Il dissenso nella Lega è esploso: il direttivo in Lombardia chiede a Salvini un passo indietro (o almeno di lato). In prima fila Attilio Fontana
I malumori non sono più solo dei mugugni. La frattura, rimasta a lungo sotto traccia, adesso è emersa in tutta la sua evidenza. Dal direttivo regionale della Lega in Lombardia, la richiesta è stata chiara: il segretario Matteo Salvini deve fare un passo indietro o comunque deve spostarsi almeno “di lato”.
Il dissenso che covava dentro la Lega è esploso in Lombardia. In una regione fondamentale per il Carroccio, adesso la rivolta è guidata da pezzi da 90 del partito: il governatore Attilio Fontana – che non ha chiesto esplicitamente le dimissioni di Salvini ma un ritorno alla Lega “di lotta e di governo” – e il coordinatore regionale e capogruppo in Senato Massimiliano Romeo. Venerdì scorso, al direttivo nella sede di via Bellerio a Milano, quasi due terzi degli interventi (circa 20 su 30) sarebbero stati piuttosto critici nei confronti del segretario, chi più esplicitamente chi meno. A esprimere le posizioni più dure sarebbero stati, secondo quanto trapela, i segretari provinciali o esponenti locali di province “pesanti” per la Lega in Lombardia, come Brescia, Bergamo e Varese. Anche se non sono mancati contributi in difesa di Salvini, come quelli della ministra Alessandra Locatelli, del deputato e segretario della Lega Giovani Luca Toccalini e del capogruppo in Lombardia Alessandro Corbetta.
Dal direttivo è stato chiesto a Salvini di strutturare il partito in modo tale che le scelte politiche siano “condivise” con poteri più collegiali e una Lega che si presenta come una squadra, puntando sul ministro Giorgetti, sui governatori (attuali e passati, come Luca Zaia) e gli amministratori che godono di fiducia sul territorio. La richiesta di una leadership più condivisa andrebbe portata avanti, è la tesi di chi è intervenuto a via Bellerio, non tanto attraverso segreterie politiche o cabine di regia, come il recente tavolo dei territori proposto da Salvini, quanto con una struttura diversa del partito. In generale, la richiesta è di coinvolgere chi ha “più appeal” sul territorio, anche per non far apparire la leadership di Salvini offuscata da leader – come Giorgia Meloni o Roberto Vannacci – più riconoscibili su temi come sicurezza o immigrazione.
Venerdì arrivando in via Bellerio il leader del Carroccio aveva provato a spazzare via le voci di malumori all’interno del partito: “Io ho tempo da dedicare alle cose da costruire e da migliorare. Non ho tempo da dedicare alle polemiche o alla lettura dei giornali“, ha tagliato corto. Ma dopo oltre quattro ore di direttivo in una Milano agostana semideserta, la Lega lombarda ha messo in chiaro a Salvini che così non si può andare avanti. L’ordine dato ai partecipanti era stato quello di non parlare all’esterno dei contenuti del summit: ma il silenzio è durato solo qualche giorno.
Se alla Lombardia si aggiunge l’altra regione fondamentale per la Lega, il Veneto di Zaia (dove ormai gli iscritti di Futuro nazionale per Vannacci superano quelli del Carroccio), si comprende chiaramente la crisi interna al partito di Salvini. La resa dei conti arriverà probabilmente dopo la pausa estiva. Sicuramente prima del 20 settembre quando si torna al tradizionale pratone di Pontida che potrebbe essere il luogo dove verranno annunciate le novità della nuova Lega.