Bignami fa arrabbiare il mondo cattolico per le parole su Scalfaro: “Sfondato il muro del fango e del livore”. Il nipote dell’ex presidente: “Un intervento così è da gente alla canna del gas”
Avvenire, Azione Cattolica, la stessa famiglia di Oscar Luigi Scalfaro. L’uscita del capogruppo di Fdi Galeazzo Bignami sull’allora presidente della Repubblica e padre costituente durante il dibattito in Parlamento sulle chat del collega di partito Andrea Delmastro ha fatto imbizzarrire il mondo cattolico. Un risultato politico che forse sul breve lascia il tempo che trova ma che a un anno dalle elezioni per un partito di maggioranza relativa che esprime la presidente del Consiglio non è il massimo della vita. “Per noi fu una sconfitta che l’Msi non riuscì a fare eleggere Paolo Borsellino al Quirinale. La sinistra fece eleggere Scalfaro che un anno dopo liberò 300 mafiosi dal 41 bis“, le parole dette da Bignami per attaccare il centrosinistra, dopo il no dell’aula all’utilizzo delle chat di Delmastro con Caroccia, condannato per intestazione fittizia di beni con l’aggravante mafiosa. Il più duro nei confronti del dirigente di Fratelli d’Italia è il nipote di Scalfaro, Paolo Cattaneo, con un passato da consigliere regionale e da presidente della Provincia di Novara e un presente da presidente dell’Istituto storico della Resistenza nella città piemontese. “Si ha la sensazione di un intervento di gente che è alla canna del gas, che è disperata e che per attaccare gli altri tira fuori un presidente della Repubblica morto da quasi 15 anni – ha aggiunto -. Cosa dire? Compassione, poveracci“.
Il nipote di Scalfaro: “Penoso che un parlamentare non si documenti”
“Non ho seguito l’intervento ma ho ricevuto tante telefonate di gente indignata – racconta Cattaneo. Quello che è penoso è che un parlamentare non si documenti, l’ignoranza è una cosa brutta che è da combattere”. Anche se gli attacchi allo zio non sono mai mancati nel corso degli anni, quando Scalfaro era vivo, come ha raccontato il nipote ricordando i tre no a Silvio Berlusconi nel 1994 durante la crisi del suo primo governo. “La strumentalizzazione” della figura di Scalfaro “iniziò quando era ancora presidente della Repubblica e quando disse quei tre no a Berlusconi – ha spiegato -. Certo lì incominciò tutto. Potrei stare un’ora a raccontare tutto quello che è capitato, le aggressioni sottili a volte, anche quando era magistrato“. E poi alla sua morte, “in tutti i Comuni, tutte le Province, le Regioni, ci fu un minuto di silenzio, era il 2012 – ha proseguito -, con delle contestazioni e in alcuni Consigli comunali al momento del minuto di silenzio uscirono dall’aula diversi esponenti della Lega e anche qualcuno di Forza Italia“. Cattaneo ammette di non conoscere Bignami: “Non gli vorrei dire nulla ma quando si sentono queste cose c’è un po’ di desolazione, perchè dico ‘rispettate la storia’. Probabilmente gli avranno fatto una testa così. D’altronde, quando si è anche un po’ istigati…”.
Avvenire: “Bignami? Sfondato il muro del livore e del fango”
L’obiezione potrebbe essere che Cattaneo ha fatto (e peraltro finito) una carriera politica che è iniziata con la Dc e più di recente si è conclusa nel Pd. Ma ad intervenire dall’area sociopolitica che si riferisce al mondo dei cattolici. non è affatto solo lui. A smontare le accuse “fantasione e storicamente infondate” di Bignami è il quotidiano Avvenire che spiega come “nel novembre del 1993 non vennero liberati 300 mafiosi, ma per 334 detenuti non fu prorogato il regime di 41-bis“. I detenuti passarono al regime carcerario ordinario, non furono liberati, ricorda il quotidiano, sottolineando che la responsabilità della decisione fu rivendicata dall’allora ministro della Giustizia Giovanni Conso. Il presidente della Repubblica non aveva alcun potere sul tema, si ricorda nell’articolo che ripercorre la storia politica di Scalfaro, divenuto nel tempo “inviso al centrodestra“. Le parole di Bignami hanno sfondato “il muro del livore e del fango“, inoltre, osserva Avvenire, non è fondata la tesi per cui senza l’elezione di Scalfaro, Borsellino sarebbe diventato capo dello Stato.
Azione Cattolica: “Bignami ha una memoria confusa sulla storia del nostro Paese”
A difendere la figura dell’ex presidente è anche Azione Cattolica, con il suo vicepresidente Paolo Seghedoni, secondo cui Bignami “mostra di avere una memoria confusa della storia del nostro Paese”, visto che “Scalfaro fu eletto da uno schieramento ampio al culmine di uno stallo molto preoccupante”, due giorni dopo la strage di Capaci. “La libertà degli altri prima della propria” sottolinea Azione Cattolica, ricordando le parole pronunciate nel 1997 da Scalfaro ad un incontro della stessa associazione: “Porto questo distintivo perché l’Azione Cattolica è il luogo dove mi hanno insegnato cos’è la libertà – disse in quell’occasione Scalfaro -, e mi hanno anche insegnato che quando si deve battagliare per la libertà, prima si battaglia per la libertà degli altri e poi per la propria”. Sul portale Il Chiostro Seghedoni commenta la frase sui “300 mafiosi”: “L’onorevole Bignami dice ‘forse ricordo male’ e ha perfettamente ragione. Ricorda male. Nel novembre 1993 non furono liberati 300 mafiosi, ma per 334 detenuti non venne prorogato il regime del 41-bis (passarono al carcere ordinario, senza uscire di prigione). La responsabilità di quella scelta fu assunta dall’allora Guardasigilli Giovanni Conso, non dal Presidente Scalfaro che, naturalmente, non aveva alcun potere in materia”. Quanto all’elezione invece “è appena il caso di ricordare che Oscar Luigi Scalfaro era democristiano e che fu eletto da uno schieramento ampio presidente della Repubblica al culmine di uno stallo molto preoccupante, due giorni dopo la strage di Capaci che uccise Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani“.