i “nemici interni” costituiti da immigrati, radicali e comunisti – ma che con l’approssimarsi del voto di novembre si fa più aspra. Una minaccia che, secondo il tycoon, si riflette anche sulle dinamiche elettorali e quelli che saranno i risultati del Partito repubblicano: “Possiamo perdere le elezioni di metà mandato solo se ci comportiamo da stupidi”.
Il fulcro dell’attacco si è concentrato sulla retorica anticomunista, definita senza mezzi termini “un fallimento totale. Lo è sempre stato e lo è tuttora. Guardate le persone che lo promuovono”. Alla vigilia del compleanno della nazione, Trump ha voluto pronunciare un solenne giuramento: “Dichiariamo e giuriamo che l’America non sarà mai un Paese comunista“.
La linea dura espressa sul palco è stata poi rilanciata e amplificata dallo stesso Trump tramite il proprio profilo sul social network Truth. In un post, l’ex presidente ha attaccato duramente la base degli avversari politici: “Il Partito Comunista è composto da immigrati clandestini, criminali e da tutti coloro che non vogliono lavorare!”. Trump ha infine pubblicato l’immagine della nuova banconota da 100 dollari — che tradizionalmente ritrae Benjamin Franklin — modificata per l’occasione con la propria firma a distanza: è la prima volta che un presidente ancora in vita appone la propria firma su un “biglietto verde”.