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Ultimo aggiornamento: 13:32

“Letta, ma cosa cazzo dici?”: l’assessore Pd di Milano contro l’ex premier che ha definito una foto con Obama, Bush, Clinton e Biden “l’America che amiamo”

"Ora io mi chiedo - dice in video l'assessore - come cazzo fa Letta a pubblicare una foto con scritto 'L'America che ci piace' con Bush, quello che ha fatto la guerra in Iraq, con Biden, con Clinton che è negli Epstein Files dicendo 'L'America che ci piace'"
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Un selfie scattato da Barack Obama con Bill Clinton, Joe Biden e George W. Bush e una didascalia: “L’America che amiamo“. Il post su Facebook dell’ex presidente del Consiglio, Enrico Letta, divide il Pd e il primo a esporsi è l’assessore al Verde e Arredo Urbano, Casa ed Edilizia Scolastica del Comune di Milano, Lorenzo Pacini, popolare sui social soprattutto nell’ala più a sinistra del partito. Pacini ha reagito con un video in cui attacca duramente l’ex premier: “Ora io mi chiedo – dice – come cazzo fa Letta a pubblicare una foto con scritto ‘L’America che ci piace’ con Bush, quello che ha fatto la guerra in Iraq, con Biden, con Clinton che è negli Epstein Files dicendo ‘L’America che ci piace’. Ma che cazzo stai dicendo, Letta?”.

L’assessore passa poi a spiegare che, dal suo punto di vista, è proprio questa postura appena un passo più a sinistra della destra che ha causato l’emorragia di voti e di sostegno dal partito. Se si guarda il curriculum dei presidenti presenti nello scatto, arrivati all’inaugurazione del Barack Obama Presidential Center di Chicago, non sembrano in effetti essere l’alternativa da proporre per uscire da una stagione di guerra che ormai coinvolge l’intero pianeta. I Clinton sono un ‘brand’ politico ormai non più spendibile. L’ex presidente Bill in particolare, come dice anche Pacini, è uscito dalle scene dopo lo scandalo Lewinsky e, oggi, è uno dei volti più esposti nelle vicende giudiziarie, seppur non risulti indagato, che riguardano il finanziere pedofilo suicida e i suoi festini alla presenza di minorenni. Su George W. Bush, che tra l’altro è uno dei massimi esponenti della frangia neocon, parla invece la sua gestione della politica estera. È stato colui che ha lanciato la War on Terror dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre. I risultati sono stati una guerra in Afghanistan lunga 20 anni che ha devastato un Paese intero e che si è conclusa così come era iniziata, ossia con i Talebani al potere, e l’invasione dell’Iraq motivata con le false prove sulle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein che ha gettato il Paese nel caos e creato le basi per la nascita delle formazioni terroristiche che lo hanno tenuto ostaggio per anni, come al-Qaeda nella Penisola Araba e, successivamente, lo Stato Islamico.

Per Joe Biden parlano gli ultimi anni. Un presidente che ha ostacolato fin da subito la soluzione diplomatica del conflitto in Ucraina, che ha trascinato l’Europa in una guerra dalla quale, oggi, tenta di uscire senza successo e che con la sua debolezza ha dato forza a Vladimir Putin. Una fermezza che, invece, non ha esercitato con lo Stato di Israele che, dopo il massacro perpetrato da Hamas il 7 ottobre 2023, ha dato il via a un genocidio nella Striscia di Gaza e a operazioni sempre più violente in Cisgiordania alle quali l’ex presidente Dem non si è mai veramente opposto. Infine, anche Barack Obama, nonostante abbia ricevuto il Premio Nobel per la Pace nel 2009, si è macchiato dell’autorizzazione all’intervento militare statunitense nell’operazione Nato in Libia che ha portato alla caduta di Muammar Gheddafi e condannato il Paese a diventare ostaggio di milizie e gruppi tribali senza che oggi, a 15 anni da quella guerra, sia stata ancora trovata una soluzione.

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