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Alex Schwazer, dall’oro olimpico alle accuse di doping: la carriera e il caso che divide ancora lo sport

Una delle storie più controverse dello sport italiano: i successi in pista, le cadute, la lotta contro la Wada e la sua innocenza per la giustizia italiana. Ora, a 41 anni, una nuova accusa
Alex Schwazer, dall’oro olimpico alle accuse di doping: la carriera e il caso che divide ancora lo sport
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La nuova positività contestata dalla NADA tedesca riporta Alex Schwazer al centro della scena sportiva e giudiziaria. A 41 anni, dopo aver firmato il record italiano sulla nuova distanza dei 42 chilometri di marcia ai campionati tedeschi dello scorso aprile, il marciatore altoatesino si ritrova nuovamente accusato di doping. È la terza volta nella sua carriera. Una vicenda che si intreccia con una delle storie più controverse dello sport italiano, fatta di trionfi olimpici, cadute, battaglie legali, lotta contro il potere della Wada e tentativi di rinascita.

Nato a Racines, in Alto Adige, Schwazer si afferma come uno dei migliori marciatori al mondo negli anni Duemila. Il punto più alto della sua carriera arriva alle Olimpiadi di Pechino 2008, quando conquista la medaglia d’oro nella 50 chilometri di marcia, diventando uno dei simboli dell’atletica italiana. Schwazer diventa famoso al grande pubblico anche per la sua relazione con la pattinatrice Carolina Kostner, interrotta nel 2012 proprio in seguito al primo scandalo che ha travolto il marciatore altoatesino (lei fu squalificata con l’accusa di averlo coperto).

Nell’estate 2012 arriva infatti la svolta drammatica nella carriera di Schwazer. Alla vigilia dei Giochi di Londra viene trovato positivo all’Epo. Schwazer ammette le proprie responsabilità, decide di patteggiare la squalifica e intraprende un percorso di collaborazione con la giustizia sportiva. Durante quel periodo sceglie di affidarsi a Sandro Donati, storico allenatore e simbolo della lotta al doping, con l’obiettivo di preparare il ritorno alle competizioni in vista delle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016.

Proprio nell’ambito delle indagini che coinvolgono il marciatore, la Procura di Bolzano sequestra a Giuseppe Fischetto, medico della Fidal, un database contenente circa 12.365 test ematici effettuati su 5mila atleti tra il 2001 e il 2012. Quel materiale contribuirà a far emergere il caso del doping di Stato russo.

La seconda positività arriva però prima del ritorno olimpico. La Iaaf, oggi World Athletics, dispone un controllo a sorpresa per il 1° gennaio 2016. L’esito viene comunicato soltanto nel maggio successivo, a pochi mesi dalle Olimpiadi di Rio. Secondo il laboratorio di Colonia, nel campione sarebbe presente testosterone sintetico. Schwazer, questa volta, si dichiara innocente. Da quel momento prende forma il lungo contenzioso che ancora oggi divide tribunali ordinari e giustizia sportiva. La lotta di un solo atleta – e del suo allenatore – contro un sistema potente rappresentato dalla Wada, l’agenzia mondiale antidoping.

La difesa dell’atleta ha sempre sostenuto l’esistenza di numerose anomalie. Tra queste, il fatto che il campione di urina fosse stato inviato al laboratorio con l’indicazione “Racines”, il paese natale di Schwazer, mentre normalmente le analisi dovrebbero essere anonime. Al centro delle contestazioni c’è anche la composizione del campione. Secondo la difesa, l’ipotesi di una manomissione sarebbe supportata dalla presenza di una concentrazione anomala di Dna. Un’anomalia che il comandante del Ris di Parma, Giampietro Lago, confermò dopo la sua terza perizia: “La concentrazione non corrisponde ad una fisiologia umana”. Nel corso dell’inchiesta emergono inoltre le cosiddette mail russe, recuperate dagli hacker di Fancy Bears. Nei messaggi tra il responsabile antidoping della Iaaf e il legale della federazione mondiale compaiono i termini “complotto” e “A.S.”, le iniziali dell’ex campione olimpico.

Nel 2021 il Gip del Tribunale di Bolzano dispone l’archiviazione del procedimento penale per “non aver commesso il fatto. Per la giustizia italiana, Schwazer non si è dopato nell’inverno tra il 2015 e il 2016. Una conclusione che non modifica però la posizione della Wada e di World Athletics, che mantengono la squalifica. Negli anni successivi il marciatore tenta senza successo di tornare alle competizioni internazionali. Il sogno di partecipare alle Olimpiadi di Parigi 2024 sfuma definitivamente con il rigetto del ricorso al Tas. Schwazer non interrompe però la sua battaglia e si rivolge alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che nel settembre 2025 decide di aprire un procedimento contro la Svizzera, paese in cui ha sede il Tribunale arbitrale dello sport.

Nel frattempo la sua figura diventa nota anche al grande pubblico televisivo grazie alla partecipazione a diverse trasmissioni, dal Festival di Sanremo al Grande Fratello: esperienze che contribuiscono a riportarlo sotto i riflettori al di fuori delle piste e a denunciare la sua storia. Dopo la fine della squalifica, Schwazer era tornato a gareggiare nel 2025, conciliando allenamenti, lavoro e vita familiare. Sembrava l’ultimo capitolo di una storia sportiva tormentata. La nuova positività contestata dalla NADA tedesca riapre invece ancora una volta il caso Schwazer, una vicenda che continua a dividere lo sport tra condanne, assoluzioni e interrogativi rimasti senza una risposta.

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