Follia scozzese: il sogno degli Hearts si infrange a 3 minuti dal termine, scudetto (di nuovo) al Celtic del mago O’Neill
Hanno spezzato il cuore agli Hearts, a un passo dal sogno di vincere la Premiership scozzese dopo 66 anni e di rompere l’egemonia di Glasgow che dura dal 1985, quando, oltre il Vallo di Adriano, festeggiò l’Aberdeen di Alex Ferguson. Da allora, solo Celtic e Rangers. Stavolta, nuovamente Celtic, al ventesimo trionfo dal Duemila, sulla scia del 3-1 romanzesco nella sfida cruciale contro il club di Edimburgo. La svolta matura nei titoli di coda, quando i “cuori”, guidati da Derk McInnes, pensano di avercela ormai fatta: il 2-1 di Maeda all’87’, benedetto dal Var dopo una prima indicazione di fuorigioco, sconvolge la classifica. Si era partiti con gli Hearts a quota 80 e il Celtic a 79. Finisce, dopo il 3-1 al 98’ in contropiede di Osmand, a porta sguarnita, Celtic 82 e Hearts 80. Finita per modo di dire: il popolo del Celtic invade il campo per celebrare il 3-1 e l’arbitro Don Robertson non riesce a chiudere il match, anche se successivamente le autorità calcistiche scozzesi comunicheranno che il triplice fischio, in realtà, ci sarebbe stato: vai a sapere. I calciatori dell’Heart of Midlothian, distrutti, in vetta per 250 giorni, scappano: venti minuti dopo sono già sul pullman che li riporta a Edimburgo.
Perdere così un titolo, dopo essere stati protagonisti assoluti della stagione, fa male, ma il calo di rendimento degli ultimi due mesi, con un solo successo nelle ultime cinque trasferte, si è rivelato fatale. Il Celtic, al contrario, con un filotto di sette successi consecutivi, alcuni dei quali contestati, come il 3-2 strappato mercoledì nella tana del Motherwell, con l’ombra di discutibili decisioni arbitrali, piazza la stoccata decisiva al fotofinish. E’ il campionato numero 56 consegnato alla bacheca dei Celts. Anche qui si fa la storia: si lasciano alle spalle gli eterni nemici, i Rangers, inchiodati nell’albo d’oro a quota 55.
Ma qui c’è la storia nella storia ed è quella del settantaquattrenne Martin O’Neill, richiamato due volte in questa tormentata stagione “celtica”, dopo ben sei anni di inattività: l’ultima esperienza risaliva infatti al 2019, al timone del Nottingham Forest. O’Neill, icona dei Celts dall’alto dei quattro campionati e delle tre coppe di Scozia vinti tra 2000 e 2005, viene nominato ad interim dal 27 ottobre al 4 dicembre 2025. In 40 giorni, il totem Martin rimette in careggiata il Celtic, ma la dirigenza, da mesi in guerra aperta con la tifoseria, con un colpo di mano consegna la truppa al francese Wilfried Nancy. Scelta sciagurata: Nancy dura come un gatto in tangenziale e dopo un mese di orrori, viene esonerato. Scatta allora, nel caos di quelle ore, il bis di O’Neill, il 5 gennaio 2026. Lui, nordirlandese di Kilrea, giocatore di calcio gaelico in gioventù, appassionato di criminologia, con le tonnellate di esperienza che possiede e la bussola del buon senso, riporta il Celtic in corsa.
Quando in una triste domenica di marzo, il Celtic perde 2-0 contro il Dundee United, scivolando a meno cinque dagli Hearts e a meno due dai Rangers, O’Neill dice: “Oggi abbiamo deluso moltissime persone. Una brutta batosta, ma non è finita”. E’ la molla che spinge i Celts verso i sette successi consecutivi e la conquista del titolo. Con la medaglia al collo, il coach nordirlandese racconta: “Mi sento rinato. A ottobre, stavo prendendo un caffè sulla Kings Road, godendomi la pensione, quando arrivò la chiamata. Pensavo che i giorni in cui alzavo le coppe al Celtic Park fossero ormai finiti. Non avrei mai immaginato, nemmeno nei miei sogni più sfrenati, di poter vedere i ragazzi sollevare nuovamente il trofeo. Questo è il luogo più speciale sulla Terra. Quando in questo stadio regna l’unità assoluta, è uno spettacolo da non perdere”. Il difensore Alistair Johnston, canadese, al Celtic del 2023, lancia una richiesta: “È la vittoria in campionato più bella di sempre. Mai darsi per spacciati. Avevamo la sensazione di poter fare l’impresa. Martin O’Neill è un vincente. Costruitegli una statua. La merita”.