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Ultimo aggiornamento: 16:04

Cariche della polizia e arresti a Bilbao al rientro degli attivisti della Flotilla. Il governo basco ammette errori: “Indagine sugli agenti”

Decine di manifestanti pro-Palestinesi attendevano l'arrivo di sei attivisti spagnoli. Un parente ha cercato di avvicinarsi ma un agente di polizia glielo ha impedito con la forza. Oggi manifestazione per la liberazione degli arrestati e contro la Ertzaintza, la forza di polizia autonoma basca. Israele: "Ipocrisia del governo spagnolo"
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Cariche della polizia sui sostenitori della Flotilla. È accaduto sabato all’aeroporto di Bilbao, nel nord della Spagna, dove decine di manifestanti pro-Palestinesi attendevano l’arrivo dei sei attivisti spagnoli. Il clima di tensione è degenerato nella zona degli arrivi dello scalo basco con un bilancio di 4 arresti – due attivisti e due manifestanti – e due agenti medicati per le contusioni riportate. Domenica il governo basco ha ammesso errori nella gestione dell’ordine pubblico. L’assessore alla Sicurezza basco Bingen Zupiria ha riconosciuto che la polizia basca “non è riuscita né a garantire il saluto degli attivisti né il normale funzionamento del terminal” e ha annunciato: “Assumo la responsabilità di indagare se l’azione degli agenti della Ertzaintza (forza di polizia autonoma basca, ndr) intervenuti sia stata adeguata alla normativa vigente”. Ha però anche citato possibili “provocazioni” di alcuni dei presenti. Nel frattempo centinaia di persone hanno manifestato chiedendo la liberazione degli arrestati e protestando contro la polizia, dietro uno striscione che recita: ‘Governo basco, complice del sionismo. Liberare Palestina’.

Secondo la ricostruzione ufficiale tutto è partito intorno alle 14 con il tentativo di alcuni sostenitori e familiari di avvicinarsi agli attivisti superando la linea di sicurezza. In particolare – come si vede nel video trasmesso dall’emittente Tve – il parente di uno degli attivisti ha cercato di avvicinarsi ma un agente di polizia glielo ha impedito con la forza. Da lì è sfociata una colluttazione tra le due fazioni: spintoni, proteste e infine le cariche degli agenti.

“Questi attivisti, reduci da giorni di rapimenti sistematici, torture e gravi violenze psicologiche e fisiche per mano delle forze di occupazione israeliane, non hanno trovato rifugio ma un’immediata e mirata brutalità”, il commento della Global Sumud Flotilla. “Quando un familiare, in trepidante attesa al terminal degli arrivi, ha tentato di attraversare una barriera per abbracciare i propri cari, l’Ertzaintza ha reagito all’improvviso e in modo scioccante con la violenza. Quello che avrebbe dovuto essere un momento di sollievo e conforto familiare dopo un’esperienza così terribile è stato interrotto da una brutalità ancora maggiore”. Il comunicato prosegue con la richiesta di una “risoluzione immediata di tutti i contratti di sicurezza, sorveglianza e tattica tra le istituzioni basche e le società di sicurezza israeliane, interrompendo il canale di approvvigionamento che importa la guerra di controinsurrezione nelle nostre comunità. Deve esserci un’assoluta attribuzione di responsabilità per questo franchising globale della repressione, ovunque operi. La criminalizzazione dei difensori dei diritti umani deve finire. Gli apparati statali che prendono di mira coloro che sono solidali con il popolo palestinese devono essere smantellati”.

Il ministero degli Esteri israeliano ha reagito scrivendo un post su X: “Chiediamo spiegazioni al governo spagnolo in merito al trattamento riservato agli anarchici della Flotilla”. Una frase di scherno rivolta ai governi europei che nei giorni scorsi avevano chiesto spiegazioni a Israele per le violenze riservate agli attivisti arrestati. Non solo: Israele ha convocato l’incaricato d’affari dell’ambasciata spagnola per chiedere chiarimenti. Durante l’incontro con Francisca Pedrós, il direttore politico del Ministero Yossi Amrani “ha sottolineato l’ipocrisia del governo spagnolo, che invia i suoi provocatori in Israele e poi condanna Israele per le sue azioni legittime volte a imporre un blocco navale legale, mentre allo stesso tempo le autorità spagnole hanno usato una violenza brutale contro gli stessi partecipanti alla flottiglia”, scrive il ministero. Amrani ha chiesto spiegazioni sul perché il Primo Ministro spagnolo Pedro Sánchez o qualsiasi ministro spagnolo “non abbiano ancora ritenuto opportuno condannare la violenza delle autorità spagnole, mentre sono sempre pronti a condannare Israele per qualsiasi pretesto”, conclude il comunicato del ministero.

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