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Pierfrancesco Favino: “La libertà vera? Mettersi al volante e partire”

I viaggi, il cinema e la mobilità sostenibile secondo uno degli attori italiani più amati, Lo abbiamo incontrato a Villa D'Este
Pierfrancesco Favino: “La libertà vera? Mettersi al volante e partire”
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Una delle sue performance cinematografiche più celebri al volante è stata in “Rush”. Nel film del 2013 diretto da Ron Howard interpretava il ruolo di Clay Regazzoni, compagno di squadra di Niki Lauda. Ma nella vita reale Pierfrancesco Favino guida un’auto elettrica, la Bmw iX3, anche perché da tre anni è testimonial della casa bavarese. Per la quale, tra l’altro, dal 2027 sarà impegnato anche in progetti audiovisivi legati alla responsabilità sociale. Lo abbiamo incontrato a margine del Concorso d’Eleganza di Villa D’Este.

Che ruolo recita l’auto nella sua vita?

“Io sono un amante del viaggio. E viaggiare in macchina mi dà un senso di libertà. Il piacere di guidare, per me, è l’idea stessa della strada da percorrere, al di là della destinazione. Appena posso mi metto al volante, anche quando sono in tournée: una volta avevo vicino pure il mio cane”

Attualmente si sposta con un’elettrica, cosa ne pensa?

“La vedo come una responsabilità sociale, oltre che come strumento di mobilità sostenibile. Noi in famiglia siamo molto attenti ai comportamenti corretti. Per mia figlia è inaccettabile, ad esempio, che qualcuno butti un pezzo di carta per terra”

Eppure in Italia non sembra esserci terreno molto fertile per l’elettrone, no?

“La ritrosia verso le EV che abbiamo nel nostro Paese la reputo una forma di pigrizia, perché per noi l’auto deve essere bella e non creare problemi. Il fatto di doversi organizzare con itinerari e ricarica forse frena la gente. Anche il tema del riciclo delle batterie non è da sottovalutare. In generale, è un problema di crescita culturale a livello europeo, anche se è bizzarro che un Paese come il nostro, così soleggiato (e dunque incline alle rinnovabili, ndr), non sia in prima fila. Ma stiamo iniziando e ci evolveremo. Tenendo presente che il cambiamento non lo puoi forzare”

Crede che l’opzione “tutto elettrico” sia migliore di quella “multienergia”?

“Ci vuole un approccio industriale realistico, perché non tutti hanno le stesse esigenze. L’apertura mentale e la strategia diversificata sono importanti. Ora noi parliamo di questo, ma le prossime generazioni “native” magari avranno altri tipi di tecnologie

A proposito di giovani, si sente dire che non abbiano più la stessa passione di un tempo per le macchine. Secondo lei è così?

“Mah, non generalizzerei. Io in famiglia vivo una realtà diversa: mia figlia per i suoi 14 anni ha voluto come regalo delle lezioni di guida con la minicar. Con mia moglie amiamo guidare, e vogliamo che i nostri figli siano autonomi nel muoversi. Quando ero giovane, non vedevo l’ora di prendere la patente e andare in giro con gli amici. Credo sia anche una questione generazionale”

Guida autonoma o mani sul volante?

“A me piace ancora mettere le mani sul volante… Ma magari per i giovani di domani farsi guidare sarà una cosa normale”

La filmografia sui motori è ricca, e l’argomento sembra “tirare” anche tra gli addetti ai lavori.

“Come girare film sull’auto, e non parlo ovviamente di effetti speciali ma dal vivo, è uno dei temi più dibattuti nel mondo del cinema. E’ senza dubbio complicato, perché la dimensione della macchina da presa classica è sempre più ridotta”

In che senso?

“Ci sono tanti tipi di telecamere digitali che possono essere piazzate ovunque con facilità fuori e dentro una vettura, dunque i punti di ripresa diventano molteplici. E la qualità delle immagini rimane alta. Ormai è la tecnologia a determinare il linguaggio, non viceversa”

Alla fine, però, conta sempre divertirsi. O no?

“Per me si. Quando giro scene in macchina da solo io adoro correre. E i tecnici sono terrorizzati…”

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