Scontro acceso a Otto e mezzo (La7) tra Italo Bocchino e Marco Travaglio sul caso della grazia concessa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Nicole Minetti.
L’ex parlamentare del Pdl attacca frontalmente il direttore del Fatto Quotidiano: “Penso che Il Fatto dovrebbe chiedere scusa. Io non ho simpatia per Nicole Minetti, però tutti possono redimersi. Intanto, è il fondamento dell’inchiesta che non mi convince. Poi ci sono dei dati che sono falsi”.
Bocchino contesta anche l’attendibilità della principale testimone intervistata dal Fatto, che secondo lui avrebbe parlato per dispetto dopo essere stata licenziata da Cipriani. E aggiunge: “La Procura l’ha sentita perché non era possibile la rogatoria e poi perché lei stessa aveva parlato di una fragilità della sua tesi, si era contraddetta”
Travaglio scoppia a ridere e commenta: “Ma cosa stai dicendo?”.
Il direttore del Secolo d’Italia rincara: “È stato addirittura fatto per credere al lettore che fosse stata uccisa l’avvocatessa che seguiva i genitori che volevano tenere il bambino. Quando si fanno queste inchieste, mandi là un inviato che si affida a un giornalista del posto, e quindi probabilmente qualcuno ha pasticciato. Uno chiede scusa rispetto ai pasticci”.
Tranchant la replica di Travaglio: “Il racconto fantasy di Bocchino è strepitoso almeno quanto la sua pretesa di dare lezioni di giornalismo, non so da quale cattedra. Non c’è nulla di vero in quello che ha raccontato. Noi non ci siamo mai affidati a giornalisti locali. Noi ci affidiamo a giornalisti del Fatto Quotidiano che verificano scrupolosamente quello che scrivono e quindi per smentirli bisogna sentire le stesse persone e fare le indagini”.
E aggiunge una bordata alla Procura Generale di Milano: “Se non fai le indagini perché sostieni di non poterle fare, non dici che quello che Il Fatto Quotidiano ha scritto è falso e che quello che sostengono le indagini difensive è vero, perché io non ho mai visto un magistrato prendere i testimoni della difesa per oro colato. Qui invece manca l’altra parte, questo è il problema. Ma per me possono darle pure la beatificazione, possono dedicarle pure l’aeroporto di Malpensa, visto che l’aeroporto di Linate è già impegnato dal suo ex principale: a me non interessa”.
Il direttore del Fatto ribadisce: “Quello che è offensivo è dire che noi abbiamo scritto cose false, mentre le cose che abbiamo scritto non sono smentibili. E quelle che la Procura smentisce non c’entrano niente con la grazia. Circa la storia dell’avvocata bruciata viva, noi non abbiamo mai detto che sia stata ammazzata da persone di questo caso. Noi abbiamo parlato dei due capisaldi della grazia che sono farlocchi: l’esigenza di fare espatriare la Minetti perché il figlio poteva essere curato soltanto in America e il fatto che, dopo avere mollato Berlusconi ed essersi messa con Cipriani, avesse cambiato vita e mestiere. Abbiamo plurime testimonianze del fatto che non è vero”.
E sottolinea: “Tutto il resto è fuffa per confondere le acque, perché non si possono smentire coloro che sono stati chiamati a smentirsi. Se fosse un procedimento penale normale, non sarebbe lo stesso procuratore generale a decidere se il suo parere primigenio era buono o meno. Qui – conclude – abbiamo una serie di osti che chiedono fra di loro se il vino è buono e tutti si rispondono che il vino è buono. È un complotto? No, è umano, devono salvarsi tutti la faccia e quindi c’è una enorme convergenza di interessi a darsi tutti ragione per non dover smentire una decisione scriteriata che è stata presa “a umma a umma” il 18 febbraio 2026″.