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Venezuela, salvati dagli alert di Google sul telefono. L’esperto: “Utili solo se lontani dall’epicentro”

Molte nazioni hanno sviluppato sistemi pubblici per allertare la popolazione
Venezuela, salvati dagli alert di Google sul telefono. L’esperto: “Utili solo se lontani dall’epicentro”
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Salvati dagli smartphone. Alcuni istanti prima di avvertire le due violentissime scosse che hanno colpito il Venezuela, mettendo in ginocchio il Paese con quasi 600 morti e decine di migliaia di dispersi, molti cittadini con il sistema Android sul telefono hanno ricevuto l’allarme e proprio quest’alert ha permesso loro di mettersi al riparo. Negli ultimi anni molte nazioni hanno sviluppato sistemi pubblici per allertare la popolazione pochi secondi prima dell’inizio del terremoto. Anche in paesi come il Venezuela, che non dispongono di tali sistemi, l’app Google Android Earthquake Alerts può inviare avvisi. Secondo l’US Geological Survey, diversi paesi dispongono di meccanismi di allerta precoce per i terremoti (a volte abbreviati in EEW), tra cui Stati Uniti, Messico, Giappone, Turchia, Romania, Cina, Italia e Taiwan.

Il sistema si basa su dati raccolti tramite crowdsourcing dai sensori dei singoli telefoni cellulari per rilevare eventi sismici e inviare avvisi agli altri utenti di telefoni nella zona. Dal suo lancio nel 2020, il sistema si è notevolmente ampliato, passando da 250 milioni di persone che hanno ricevuto avvisi in quell’anno a oltre 2,5 miliardi oggi, secondo Richard Allen, direttore del Laboratorio di Sismologia di Berkeley. Secondo il sito web di Allen, il sistema allerta circa 60 terremoti al mese, avvisando in media 18 milioni di telefoni. Pericles Sanchez, uno scrittore venezuelano di 39 anni residente a Caracas – riporta Ndtv News – ha ricevuto un allarme terremoto sul suo telefono Android pochi minuti prima che il sisma raggiungesse la sua abitazione, il che gli ha permesso di correre fuori. Sanchez ha affermato che la casa della sua famiglia non ha subito danni. “Abbiamo iniziato a sentirlo solo quando eravamo già fuori”, ha detto Sanchez.
Diogenes Lopez, 36 anni, un immigrato venezuelano, ha raccontato che l’app di allerta terremoti sul suo telefono lo ha avvisato delle scosse nella sua terra d’origine, nonostante ora viva a Bogotà, in Colombia. Avendo vissuto in precedenza in Cile, dove i sistemi di allerta terremoti sono ampiamente utilizzati, ha immediatamente ingrandito la mappa e si è reso conto che l’epicentro era vicino alla sua città natale. “Ho subito pensato al peggio”, ha detto Lopez. “Tutta la mia famiglia è lì”. “In Venezuela non esiste la cultura antisismica che si riscontra in paesi come il Cile o il Giappone. La gente non è abituata a questo tipo di eventi e non sempre sa come reagire”, ha affermato, aggiungendo di temere che gli edifici in stato di degrado del Venezuela non resisterebbero a lungo.

Salvatore Stramondo, direttore del Dipartimento Terremoti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, all’Ansa specifica meglio la portata del del sistema di Google. Secondo l’esperto, l’allerta può essere stato di qualche utilità soltanto per chi si trovava molto lontano dall’epicentro. “È importante sottolineare che il sistema di Android non prevede i terremoti“, afferma Stramondo. “Usa gli accelerometri presenti nei cellulari, che possono individuare il primo scuotimento, più leggero, prodotto dalle onde primarie, chiamate onde P, che sono più veloci”. La parte principale dell’energia distruttiva del terremoto è trasportata, invece, dalle onde secondarie o onde S, più lente. Nell’epicentro, la differenza di tempo tra l’arrivo delle due tipologie di onde è minima, dunque l’avviso può aver dato il tempo di mettersi in sicurezza solo a chi si trovava a chilometri di distanza, che ha ricevuto il messaggio qualche decina di secondi prima dell’arrivo della scossa.

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