“Mi sono sempre sentito in gabbia. Ho preso la bici e sto facendo il giro del mondo”: la sfida del 20enne Ludovico
Ludovico Muretti ha 20 anni. Potrebbe accontentarsi di un lavoro a pochi passi da casa, di una vita da studente universitario o di un weekend in compagnia dei suoi amici davanti a una birra. Di fronte a una routine monotona e a una società che lui definisce “opprimente”, però, è nata la sfida più grande della sua vita. “Sto facendo il giro del mondo in solitaria. Siamo io e la mia bicicletta”. Ma come mai una scelta del genere? “Il caos non mi appartiene. Mi sono sempre sentito in gabbia. Il bello di poter cambiare obiettivi ogni giorno mi porta a vivere veramente la vita”. Soffocato da un contesto che non sente suo, Ludovico è partito da Cermenate (in provincia di Como) per un viaggio di 50mila chilometri. E di almeno due anni e mezzo. “Mi sono fatto ispirare da chi aveva portato sui social un’esperienza simile”, racconta a ilfattoquotidiano.it. Ma andiamo con ordine. Perché quella di Ludovico non è una scelta casuale. “Qualche anno fa ho percorso il tragitto Lombardia–Puglia. Ovviamente sempre in bici”. Poi il primo itinerario internazionale che lo ha reso virale sui social. “In 45 giorni ho pedalato dall’Italia a Lisbona”. E ora il progetto più ambizioso. “È già passato un mese: ora sono in Polonia. L’obiettivo è di percorrere 70 chilometri al giorno. Sta andando bene, ma mi sento all’inizio. Il vero giro del mondo, per come lo intendo io, non è ancora iniziato”.
L’itinerario completo
Chiamiamo Ludovico nel suo primo vero giorno di sosta. “Sono a Józefin, vicino a Varsavia. Dormirò in un agriturismo gestito da alcuni ragazzi napoletani”. E, casualmente, proprio nel giorno del suo 20esimo compleanno. “Quest’anno lo festeggio qui. L’anno prossimo? Magari in Sud America”. Secondo le sue previsioni potrebbe essere davvero così. “Una volta raggiunta la città di Oslo mi sposterò in aereo per raggiungere New York. Mi sto organizzando per fare l’ESTA: da lì mi muoverò verso la costa opposta, a Los Angeles. Poi sarà la volta dell’America Centrale e di Panama. Per raggiungere la Colombia dovrò per forza prendere un traghetto perché c’è il Darién Gap – regione montuosa e paludosa di circa 160 chilometri – che non mi consente di proseguire in bici. Dopo aver toccato tutti i Paesi del Sud America prenderò un volo aereo dall’Argentina con destinazione Australia. Il giro del mondo proseguirà in Indonesia e in India. A seconda di quello che sarà consentito, per tornare a casa valuterò se passare dall’Oman, dall’Iran e dalla Turchia oppure fare il percorso più a nord. E quindi Nepal, Cina, Kazakistan e Russia”. Il sogno più grande è raggiungere e godersi il Messico: “È il paese che mi ispira di più ed è uno dei motivi per cui ho voluto organizzare tutto questo”. Ma come ci si prepara a un viaggio del genere? “Ovviamente programmare tutto nei minimi dettagli è impossibile, perché non sai cosa può succedere. Io comunque mi sono vaccinato, ho analizzato la situazione geopolitica dei luoghi che andrò a visitare per evitare brutte sorprese”.
“La mia paura? Tornare a vivere una vita normale”
Un viaggio in solitaria. Ludovico e la sua bicicletta per almeno 4 ore al giorno. Tutto questo “per godermi di più il viaggio. Non sarebbe stata la cosa con qualsiasi altro mezzo. Non si chiamerebbe impresa, no?”. Nessun timore di farsi male o credere di non farcela: la paura più grande è un’altra. “Tornare alla normalità dopo tutto questo tempo lontano da casa mi spaventa. A me non piace la routine, e non mi manca per nulla: questa è la mia natura. Il presente non mi spaventa”.
Ludovico e i social: “Ispirare gli altri non era nei miei piani”
E poi ci sono i social. Un mondo che Ludovico deve ancora conoscere bene. Ma è proprio grazie a Instagram e Tik Tok che in molti si sono accorti di lui. “È un modo per far sentire tutti partecipi di un unico viaggio. Nei momenti di vuoto mi tengono compagnia. Alcuni mi hanno mandato la foto della loro lettera di licenziamento e scrivono: ‘Ho smesso di lavorare per iniziare un viaggio di questo genere. È tutto merito tuo’. Molti mi contattano per offrirmi un posto dove dormire”. In caso contrario, il giovane comasco chiede ospitalità bussando porta a porta: “Mi faccio guidare dall’istinto. Chiedo un posto letto o anche semplicemente il giardino per dormire in tenda. Il più delle volte vengo accolto in casa con un pasto caldo. Chi mi ospita non crede a quello che dico: per loro questa situazione è surreale. Ma mi supportano e io questo lo apprezzo”.
Tre anni e migliaia di chilometri da percorrere. Per un percorso che potrebbe cambiare per sempre la vita di Ludovico. “Alla fine di questo viaggio vorrei vivere in camper. Ed essere un base-jumper. Saremo io, un van e un salto nel vuoto. Non ho bisogno di altro”. Semplicità e libertà. Perché Ludovico si autodefinisce “outsider di una società che ci rende tutti uguali”. E poi chiude con un consiglio più o meno utile. Ma sicuramente curioso. “La birra in Repubblica Ceca è imbattibile”.