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Ultimo aggiornamento: 9:14

Bersani a La7: “I salari sono troppo bassi, ma Meloni non vuole fare una legge sui contratti per non colpire i suoi amici”

Salari sotto dell’8%, consumi fermi: l'ex ministro smonta le parole di Meloni a Confindustria e l'accusa di boicottare la legge sulla rappresentanza sindacale
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Le parole di Giorgia Meloni all’assemblea annuale di Confindustria e i suoi attacchi alla Unione Europea? È il suo solito modo di salvarsi in corner e di non riconoscere i problemi“. Sono le parole di Pier Luigi Bersani che, ospite di Otto e mezzo (La7), commenta con toni critici l’intervento della premier all’assemblea annuale di Confindustria, dove ha rinnovato gli attacchi all’Europa, tacciata di essere “troppo ideologica”.
La conduttrice Lilli Gruber traccia il quadro attuale: dopo tre anni e mezzo di governo Meloni, l’Italia registra la crescita più bassa d’Europa, il crollo del potere d’acquisto, la produzione industriale in calo da oltre tre anni, inflazione in aumento, record di pressione fiscale e quasi sei milioni di persone in povertà assoluta.
Per Bersani è una strategia consolidata di Meloni per eludere le proprie responsabilità: “Era la stessissima Europa di quando noi, usciti dal Covid, crescevamo più del 3%, fra i primissimi. Adesso siamo gli ultimi e quei 26 paesi europei lì che sono prima di noi hanno la stessa Europa”. Un contrasto netto, aggravato dal fatto che l’Italia ha incassato 200 miliardi dal Pnrr.

L’ex ministro aggiunge: “Non è che puoi azzoppare l’Europa e poi pretendere che corra. Finché Melini si metterà sempre di traverso quando l’Europa deve prendere una decisione seria, che siano i dazi o che sia la sospensione degli accordi con Israele e finché la Meloni flirta col più grosso attuale nemico dell’Europa, che è Trump, non deve permettersi di criticare l’Europa“.

Bersani si sofferma poi sulle parole degli industriali, che hanno evidenziato un problema centrale: i salari troppo bassi. Qui entra in campo la proposta di una legge sui contratti, che l’ex segretario del Pd ritiene urgente ma che il governo Meloni non intende realizzare. In termini concreti, si tratta di una norma sulla rappresentanza sindacale e datoriale: il contratto collettivo siglato dalle organizzazioni più rappresentative (per numero di iscritti o per voti nelle elezioni delle Rsu) dovrebbe valere erga omnes, cioè per tutti i lavoratori del settore. Oggi, invece, proliferano contratti firmati da sigle minoritarie, che offrono condizioni al ribasso, veri e propri accordi dumping.
Questi contratti tirano verso il basso l’intero livello salariale, creando una concorrenza sleale proprio sul costo del lavoro. I salari reali in Italia sono sotto dell’8% rispetto a tre anni fa, ricorda Bersani. Eppure l’economia italiana poggia per il 70% sui consumi interni: senza salari adeguati, i consumi non ripartono e la crescita resta anemica. “Quando gli imprenditori ti dicono che i salari sono troppo bassi, gli dici: ‘Vieni qui imprenditore, che discutiamo un attimo di una bella legge sui contratti’”, afferma Bersani. Ma la premier evita il confronto perché significherebbe “prendere di mira quei sindacatini lì, quegli imprenditorini lì, quella roba lì”.

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