L’Italia unico Paese Ue nella top ten della segretezza immobiliare. In testa gli Usa: mercato enorme e poca trasparenza
Italia unico Paese Ue nella top ten mondiale degli Stati che, per dimensioni del mercato immobiliare e livello di opacità garantito agli acquirenti, rappresentano un rischio per il riciclaggio internazionale. Il nuovo Real Estate Secrecy Index di Tax Justice Network, che da anni monitora evasione ed elusione fiscale e misura la segretezza finanziaria delle varie giurisdizioni, piazza la Penisola al nono posto davanti a Malesia e Svizzera. Mentre in testa ci sono Stati Uniti, Canada e Australia seguiti da India e Messico. Gli anelli deboli non sono insomma isole caraibiche o piccoli paradisi fiscali ma alcune delle maggiori economie mondiali, in cui il volume enorme di compravendite amplifica gli effetti delle lacune nella trasparenza.
Tax Justice Network ricorda come il mercato immobiliare sia uno dei canali privilegiati per “parcheggiare” ricchezze di origine illecita. A differenza del sistema bancario, sottoposto negli ultimi anni a controlli antiriciclaggio sempre più stringenti, gli immobili continuano in molti Paesi a offrire la possibilità di schermare l’identità del beneficiario effettivo attraverso società di comodo, trust o altre strutture giuridiche. Il risultato è che patrimoni derivanti da corruzione, evasione fiscale o criminalità si trasformano in beni “in chiaro”. Alterando al tempo stesso il funzionamento del mercato immobiliare.
Il criterio su cui si concentra il nuovo indice è proprio la trasparenza della proprietà effettiva. La metodologia prende in considerazione vari fattori, tra cui la disponibilità delle informazioni sulla proprietà immobiliare, la possibilità di utilizzare società estere e trust per detenere immobili e la trasparenza sull’identità dei beneficiari effettivi. Poi il livello di segretezza viene combinato con le dimensioni del mercato immobiliare commerciale. Di qui il primo posto degli Stati Uniti il cui mercato vale oltre 12.400 miliardi di dollari, mentre l’Italia – dove è dieci volte più piccolo – è nona con un punteggio di segretezza di 80 su 100. Tra le altre giurisdizioni con punteggi bassi ci sono anche Paesi con mercati piccoli ma punteggi pessimi sul fronte della segretezza, come Indonesia ed Emirati Arabi Uniti.
Il Registro dei titolari effettivi ancora fermo
Il rapporto individua nella trasparenza sul reale proprietario uno degli strumenti più efficaci contro il riciclaggio nel mercato immobiliare. E su questo l’Italia è ancora ferma. Il Registro dei titolari effettivi, previsto dalla normativa europea antiriciclaggio, resta sospeso dopo il contenzioso amministrativo partito nel 2023 quando alcune società fiduciarie hanno fatto ricorso contro il decreto attuativo dello strumento che consentirebbe di risalire alla persona fisica a cui fa capo il controllo di società e trust proprietari di immobili. Lo scorso 21 maggio la Corte di giustizia dell’Unione europea ha sostanzialmente confermato la compatibilità della disciplina italiana con il diritto europeo, respingendo le contestazioni che avevano portato il Consiglio di Stato a chiedere un rinvio pregiudiziale. Ma ora il massimo organo della giustizia amministrativa deve emettere la decisione definitiva: fino a quel momento tutto è congelato.
Una volta attivo, il registro raccoglierà le informazioni sulle persone fisiche che controllano realmente società, trust e altri istituti giuridici, anche quando la proprietà è schermata da partecipazioni societarie o strutture fiduciarie. I dati devono essere comunicati alle Camere di Commercio, che poi alimenteranno la nuova sezione ad hoc del Registro imprese, da società di capitali, persone giuridiche private, trust e istituti affini, che dovranno anche aggiornarli in caso di variazioni. Così autorità, magistratura e soggetti obbligati agli adempimenti antiriciclaggio – come banche, notai, commercialisti e altri professionisti – potranno risalire a chi c’è dietro ogni operazione economica.
I cittadini però non potranno consultare i dati: in origine la normativa prevedeva un accesso generalizzato, ma nel 2022 la stessa Corte di giustizia dell’Ue lo ha dichiarato illegittimo perché “interferisce con i diritti fondamentali al rispetto della vita privata e alla protezione dei dati personali”. A quel punto Roma ha disapplicato l’articolo del decreto del Mef che prevedeva l’accessibilità al pubblico, disponendo che i dati siano resi disponibili solo ai “titolari di un interesse giuridico rilevante“. Tra cui giornalisti e organizzazioni della società civile impegnati nel contrasto al riciclaggio e alla corruzione. Lo scorso anno Transparency International ha fatto una “prova su strada” tentando di accedere ai registri di 14 Paesi Ue già in regola con la direttiva antiriciclaggio e la missione si è rivelata complicata, tra richieste respinte, settimane di attesa, costi da pagare, procedure complesse, obblighi di identificazione elettronica e barriere linguistiche. In Irlanda e in Ungheria la richiesta è stata semplicemente bocciata senza appello.