“Pensavo di morire, le persone scendono in strada con i picconi per liberare i propri familiari”: la testimonianza dal Venezuela
“L’intero popolo venezuelano sta dando il proprio contributo in questa drammatica situazione. Stiamo lottando insieme. Ognuno fa la sua parte. Ora contano anche i piccoli gesti. Sono una dimostrazione importantissima di solidarietà e vicinanza”. Wilfredo Torres è uno dei volontari che da Caracas ha raggiunto La Guaira, capitale dell’omonimo stato situata sulla costa, per aiutare le persone colpite dal terremoto che mercoledì notte ha distrutto il Venezuela. Le due scosse, la prima di magnitudo di 7,2 e l’altra di 7,5, sono state devastanti. Secondo i dati ufficiali rilasciati finora, almeno 920 persone hanno perso la vita. Risultano oltre 3mila feriti e almeno 50mila dispersi. I numeri sono destinati ad aumentare.
La popolazione ha reagito organizzandosi. A Caracas, ma anche in altri stati, realtà della società civile e associazioni universitarie hanno aperto centri di raccolta di beni di prima necessità da convogliare nelle zone più colpite dal sisma. “Molte persone hanno raggiunto La Guaira mettendo a disposizione tutto ciò che hanno, rischiando la propria vita. Non sappiamo cos’altro potrebbe succedere in una situazione del genere, ma abbiamo scelto di affrontare l’incertezza pur di aiutare”, racconta a ilfattoquotidiano.it Torres che, insieme agli abitanti del suo quartiere, ha raccolto vestiti, acqua, riso, scatolame e medicinali. “La mia casa è stata danneggiata. Il terremoto è stato traumatico. Oscillava tutto, sembrava di stare su una nave. Ho pensato di stare per morire”.
La Guaira è una delle aree maggiormente danneggiate dal terremoto. La presidente ad interim Nancy Rodríguez ha dichiarato lo stato “zona disastrata”. L’aeroporto internazionale di Maiquetia è stato chiuso. Il sisma ha provocato gravi danni alle infrastrutture: decine di edifici sono crollati, mentre molti altri hanno riportato profonde crepe e risultano gravemente lesionati. “La situazione è drammatica. Le persone sono disperate, sopraffatte. Stanno scendendo in strada con picconi, pale e attrezzi da lavoro per liberare i propri familiari che si trovano ancora sotto le macerie”, prosegue Torres.
Vicini di casa e familiari stanno scavando tra i detriti degli edifici crollati. Gli abitanti denunciano ritardi nelle operazioni di soccorso e l’insufficienza di mezzi e attrezzature. Nonostante decine di persone siano state tratte in salvo dalle macerie, a oltre due giorni dal terremoto le possibilità di ritrovare altri sopravvissuti si riducono con il passare delle ore.
Il sistema sanitario, che già riportava mancanze strutturali, è in difficoltà. Sono stati allestiti ospedali militari, ma mancano personale e attrezzature mediche. Per contribuire a fronteggiare l’emergenza, diverse associazioni di psicologi hanno attivato linee telefoniche gratuite di supporto psicologico.
Le Nazioni Unite e altri 17 Paesi, tra cui l’Italia, hanno inviato aiuti umanitari. Oltre agli interventi istituzionali, sono state avviate campagne sui social per raccogliere fondi per la Croce Rossa e la Caritas venezuelane. Sono stati aperti canali per cercare le persone disperse come Desaparecidos Terremoto Venezuela, in cui pubblicare le foto dei propri cari scomparsi e chiedere informazioni. “È rassicurante sapere che esistono umanità, solidarietà e sostegno reciproco tra noi venezuelani”, conclude Torres. “L’affetto e la preoccupazione di tante persone, il desiderio di sapere come stiamo e cosa sta succedendo anche da parte di chi vive all’estero, sono per noi un grande conforto”.