Tra il 25 e il 30 agosto 2025 a Genova erano state raccolte oltre 400 tonnellate in cinque giorni. Di quel materiale, 180 tonnellate erano già state distribuite in Sudan, 50 in Italia. Le 240 rimaste erano il carico della cosiddetta Flotilla di terra: il convoglio che avrebbe dovuto raggiungere Gaza via Giordania mentre le barche provavano a forzare il blocco dal mare.
Gallo ricostruisce così il tentativo di seguire la via ufficiale: “Dopo l’ammonimento della premier, che gridava che bastavano un paio di telefonate, abbiamo deciso di seguire il canale istituzionale“. Nove mesi dopo, dice, “quel corridoio umanitario, lo stesso che dovrebbe fare entrare gli aiuti di Food for Gaza, non funziona“. I pacchi vengono adesso consegnati a mano dagli operatori dell’organizzazione genovese alle persone sfollate, dopo una trattativa per ottenere che il contenuto non venga controllato e una parte di esso trattenuto come è stato denunciato in precedenza dall’associazione.
Così in queste settimane gli aiuti raccolti per la Striscia vengono consegnati a chi dalla Striscia è stato costretto a uscire, mentre in Palestina il genocidio continua attraverso fame, assedio e ostacoli agli interventi delle Ong. Alla conferenza stampa con cui Music for Peace ha annunciato l’avvio della distribuzione, alla presenza della sindaca Silvia Salis, l’arcivescovo Marco Tasca ha rilanciato la denuncia, citando il patriarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa e papa Leone XIV: “Le armi vengono fatte passare, il cibo e gli aiuti umanitari no”.