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Sub morti alle Maldive, sentiti i docenti dell’Università di Genova. Consegnato il materiale relativo alla spedizione

Le indagini sulla tragedia costata la vita a cinque italiani si concentrano sull’organizzazione della missione scientifica e sulle immersioni nell’atollo di Vaavu. Acquisite testimonianze e materiali consegnati dagli accademici dell’Università di Genova. Attese le autopsie sui corpi rientrati in Italia
Sub morti alle Maldive, sentiti i docenti dell’Università di Genova. Consegnato il materiale relativo alla spedizione
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Un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti, le prime testimonianze raccolte dagli investigatori e l’attesa per le autopsie sui corpi delle vittime. Proseguono su più fronti le indagini sulla morte dei cinque subacquei italiani deceduti durante un’immersione alle Maldive, nelle acque dell’atollo di Vaavu, nel corso di una crociera scientifica organizzata per attività di ricerca marina.Nelle ultime ore è stato ascoltato come testimone a Genova l’entomologo forense Stefano Vanin, docente del Distav dell’Università di Genova, presente a bordo della “Duke of York”, l’imbarcazione dalla quale erano scesi in immersione Monica Montefalcone, docente dell’ateneo genovese, la figlia Giorgia Sommacal, la ricercatrice Muriel Oddenino, il neolaureato Federico Gualtieri e il capobarca Gianluca Benedetti.

Vanin avrebbe consegnato agli investigatori tutto il materiale in suo possesso relativo alla spedizione. Le sue dichiarazioni sono confluite nel fascicolo aperto dalla procura di Genova, destinato a essere trasmesso alla pm romana Lucia Lotti, titolare dell’inchiesta aperta a Roma. Gli approfondimenti investigativi saranno ora affidati alla polizia giudiziaria genovese. Secondo quanto emerso, non sarebbe stato sentito soltanto Vanin. Anche altri due docenti del Distav, pur non presenti alle Maldive, avrebbero fornito chiarimenti sul funzionamento delle cosiddette “crociere scientifiche”, in particolare per quanto riguarda autorizzazioni, missioni universitarie e organizzazione delle attività di ricerca.

Uno dei nodi centrali dell’indagine riguarda proprio la natura dell’immersione durante la quale è avvenuta la tragedia. L’Università di Genova aveva infatti precisato fin dalle prime ore successive all’incidente che “l’attività di immersione subacquea non rientrava in alcun modo nelle attività previste dalla missione scientifica”, sostenendo che si sarebbe trattato di un’attività svolta “a titolo personale”. Gli investigatori stanno ora analizzando anche il “piano di missione”, il documento che definiva l’incarico scientifico affidato a Monica Montefalcone, per verificare eventuali responsabilità organizzative.

Nel frattempo è previsto per domani, intorno alle 13 all’aeroporto di Malpensa, l’arrivo delle salme di Montefalcone, della figlia Giorgia Sommacal, della ricercatrice Muriel Oddenino e di Federico Gualtieri, trasportate con un volo Turkish Airlines. Dopo il rientro in Italia saranno eseguite le autopsie, considerate fondamentali per chiarire le cause precise del decesso e ricostruire quanto accaduto durante l’immersione. Il primo esame autoptico sarà quello su Gianluca Benedetti, il capobarca quarantaquattrenne originario di Padova, il cui corpo era stato recuperato per primo dopo l’incidente. L’autopsia è fissata per lunedì.

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Intanto emergono nuovi elementi anche sul ruolo dei partecipanti alla spedizione. Federico Gualtieri, trentenne di Omegna, aveva in passato collaborato come istruttore subacqueo con l’agenzia Albatros Top Boat, che aveva venduto il pacchetto per la crociera scientifica. A riferirlo è stato l’avvocato Antonello Riccio, che insieme al collega Gianluigi Dell’Acqua assiste la famiglia del giovane ricercatore. “Federico non era in vacanza — ha spiegato il legale — ma impegnato in una missione scientifica. I genitori vogliono sapere cosa sia successo, non si parla di risarcimenti». Secondo l’avvocato, molte informazioni utili potrebbero trovarsi nel computer personale del giovane, mentre la famiglia sarebbe ancora all’oscuro dei dettagli organizzativi della spedizione.

Sul tema dell’organizzazione della crociera è intervenuta anche Orietta Stella, legale del tour operator Albatros Top Boat. L’avvocata ha sottolineato come la parte relativa alle immersioni fosse strutturata sulla base delle richieste avanzate dai ricercatori coinvolti nel progetto scientifico. “La crociera era mirata sulle esigenze del gruppo di ricerca — ha spiegato —. Se c’era bisogno di effettuare campionamenti o misurazioni in uno specifico reef, l’itinerario veniva costruito di conseguenza”. Stella, ancora a Malè, ha dichiarato che il tour operator è pronto a collaborare con gli inquirenti italiani e maldiviani. L’inchiesta dovrà ora chiarire se l’immersione fosse adeguatamente pianificata, quali fossero i protocolli di sicurezza adottati e soprattutto chi avesse la responsabilità operativa dell’escursione subacquea conclusasi con una delle più gravi tragedie che abbiano coinvolto ricercatori italiani all’estero negli ultimi anni.

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