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Trump non li volle, ma l’esercito Usa impara a usare i droni da Kiev: “Nessuno al mondo ha più esperienza degli ucraini”

A Hohenfels, in Germania, i militari ucraini hanno messo alla prova le forze americane nell'esercitazione "Combined Resolve 26-07". Secondo il Wsj, gli statunitensi "hanno perso" e hanno dovuto modificare e migliorare le proprie procedure. Cosa che l'US Army chiede da mesi
Trump non li volle, ma l’esercito Usa impara a usare i droni da Kiev: “Nessuno al mondo ha più esperienza degli ucraini”
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Era l’agosto 2025 quando Volodymyr Zelensky presentò il piano a Donald Trump. Kiev era pronta a vendere a Washington i suoi sistemi più avanzati nel campo dei droni, sviluppati negli anni della guerra di difesa contro la Russia e diventati un asset prezioso da utilizzare sui tavoli internazionali. Nel marzo 2026 Trump ha liquidato l’offerta, sostenendo che gli Stati Uniti ne sapevano più di chiunque altro. Poche settimane dopo, pero, in Germania, i soldati americani si sarebbero trovati di fronte proprio i tecnici ucraini del 412° Reggimento Nemesis, specializzati negli attacchi con velivoli senza pilota, in una delle più grandi esercitazioni organizzate dall’US Army in Europa. Secondo il Wall Street Journal, gli ucraini hanno avuto la meglio. Ma la storia che emerge dai documenti ufficiali è più complessa: Washington aveva già riconosciuto che nessun esercito disponeva dell’esperienza ucraina nell’impiego degli “small UAS” e aveva organizzato l’esercitazione proprio per imparare a combattere in quel tipo di ambiente.

La storia comincia il 18 agosto 2025. Quel giorno Zelensky incontra Trump alla Casa Bianca e mette sul tavolo anche una proposta sulla tecnologia militare. Kiev “si è dichiarata pronta a collaborare con gli Stati Uniti nel settore dei droni, sia per la vendita di velivoli senza pilota di ultima generazione, sia per la loro produzione congiunta – recita il resoconto ufficiale della Presidenza dell’Ucraina -. La proposta è stata presentata al presidente Trump”. L’Ucraina disponeva ormai di un knowledge maturato sul campo nell’impiego di piccoli droni, soprattutto per ricognizione, acquisizione degli obiettivi, attacchi in modalità “First Person View” – ovvero con droni dotati di una carica esplosiva e un cavo in fibra ottica che permette all’operatore di individuare il bersaglio per poi colpirlo con il velivolo stesso – e intercettazione.

Secondo un’inchiesta pubblicata da Axios il 10 marzo 2026, l’offerta era ancora più specifica: i funzionari ucraini avevano proposto agli Stati Uniti la tecnologia sviluppata e sperimentata in combattimento per intercettare gli Shahed di fabbricazione iraniana, utilizzati da Teheran nella guerra che nel frattempo Trump e Netanyahu avevano scatenato contro la Repubblica islamica. Secondo Axios, Trump aveva chiesto al proprio staff di occuparsi della proposta, ma l’accordo non era mai stato concluso. E pochi giorni dopo in un’intervista a Fox News, Trump aveva detto di non aver bisogno dell’aiuto di Kiev: “Noi sappiamo di droni più di chiunque altro”.

La realtà, come spesso capita, è molto distante e va molto oltre le dichiarazioni del tycoon. Tra il 9 aprile e il 10 maggio 2026, il 7th Army Training Command ha svolto a Hohenfels, in Baviera, Combined Resolve 26-07, un’esercitazione multinazionale con oltre 3.800 militari. L’obiettivo era addestrare le forze Usa a combattere in uno scenario di guerra terrestre contro un avversario di livello comparabile, con l’integrazione di droni, guerra elettronica, aviazione, forze corazzate e fanteria. Ma a Hohenfels c’era qualcosa in più: gli ucraini. E non come semplici osservatori. Secondo il Wall Street Journal, gli operatori del 412° Nemesis delle Unmanned Systems Forces di Kiev si sono trovati a confronto diretto con le le truppe statunitensi. “Si sono scontrate in un’esercitazione – sintetizza il quotidiano -. I droni dell’Ucraina hanno vinto“.

