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“Risultava in servizio ma lavorava per una società dilettantistica con stabilimento balneare”. Poliziotto condannato a tre anni e due mesi

L'agente, assistente capo in servizio alla scientifica, avrebbe percepito la retribuzione anche mentre era assente. È accusato di false attestazioni da parte di un dipendente pubblico e truffa aggravata ai danni dello Stato e indagato anche per violazioni paesaggistiche: lo stabilimento balneare è infatti stato sequestrato dalla guardia costiera
“Risultava in servizio ma lavorava per una società dilettantistica con stabilimento balneare”. Poliziotto condannato a tre anni e due mesi
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La giudice Elisa Centore ha condannato a tre anni e due mesi di reclusione un poliziotto genovese di 53 anni, M.D., con l’accusa di false attestazioni da parte di un dipendente pubblico e truffa aggravata ai danni dello Stato. Secondo l’accusa della pm Eugenia Menichetti, tra agosto 2021 e luglio 2023 l’agente, assistente capo in servizio alla scientifica, aveva dichiarato di essere in servizio e ricevuto lo stipendio ma è stato spesso assente per ricoprire il ruolo di presidente di una società dilettantistica del ponente e dello stabilimento balneare annesso, percependo indebitamente circa 2.750 euro.

Nel fascicolo sono contestate circa 135 ore di servizio non prestate tra ingressi in ritardo e uscite anticipate, presunti straordinari mai effettuati e un episodio legato a un infortunio alla caviglia che, secondo la procura, sarebbe stato falsamente ricondotto al servizio per avere il congedo per malattia e non essere obbligato ai controlli.

Gli accertamenti, svolti dalla sezione della polizia giudiziaria della procura, sono nati da controversie interne proprio alla società sportiva da lui presieduta e da cui si era dimesso nel 2022. Un anno dopo, lo stabilimento balneare collegato è stato sequestrato dalla guardia costiera e il poliziotto è attualmente indagato per una serie di violazioni paesaggistiche e ambientali.

L’avvocato Riccardo Passeggi, che difende il poliziotto, preannuncia il ricorso il appello: “attendiamo le motivazioni e rispettiamo la sentenza, anche se non la condividiamo”.

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