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Sanzioni a Israele, la petizione supera le 18mila firme. Schlein: “Servono fatti concreti dal governo”

Raccolte migliaia di firme sulla piattaforma 'Io scelgo' per chiedere a Palazzo Chigi di rimuovere il veto alle sanzioni contro Israele, senza limitarsi a quelle individuali, come chiesto per Ben Gvir
Sanzioni a Israele, la petizione supera le 18mila firme. Schlein: “Servono fatti concreti dal governo”
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Oltre 18mila firme. La petizione del Fatto Quotidiano, che chiede “al governo italiano e di ritirare il veto alle sanzioni europee contro Israele e di non limitarsi a quelle individuali – e di comodo – nei confronti del solo ministro Ben Gvir“, ha già raccolto l’adesione di migliaia di lettori. Nelle ore in cui gli attivisti italiani della Flotilla stavano facendo rientro e raccontando gli abusi subiti – e tra loro c’era anche il nostro inviato Alessandro Mantovaniil ministro degli Esteri Antonio Tajani ha infatti proposto sanzioni europee contro il ministro israeliano della sicurezza nazionale, che ha “superato la linea rossa” con “inaccettabili atti compiuti contro la Flotilla, prelevando gli attivisti in acque internazionali e sottoponendoli a vessazioni e umiliazioni, violando i più elementari diritti umani”, come si vede nel video che ha fatto il giro del mondo e suscitato l’indignazione internazionale. A Ben Gvir, peraltro, la Francia ha vietato l’ingresso sul proprio territorio. Ma la petizione del Fatto chiede di spingersi oltre, e di togliere il veto alle sanzioni contro Israele., senza limitarsi a misure individuali che riguardino, come in questo, un ministro del governo di Tel Aviv.

Roma e Berlino finora sono state allineate sul no a sanzioni generalizzate a Israele da parte di Bruxelles. Ma con la richiesta ufficiale dell’Italia contro il ministro israeliano ora questi equilibri potrebbero cambiare. La questione potrebbe già essere affrontata a livello comunitario la prossima settimana alla ministeriale esteri in programma a Cipro (informale però, quindi un contesto in cui non possono essere prese decisioni). Si tratta della “soluzione più rapida e incisiva che si può fare”, ha spiegato Tajani, sottolineando che nonostante la presa di distanza del ministro degli esteri Gideon Sàar, con cui il titolare della Farnesina fa sapere di avere parlato, e dello stesso Benjamin Netanyahu ancora non sono state “ufficialmente” delle scuse che “continuiamo a chiedere”. Non è detto, ha precisato ancora Tajani, “che sia l’ultima proposta del governo italiano, dopo la convocazione alla Farnesina dell’ambasciatore di Israele, adesso abbiamo deciso di intervenire a Bruxelles“. E sarà da vedere come reagiranno gli altri Paesi europei, visto che finora la stessa richiesta di agire contro Ben Gvir è stata avanzata dal solo primo ministro spagnolo. Pedro Sanchez, peraltro, sarà a Roma la prossima settimana per incontrare papa Leone XIV e si sta lavorando anche a un incontro con Giorgia Meloni, incrocio delle agende permettendo. Sanzioni al solo Ben Gvir non sarebbero impossibili da imporre se ci fosse “l’intesa”, fanno intanto sapere fonti vicine all’altro rappresentante Ue Kaja Kallas. Ma la misura richiede in ogni caso l’unanimità dei 27.

La reazione del governo, che pure “va bene”, non è però sufficiente per le opposizioni, che non hanno ancora formalizzato la richiesta al governo di riferire in Aula. La premier “è in ritardo”, bisogna passare “dalle parole ai fatti”, insiste la segretaria del Pd Elly Schlein. “Ben Gvir non è l’eccezione del governo israeliano, ma è la regola – ha detto dal Festival dell’Economia di Trento – Siamo rimasti tutti sconvolti dalle immagini degli attivisti della Flotilla bendati e legati. I comunicati non bastano perché sono gratis, servono fatti concreti. Il governo tolga il veto sulla sospensione dell’accordo di cooperazione commerciale tra Ue e Israele. Abbiamo sentito il ministro Tajani dire che servono sanzioni per Ben Gvir, ma Ben Gvir non è l’eccezione del governo israeliano ma è la regola”. E anche dal Movimento 5 Stelle puntualizzano che Ben Gvir “non è un caso isolato”, come dice il capogruppo alla Camera Riccardo Ricciardi, o “un ultras impazzito”, come ironizza la vicepresidente del Movimento Vittoria Baldino, ma “un ministro di Netanyahu“, anch’esso, dunque, responsabile. Mentre Avs chiede anche all’esecutivo di rendere “pubblica” la lettera di sospensione del memorandum Italia-Israele.

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