Secondo il Wsj, i soldati di Kiev avrebbero individuato rapidamente le truppe americane, sfruttando la capacità di osservazione dall’alto dei loro droni. I mezzi corazzati, una volta individuati, sarebbero diventati bersagli per altri UAV capaci di sganciare munizioni e, successivamente, piccoli FPV. Questa capacità era stata riconosciuta pubblicamente dall’US Army prima ancora che iniziasse l’esercitazione. “Nessuna forza al mondo ha probabilmente più esperienza in tempo reale con le operazioni di piccoli sistemi aerei a pilotaggio remoto rispetto agli ucraini”, aveva detto il maggiore Grant Fath in un comunicato del Pentagono del 24 febbraio 2026. “Il conflitto tra Russia e Ucraina – aveva aggiunto – offre spunti preziosi su come possiamo impiegare al meglio sia i piccoli droni che gli elicotteri per massimizzare l’efficacia delle nostre capacità”. Non era una dichiarazione isolata. In un altro documento, sempre dell’US Army, si legge che “l’impiego diffuso di sistemi aerei senza pilota nella guerra russo-ucraina rappresenta una trasformazione fondamentale nella condotta della guerra operativa”.

Durante Combined Resolve gli americani non erano quindi privi di droni. Al contrario. In un articolo pubblicato il 4 maggio, a esercitazione ancora in corso, l’US Army descriveva l’impiego dell’Archer, un FPV utilizzato per simulare minacce osservate nei conflitti contemporanei, “compresa la guerra in Ucraina”. Diverse unità statunitensi stavano sperimentando i droni a Hohenfels, dove le loro capacità hanno incontrato le maggiori conoscenze degli ucraini. Gli operatori di Kiev hanno utilizzato per anni gli “small UAS” in ambienti nei quali il velivolo di ricognizione, l’FPV, l’artiglieria, la guerra elettronica e la mimetizzazione fanno parte della stessa catena operativa. Un piccolo drone può individuare un carro armato, trasmetterne le coordinate, consentire l’ingaggio dell’obiettivo e, in alcuni casi, attaccarlo direttamente.

A Hohenfels, secondo il Wall Street Journal, gli americani si sarebbero trovati inizialmente dalla parte di chi doveva imparare a sopravvivere a questa catena. E, riporta il quotidiano, di fronte alla rapidità con cui gli ucraini riuscivano a trovare i bersagli, gli americani avrebbero modificato progressivamente le proprie procedure, operando una maggiore dispersione dei soldati sul terreno, applicando meglio le tecniche di occultamento e con un impiego diverso della guerra elettronica, ovvero le difficoltà che l’US Army aveva individuato nei mesi precedenti. Il risultato, aggiunge il Wsj, sarebbe migliorato durante l’esercitazione proprio grazie alle informazioni ricavate dal confronto con gli ucraini.

Non è la prima volta che i tecnici di Kiev salgono in cattedra. In Aurora 26, la grande esercitazione organizzata a Gotland dall’esercito svedese tra il 27 aprile e il 13 maggio 2026 con oltre 18.000 partecipanti di 13 Paesi, tra cui Ucraina, Stati Uniti, Regno Unito, Finlandia, Norvegia ed Estonia, gli ucraini sono stati impiegati come forza d’opposizione e, secondo il Wsj, le loro squadre di droni “hanno surclassato” le forze locali e quelle degli altri membri dell’Alleanza atlantica. “Le Forze armate dell’Ucraina hanno inviato operatori di droni in Svezia per Aurora 26 per trasmettere le competenze acquisite ai loro omologhi della Nato”, confermò in via ufficiale l’Alleanza.

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