“Retribuzione in base all’esperienza” o “allineata al Ccnl”: così le aziende aggirano il nuovo obbligo di indicare lo stipendio negli annunci di lavoro
“Azienda operante nel settore degli impianti elettrici industriali ricerca un project manager con comprovata esperienza. Retribuzione commisurata alle competenze del candidato”. Oppure: “Lussuoso e prestigioso hotel in zona Forte dei Marmi cerca aiuto cuoco. Si propone contratto full-time per la stagione estiva”. E ancora: “Realtà leader nel settore edile, che opera nella realizzazione delle grandi opere (in particolare AV ferroviaria), cerca geometra di cantiere. Retribuzione da definire in fase di colloquio”. Dal 7 giugno, quando è entrato in vigore il decreto che recepisce la Direttiva Ue sulla trasparenza salariale, non si sarebbero più dovuti leggere annunci di lavoro come questi. Tra le altre cose, infatti, la nuova norma prevede che ai candidati siano date informazioni chiare sul compenso, indicando la retribuzione annua lorda (Ral) iniziale offerta o almeno specificando un range. Il decreto specifica che questi dati devono essere forniti “negli avvisi e nei bandi” con cui sono rese note le opportunità di lavoro, quindi prima ancora che il processo di selezione abbia inizio. Eppure, facendo un rapido giro sulle bacheche delle principali piattaforme online, ci si accorge che a molti datori di lavoro la notizia della direttiva non sembra essere arrivata.
Una verifica a campione – condotta da ilfattoquotidiano.it su annunci pubblicati su LinkedIn, Subito e Indeed dopo l’entrata in vigore del decreto – mostra che continuano a circolare offerte con vecchie formule fumose, molto diffuse prima della direttiva: “Retribuzione commisurata all’esperienza”; “da discutere in fase di colloquio”, “Ccnl e livello da definire in base alla seniority”. E il fenomeno non riguarda soltanto piccoli esercizi o lavori a bassa qualificazione. Nel campione compaiono figure professionali molto diverse: manutentori elettrici senior, project manager, geometri di cantiere, addetti al back office estero, specialisti di contenuti per marketplace, elettricisti, personale di cucina, magazzinieri e cameriere ai piani. In alcuni casi vengono richiesti anni di esperienza, autonomia nella gestione delle commesse, conoscenze tecniche, disponibilità a trasferte, capacità di coordinare squadre o rapportarsi con clienti e fornitori. Dunque, l’annuncio è dettagliato quando elenca ciò che pretende dal candidato, ma diventa generico quando deve spiegare quanto intende pagarlo.
Il contratto collettivo diventa uno scudo contro la trasparenza salariale. Diverse offerte precisano che la retribuzione sarà “allineata al Ccnl”. Ma il riferimento al contratto, da solo, dice poco. Senza indicare il livello di inquadramento, il minimo tabellare o eventuali indennità, il candidato non può capire quale sarà davvero la proposta economica. Così, l’informazione decisiva viene rinviata al colloquio, mandando a monte i tentativi con cui la nuova disciplina cerca di creare maggiore simmetria tra azienda e lavoratore. In altri casi, invece, la vaghezza colpisce anche il contratto, non solo la paga. Il rapporto può essere a tempo determinato o indeterminato, “da definire”, così come il livello, “da valutare”. Secondo questo approccio, il lavoratore dovrebbe sedersi per un colloquio a scatola chiusa, sorvolando sia sulla stabilità economica che su quella contrattuale.
C’è poi il capitolo della stagionalità. Tra gli annunci osservati ci sono offerte per hotel, resort e strutture turistiche: personale di cucina in località balneari, magazzinieri per la stagione estiva, cameriere ai piani con contratto a termine fino all’autunno. Le condizioni accessorie vengono spesso esplicitate – buoni pasto, vitto e alloggio, formazione, “ambiente dinamico” o “possibilità di crescita” – mentre si tace sullo stipendio, blindandosi dietro il sempre valido ritornello “commisurato all’esperienza”.
È necessario precisare che la stessa ricognizione mostra come molti operatori si siano adeguati. Online è possibile trovare numerose offerte già in linea con i parametri europei, perlomeno per quanto riguarda l’indicazione della fascia, che in ogni caso consente ai datori di muoversi dentro forchette piuttosto ampie. Ma è altrettanto evidente che per diverse aziende la trasparenza salariale non è una priorità. L’annuncio per una posizione da magazziniere/operaio in un resort a Gioiosa Marea è emblematico: “Unisciti a un gruppo internazionale, entra a far parte della nostra squadra in Sicilia e costruisci il tuo percorso professionale oltre i confini nazionali”. Ma fallo senza sapere quanto verrai pagato, perché la “retribuzione è commisurata all’esperienza e al ruolo”. A poco più di due settimane dall’entrata in vigore del decreto, sembra esserci ancora molta retorica aziendale e poca trasparenza economica. Le vecchie abitudini sono dure a morire.