Il mondo FQ

Alex Schwazer di nuovo accusato di doping: in Germania è risultato positivo all’Epo

L'Agenzia antidoping tedesca ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti del marciatore altoatesino: il controllo dopo la gara dello scorso 26 aprile, il 41enne aveva stabilito il record italiano sui 42 km
Alex Schwazer di nuovo accusato di doping: in Germania è risultato positivo all’Epo
Icona dei commenti Commenti

Una nuova accusa di doping piove improvvisamente sulla testa di Alex Schwazer. La NADA Germania (l’Agenzia antidoping tedesco) ha sospeso il marciatore in via temporanea e avviato un procedimento disciplinare: Schwazer è risultato positivo all’Epo durante un controllo antidoping dopo i campionati tedeschi dello scorso 26 aprile, quando a 41 anni l’altoatesino aveva firmato il record italiano sulla nuova distanza dei 42 km.

Per Schwazer è la terza accusa di doping in carriera. La prima nel 2012, alla vigilia delle Olimpiadi di Londra, quando fu trovato positivo proprio all’Epo. All’epoca il marciatore altoatesino – medaglia d’oro a Pechino – si dichiarò colpevole. Poi fu trovato nuovamente positivo il primo gennaio 2016, questa volta per steroidi. È il caso controverso che ha dato il via alla battaglia di Schwazer contro la Wada e il sistema dei controlli anti-doping mondiale. L’atleta in questo caso si è sempre dichiarato innocente e il tribunale di Bolzano lo ha assolto dall’accusa di doping. La Wada però non hai mai ridotto la squalifica.

Schwazer era tornato in attività nel 2025, per passione più che per professione. Si allenava nei ritagli di tempo oltre il lavoro e la famiglia. La sua prestazione in Germania aveva riacceso i riflettori, fino a ipotizzare perfino una sua partecipazione agli Europei di marcia. Ora questa ennesima ombra. Nel pomeriggio il marciatore azzurro parlerà alle ore 16 in una conferenza stampa convocata su Zoom dalla storica manager Giulia Mancini prima che emergesse la notizia di questa nuova presunta positività.

Il comunicato: “Epo nelle urine e nel sangue”

La NADA, l’Agenzia Nazionale Antidoping tedesca, ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti di Schwazer “per una possibile violazione delle norme antidoping“, si legge in una nota dell’agenzia, che “ha imposto una sospensione temporanea all’atleta” e ha “presentato una denuncia alla procura competente ai sensi della legge contro il doping”. Schwazer lo scorso 26 aprile è risultato positivo all’Epo, sostanza riscontrata “sia nelle urine che nel sangue dell’atleta”, fa sapere la Nada. Quel giorno il 41enne altoatesino aveva partecipato ai campionati nazionali tedeschi di maratona di marcia, trionfando in solitaria con il tempo di 3h01’55”, come già detto record italiano sulla distanza.

Le tappe e le anomalie del caso Schwazer

Nel 2008, dopo la prima positività, Alex Schwazer decide di patteggiare la pena e collaborare con la giustizia, affidandosi all’allenatore Sandro Donati, simbolo della lotta al doping, per preparare il suo ritorno alle gare per i Giochi di Rio. Proprio nell’ambito dell’inchiesta sul doping del marciatore altoatesino, la Procura di Bolzano sequestra a Giuseppe Fischetto (medico della FIDAL) un database con una lista di circa 12.365 test ematici su 5mila atleti effettuati tra il 2001 e il 2012: quel database farà definitivamente scoppiare il caso del doping di Stato da parte della Russia.

La difesa di Schwazer ha sempre sostenuto la presenza di anomalie nel procedimento. In primis, l’urina di Schwazer è stata inviata al laboratorio di Colonia con l’indicazione Racines, località in provincia di Bolzano dove è nato Schwazer, ma di regola le analisi sono anonime. Poi l’anomalia nelle urine: l’ipotesi di una manomissione, per la difesa, è dimostrata anche dalla concentrazione anomala di Dna. Anomalia confermata dal comandante del Ris dei carabinieri di Parma, Giampietro Lago, dopo la sua sua terza perizia sulle urine di Schwazer. “La concentrazione non corrisponde ad una fisiologia umana”, aveva spiegato Lago a distanza di tempo.

Nel 2021 il Gip del Tribunale di Bolzano dispone l’archiviazione del procedimento penale per “non aver commesso il fatto”. L’innocenza di Schwazer viene ufficialmente riconosciuta: ma se per la giustizia italiana il marciatore non si è dopato nell’inverno 2015/16, per Wada e World Athletics non è così. Schwazer ha sempre ricevuto una serie di no che non gli hanno mai permesso di tornare a gareggiare e di esaudire il suo ultimo desiderio: quello della partecipazione alle Olimpiadi di Parigi 2024, naufragato con il respingimento del ricorso da parte del Tas in cui si chiedeva la sospensione della squalifica. L’atleta però non si è mai arreso alla condanna della giustizia sportiva, arrivando fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che nel settembre 2025 ha deciso di aprire un procedimento. Un ricorso contro la Svizzera, essendo la nazione dove ha sede (a Losanna) il Tas (Tribunale arbitrale dello sport), accusato di aver violato i suoi diritti personali.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione